Il Giro del Lago e il regno incantato di Ferragosto
C’è un luogo, nel cuore del Lido delle Nazioni, dove l’acqua sembra custodire storie antiche, anche se il lago che la contiene è figlio dell’uomo e di un tempo relativamente recente. È il Lago delle Nazioni, nato dalla trasformazione dell’antica Valle di Volano e oggi uno degli specchi d’acqua più caratteristici del litorale ferrarese. E proprio attorno a quelle acque, sabato 15 agosto 2026, si è rinnovata una piccola magia: il Giro del Lago, la tradizionale corsa non competitiva di Ferragosto, giunta alla sua 42ª edizione. Partenza alle 9 dal Piazzale del Lago, quando il sole aveva già deciso di fare sul serio e l'estate sembrava avere indossato la sua armatura più rovente. Ma chi corre qui sa che non si tratta soltanto di mettere un piede davanti all’altro. Perché questo è un territorio di confine, sospeso fra terra e acqua, pineta e mare, realtà e immaginazione. Un luogo dove il Delta del Po ha insegnato agli uomini che ogni strada può diventare un’avventura e ogni canale può nascondere una storia. E allora, lasciando correre la fantasia, si potrebbe immaginare che nelle acque del lago viva ancora la Dama delle Nazioni, una creatura delle nebbie che compare soltanto nei giorni di Ferragosto. Nessuno l’ha mai vista davvero, naturalmente. Ma si racconta che osservi i corridori dalle rive e che riconosca quelli che non corrono per vincere, ma semplicemente per stare bene. Forse, quel mattino, aveva proprio gli occhi puntati su Morris Fogli. Dopo quasi tre mesi lontano dalle gare, a causa di un lungo infortunio ancora non completamente risolto, Morris ha scelto il Giro del Lago per provare a riaprire una porta che sembrava rimasta chiusa troppo a lungo. Non servivano cronometri da inseguire, né classifiche da scalare. Serviva semplicemente tornare.
Tornare a sentire il rumore delle scarpe sull’asfalto, il respiro che cambia ritmo, il caldo sulla pelle, le chiacchiere durante il percorso. E soprattutto tornare a condividere una corsa con le persone care.
Accanto a lui c’erano la cognata Fedora e l’amico Dario.
Tre compagni di viaggio dentro una mattina decisamente poco incline alla clemenza climatica.
«Dopo quasi 3 mesi di inattività causa lungo infortunio non ancora risolto – racconta Morris – si prova a riprendere confidenza con le gare facendo questa caldissima classicissima gara di Ferragosto a Lido delle Nazioni, in compagnia di mia cognata Fedora ed il mio amico Dario».
E qui la storia prende una piega che sarebbe piaciuta persino a un vecchio bardo del Delta.
Perché tra chiacchiere e sudore, la missione non era conquistare il regno, sconfiggere il drago o battere il record del percorso. Era molto più importante.
Arrivare al cocomero.
«Tra chiacchiere e sudore abbiamo portato a casa questa corsetta in compagnia con lo scopo di arrivare a mangiare il cocomero alla fine».
E in fondo, forse, è proprio questa la vera saggezza delle corse non competitive. Sapere quando bisogna spingere. E sapere quando è molto più intelligente rallentare, ridere, parlare e arrivare insieme al traguardo. Perché dopo tre mesi di inattività, il vero risultato di Morris non era scritto su un tabellone.
Era essere nuovamente lì. Dove il mare scolpisce creature fantastiche
E se il Giro del Lago fosse una fiaba, il percorso non potrebbe che attraversare un regno popolato da creature straordinarie. Non lontano da questo territorio, lungo la lingua di spiaggia e pineta tra Lido delle Nazioni e Lido di Volano, il mare lascia infatti sulla battigia tronchi, rami e pezzi di legno che qualcuno ha imparato a guardare con occhi diversi. È l’arte di Enrico Menegatti, che trasforma il legname restituito dal mare in animali e creature fantastiche: dinosauri, cervi, daini, leoni, delfini, foche e persino San Giorgio impegnato contro il drago. Un vero e proprio museo all'aperto, dove la natura diventa materia prima e la fantasia diventa scultura. Ed è impossibile non pensare che quelle creature siano lì proprio per rendere il paesaggio ancora più magico. Un corridore potrebbe incontrare un cervo.
Un bambino potrebbe giurare di aver visto un dinosauro. Un adulto, per un attimo, potrebbe persino tornare bambino. Le sculture di Menegatti hanno infatti qualcosa di fiabesco: sembrano nate dal bosco, ma anche dal mare; sembrano antiche, ma sono costruite con ciò che il mare ha appena restituito. Il legno porta con sé i segni delle onde, delle mareggiate e del tempo, e nelle mani dell'artista rinasce sotto forma di animale. Così il percorso diventa una specie di Jurassic Park del Delta, soltanto molto più poetico e senza bisogno di recinzioni elettrificate. E forse è proprio questo il bello. Qui la fantasia non interrompe la natura. La accompagna.
La leggenda del corridore che non doveva arrivare primo
Se dovessimo inventare una leggenda per questa giornata, potremmo raccontare che la Dama del Lago, osservando Morris, Fedora e Dario, abbia sorriso. Perché lei conosce un segreto che noi uomini spesso dimentichiamo. Non tutte le corse devono avere un vincitore. Alcune servono per ricominciare.
Alcune servono per ritrovare un amico. Altre per stare accanto a una persona cara. Altre ancora per capire che il corpo ha bisogno dei suoi tempi e che fermarsi, qualche volta, non significa perdere.
Significa prepararsi a ripartire. E così, mentre il caldo faceva brillare il lago e il Ferragosto riempiva il Lido di voci, Morris ha semplicemente fatto quello che doveva fare: ha ricominciato. Senza fretta.
Senza pretendere troppo. Con Fedora e Dario al suo fianco. E con un obiettivo finale assolutamente degno di una leggenda: il cocomero.
Perché forse la vera magia della corsa è tutta qui. Non sempre bisogna arrivare primi. A volte basta arrivare. E se alla fine c'è anche una fetta di cocomero fresca ad aspettarti, allora persino la Dama del Lago può considerare conclusa la missione. Per il momento, come dice Morris, va bene così. E forse va benissimo davvero.





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