domenica 24 maggio 2026

10mila dell'Aurora

 

A Camisano Vicentino, dove il caldo corre più veloce dei runner

Venerdì 23 maggio 2026, a Camisano Vicentino, è andata in scena una di quelle serate che solo il podismo sa regalare: afa africana, gambe in sciopero e persone perfettamente consapevoli di pagare pure per soffrire. La classica 10mila dell’Aurora Running ha infatti trasformato il tranquillo paese vicentino, noto più per le sue atmosfere placide da pianura veneta che per scenari da deserto del Sahara, in una specie di laboratorio umano sulla resistenza mentale.

E qui entra in scena Federico Oliani, che ha sintetizzato perfettamente lo spirito della serata con un commento destinato a entrare negli archivi del podismo verità:

Quando il sabato sera non sai cosa fare e sei abbastanza masochista puoi scegliere tra correre il passatore o andare in un paesino disperso nel vicentino con 30 gradi e fare una 10km partendo forte per poi morire..... ovviamente la mia scelta non poteva che cadere su quest'ultima alternativa.

Difficile dargli torto. Perché mentre la maggior parte delle persone con 30 gradi cerca disperatamente una birra fresca e un ventilatore, il podista medio pensa: “Sai cosa manca a questa serata? Due giri da 5 km corsi sopra soglia”.

E infatti la gara, ben organizzata e disegnata su due tornate da 5 chilometri, ha fatto il suo dovere: illudere tutti al primo giro e presentare il conto al secondo. Un classico intramontabile.

Oliani racconta anche un dettaglio che scalda il cuore più del clima vicentino:

Prima della partenza trovo una vecchia gloria della Corriferrara Marcello Garbellini con cui scambio due chiacchiere e rinfresco i bei vecchi tempi che furono.

Perché le gare podistiche sono anche questo: ritrovare facce conosciute, raccontarsi acciacchi come reduci di guerra e fingere che “oggi la facciamo tranquilla”, sapendo benissimo che dopo 800 metri qualcuno partirà a ritmo da finale olimpica.

E Federico, coerente con la tradizione del runner che ignora ogni segnale razionale del proprio corpo, ha infatti deciso:

Con il caldo africano e le gambe a pezzi decido di partire comunque forte fin dove riesco e poi mettermi comodo a ritmo mezza maratona...

Che, tradotto dal podistese all’italiano, significa: “Farò una scelta discutibile e ne pagherò le conseguenze entro pochi minuti”.

Il piano, incredibilmente, ha anche funzionato. Più o meno. Fino al km 4,5.

Poi è arrivato quel momento che ogni runner conosce bene: le gambe che smettono di collaborare come dipendenti il venerdì alle 17:59.

“...e più o meno fino al 4,5 km da lì le gambe non vogliono più saperne e mi trascino verso il traguardo....”

Una crisi vissuta probabilmente sotto lo sguardo impassibile delle campagne vicentine, tra strade che sembrano innocue ma che con 30 gradi diventano lunghi corridoi verso la redenzione atletica.

E infine il colpo di scena finale. Perché in certe gare la medaglia non c’è. Ma il podista sa sempre come riequilibrare l’universo:

“...niente medaglia e quindi rubo tutte le barrette di cioccolato che riesco dal ristoro finale...tutto come da programma!

Ed è forse proprio questo il senso autentico delle corse di provincia: sudare l’anima, maledire il caldo, promettere di non rifarlo mai più… e tornare a casa con le tasche piene di barrette come un pirata del ristoro. A Camisano Vicentino, venerdì sera, qualcuno ha corso forte. Qualcuno è scoppiato. Qualcuno ha saccheggiato il buffet finale. Insomma: il podismo italiano sta benissimo.




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