giovedì 22 maggio 2025

Trofeo città di Cona. Rudy Magagnoli 2° assoluto, Rosanna Albertin 3^ assoluta, Denis Grandi 3° categoria amatori.

 


Articolo di Daniele Trevisi

Si è corsa questa mattina la 49^ edizione del trofeo Città di Cona . La gara podistica inserita nel calendario Uisp Ferrara ha degli importanti trascorsi essendo stata negli anni d’oro del podismo una delle manifestazioni Ferraresi ad altissimo livello dove vi hanno partecipato e vinto importanti atleti a livello internazionale come laura fogli ( 5 vittorie) e Franco Boffi , tante le vittorie anche di Giuseppe Pambianchi, Mario Gelli e Silvia Maietti ,Anna Spagnoli nonché degli atleti africani che hanno vinto ininterrottamente dal 1997 al 2016.I circa 300 ieri al via alla gara a Cona (FE)da sempre organizzata da Fabio Nava , leggermente accorciate le gare di soli 100 metri quella femminile che ha visto il successo della Rodigina Sara Bragante , alle sue spalle la brillante diciottenne Melissa Pezzini che ha preceduto la “ sempre podiata” Rosanna Albertin. Molto Tattica la gara maschile dove per i primi km si era formato un quintetto di atleti al comando, prima del passaggio a metà gara però hanno dovuto cedere il passo Federico Antoniolli (5°) e Mattia Bergossi (4°) mentre il terzetto composto da Angelo Marchetta ( che ha ceduto solo nell’ultimo km giungendo Terzo) Rudy Magagnoli e Marco Filippi invece hanno proseguito gomito a gomito fino agli ultimi 50 metri finali dove Rudy Magagnoli ( vincitore di due edizioni) ha ceduto solo pochi metri al suo più giovane avversario Marco Filippi che si è così aggiudicato la gara. Tra i Gruppi più numerosi ancora una volta prima è Quadrilatero davanti a Corriferrara e Salcus.
Classifiche
Gara femminile km 4,9
1 Sara Bragante - Run It 18,08
2 Melissa Pezzini - centese 18,42
3 Rosanna Albertin - Corriferrara 18,56
4 Rachel Elaine Burges - Pontelungo BO 19,11
5 Lucrezia Berghenti - Corriferrara 19,18
Competitiva maschile km 9,5
Assoluti
1 Marco Filippi team km sport PD 31,50
2 Rudy Magagnoli - Corriferrara 31,52
3 Angelo Marchetto Salcus 32,05
4 Mattia Bergossi - Atl. Castenaso 33,34
5 Federico Antoniolli - atl. Bondeno 33,54
cat Amatori
1 Federico Soriani - Quadrilatero
2 Claudio Pezzini - Centese
3 Denis Grandi - Corriferrara


Commenti

Na fatiga da pork. Massimo Gozzo

Molto soddisfatta della mia prima gara competitiva dopo una lunga assenza. Rita Loberti


























mercoledì 21 maggio 2025

Gran raid delle Prealpi trevigiane

 


Gara molto bella, abbastanza dura in alcuni tratti iniziali Ristori ben organizzati ma 2 forse un po' pochini meglio rifornirsi in autonomia! Panorami stupendi. Sara Previati













Garda Trentino trail

 


Una bella avventura per Ion e Sabina, circondati da un paesaggio meraviglioso che sicuramente ripaga la fatica per i 62 Km corsi. Complimenti ragazzi.









martedì 20 maggio 2025

Bologna Marathon in Trail: poker di atleti Corriferrara al traguardo.



La quinta edizione della Bologna Marathon in Trail ha preso il via domenica 18 maggio a Monterenzio (BO) all’interno del Villaggio della Salute Più.

Poco meno di un centinaio i runner al via per la Ultra 43km (in realtà 44) con D+1600m (in realtà quasi 1800..) che alle 8:30 hanno preso il via assieme agli atleti impegnati sulla distanza dei 30 km.

I circa 150 competitivi della gara da 16 km con D+600m hanno invece preso il via alle ore 9.00 assieme ai partecipanti alla non competitiva.

Splendida giornata di sole clima ideale per correre e godersi i colli bolognesi, con vento in altura e natura straripante.

Dopo la partenza dal cuore del Villaggio, si sviluppa per circa 3 km pianeggianti su quello che è stato un ex aeroporto degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, per accedere all’Oasi dei laghi attraversando un piccolo guado sul Torrente Sillaro.

Il percorso attraversava poi l'abitato di San Clemente, imbocca Via Calvanella, la “Boston by way”, strada ghiaiata che risale il Rio S. Clemente fino al panoramico spartiacque che verso nord origina il Torrente Quaderna, per raggiungere poi il Caseificio Nicoletta, 1° ristoro della gara.
Si scendeva in seguito una bella sterrata che tra boschi, coltivi e formazioni calanchive percorrendo il crinale di Rignano Vecchio fino a superare i ruderi della Chiesa di S. Cassiano e raggiungere il secondo ristoro all’interno della proprietà del Villaggio Ca’ Sillaro Ca’ Mulino.

Tra i punti toccati dal tracciato la bellissima Media Valle del Sillaro con un sentiero largo e panoramico fino alla particolare Oasi Termale di Zello.
Il percorso presentava infine una serie di “ups & downs” offrendo diversi scorci e panorami fino alla Cima Monterenzio, 600m s.l.m, il punto più alto dove è possibile ammirare tutta la valle a 360 gradi.
Da qui in poi iniziava un “single track” divertente in discesa che si immerge nella collina dove sorge il Villaggio della Salute Più fino all’arrivo.

Ottime prestazioni ed esperienze arricchenti per tutti i nostri atleti che si sono cimentati sulle varie distanze: Nicola Forlani (27º assoluto), Enrico Bonazza e Lucas Huchard nella gara da 16k; Alessio Montanari nella distanza più lunga giunge al traguardo in ottima posizione di classifica e per tutti soddisfazione di una bella medaglia ricordo e abbondante pasta-party.

Il racconto, rigorosamente in Z5 dell’esperienza fra Sturm und Drang, favola e pulp, fango e polvere:

Testa altrove, gambe vuote, problemini fisici vari: in queste condizioni dura trovare la motivazione, specie sapendo di avere una distanza importante da percorrere; in più ho sbagliato tutto il possibile durante la fase di preparazione pre-gara, da vero pivello del trail (quale sono): no colazione, no crema solare, no antidolorifici.

Partiamo: mi si slacciano le scarpe quella dozzina di volte e non siamo nemmeno ad un quarto di gara; al guado entro in acqua fino alle ginocchia, poi poco dopo puntura d’ape sul petto e una prima caduta: pancia a terra e risveglio di dolori pregressi; scricchiolo, mi tolgo lo zainetto da trail e mi siedo un attimo ad elaborare il male; mi superano forse in una trentina, tutti gentilissimi a chiedere se avessi bisogno di aiuto, ma desideravo solo l’elisoccorso; mi passa anche Paola Gelli (impegnata sulla 30km) mentre riparto camminando, nella speranza di aver assunto morfina al posto dell’Oki. Forse per l’agitazione mi viene anche da rimettere, per completare il quadro idilliaco della domenica.

Non sono nemmeno a metà gara, cammino, e sono ampiamente ultimo e in una solitudine scoraggiante. “Dai, fuori l’orgoglio!” mi dico, e riparto a corricchiare, giusto in tempo per incrociare le gambe in un passaggio impegnativo in discesa, inciampare su me stesso e ricadere (questa volta, rovinosamente) in un cratere tipo profondo un metro, dal quale mi salvano i cani da soccorso della forestale; mi sento come il Nokia 3310 del running: cado ma non mi spacco mai, e continuo a funzionare anche se ammaccato peggio di una Multipla a Tripoli; esco dalla fossa dei Tremors che zampillo sangue peggio della statua di San Sebastiano: per fortuna che nel trail squalificano solo se lasci rifiuti in natura, perché se contassero le blasfemie che ho lasciato nel bosco sarei probabilmente radiato a vita dalla Fidal.

Considerata la serie di eventi avversi, lucidamente mi propongo di ritirarmi al prossimo ristoro, prima di finire sbrindellato mettendo un piede su un ordigno inesploso della seconda guerra mondiale: mi assolvo, ripetendomi “ma sì, una giornata storta può succedere a tutti, poi forse sono fuori dal mio contesto”, e sorrido pensando a ciò che mi fa stare bene e mi dà forza nei momenti di difficoltà. 

Forse sono solo esausto, ma il vento in quota prende vita propria e si anima di una potenza mistica; il cielo è immacolato e di un intenso azzurro acquamarina, ma sembra quasi che tuoni fatui vogliano attirare temporali da un’altro emisfero ed una stagione lontana da questo maggio; le raffiche sferzano la montagna che ulula e sembra sbattere su qualcosa di immenso ed invisibile: l’erba medica é un mare a perdita d’occhi nel quale sono immerso e il moto ondoso mi accarezza i polpacci provati dalla fatica e dalle cadute. Ovunque attorno a me fiori rossi, viola e colori e vita.

La sento. Ce l’ho nel sangue: ogni tre battiti ripassa dal cuore (ma oggi a 185 bpm).

Luce. Fuoco sacro.

Mi avvicino al ristoro del 26º km, supero un runner che cammina; poi un altro, ed uno ancora colpito dai crampi. Ora corro, vedo altre persone davanti a me: le gambe riprendono a bruciare watt, l’immaginazione li sopravanza ancora prima di raggiungerli. Al ristoro mi alimento bene e riprendo energia e riparto con una motivazione moltiplicata. Si sale ancora (ed io in salita sono una schiappa, si sa!) ma continuo a superare podisti, anche quelli fighi coi bastoncini e l’outfit perfetto da trail… fino al muro dei 33 km, dove si sale per circa 300 metri su una parete verticale, ed occorre usare anche le mani e gli artigli per salire. 

Neanche il tempo di prendere fiato che inizia una lunghissima salita (su asfalto) che si fa sentire sui polpacci, mentre il caldo di mezzogiorno non dà più tregua. Di nuovo in quota, un bel viale ghiaiato che si perde verso l’infinito (in realtà perdo io la traccia per qualche centinaio di metri, svoltando a sinistra anziché a destra, per poi riprendere la strada ritrovando un po’ di runner superati in precedenza).

Ormai siamo a 40 km e l’unica domanda che mi orbita in testa è “quando si scende?” ma sono talmente disintegrato che anche nell’ultima discesa tecnica e ripidissima devo far prevalere la cautela all’ignoranza che di solito prende il sopravvento: ogni appoggio ora é una fitta al costato, e la devo percorrere frenando la velocità che la gravità terrestre proporrebbe; dovessi cadere per la terza volta, resterei al suolo morto e mummificato come Ötzi, e fra 3000 anni verrei dissotterrato come “il runner cojone del XXI secolo”

Quando lo sportwatch segna i 43 km ufficiali della gara sono ancora immerso nella natura e nel silenzio più assoluto, nemmeno l’ombra del traguardo; abbasso la testa e stringo i denti mentre sento che i piedi ormai sono un’unica vescica dai talloni alle punte delle dita, ma mi dico che ormai chilometro più o chilometro meno, ho portato a termine questa esperienza.

Entro nel villaggio e lascio andare la tensione, taglio il traguardo, mi lascio mettere la medaglia al collo, prima di abbandonarmi in un abbraccio ed un pianto che forse dura più della gara stessa.

Scopro anche di essere arrivato 21º assoluto, che é una bella soddisfazione ma vale comunque meno della consapevolezza che ho guadagnato in questa esperienza: sono vivo, sono questo, sono vero. Cado e mi rialzo, ricado e mi rialzo: la fatica ed il dolore non mi piegano, mi trasformo e nelle difficoltà mi esalto. Solo i miei valori restano fermi. E che cos’è un trail se non l’allegoria della vita? Un viaggio dentro sé stessi, salite dure e discese velocissime. Bei momenti e panorami mozzafiato, cadute rovinose, momenti scoraggianti, ma continuare a mettere un passo davanti all’altro… e pensare che quasi sempre dietro la collina é il sole.

Farewell alle unghie dei miei alluci”.

Alessio



 








2^ Rosolina Beach Run

 


Bellissimo percorso tra natura e mare con sterrato e asfalto. Ottorino Malfatto










5^ Campestre di Mondeggi. Pierre settimo assoluto.

 


Oggi ho corso. Ma non era una corsa qualsiasi: era una sfida lanciata al cuore della campagna toscana, vicino a Bagno a Ripoli, tra le curve dolci e traditrici di colline antiche come il tempo.

Sono partito come faccio sempre: con calma, con rispetto. Mentre tanti si lanciavano subito nel dislivello positivo, cercando di domare la pendenza con l’arroganza del fuoco, io ho lasciato che fosse la strada a parlare. Ho ascoltato il mio corpo, i battiti del cuore, il respiro della terra.

Uno a uno, ho iniziato a recuperarli. Le gambe si facevano più leggere, la mente più lucida. Era come se ogni passo mi liberasse. Sorpassavo volti affaticati, ombre di entusiasmo svanito. E io, invece, andavo. Sempre più forte. Ho chiuso settimo assoluto, con il cuore pieno e le gambe ancora pronte a lottare.

E alla fine, il premio. Non una medaglia fredda, ma un tesoro degno di chi ama questa terra: un crostino croccante che profumava di casa, pasta fresca e dura come le salite che avevo affrontato, e una passata di pomodoro rossa come il tramonto sulle colline.

Oggi non ho solo corso. Oggi ho scritto la mia piccola epopea, con il sudore, con la fatica, e con la gioia semplice e potente di chi arriva alla fine sapendo di aver dato tutto. Pierre Casole











giovedì 15 maggio 2025

Fornacione Night Trail: Il ritorno della coppia Corà-Gianantoni




Sabato sera ho avuto la fortuna di partecipare al Fornacione Trail, gara a coppie, che tornava dopo un anno di stop e alcuni anni dove era stato spostato dalla suo originale orario serale che lo rende particolare e magico.
Era il 2016 quando sempre in coppia con Giana abbiamo affrontato per la prima volta questa gara che ci è entrata nel cuore.
Ora 9 anni dopo siamo ancora qui... Non saremo forti ma siamo sicuramente persistenti 😂
E abbiamo fatto comunque una bella gara gagliarda (considerando che era da settembre che non facevo un Trail) 🙂💪
Il percorso nuovo è davvero fantastico sarà stata anche la bellissima serata e il tramonto ma ci sono stato alcuni passaggi davvero da togliere il fiato dalla bellezza!
Ed è stato bellissimo condividere tutto e tornare a correre insieme ad un vero grande amico come Giana!
Complimentissimi agli organizzatori che hanno riportato in vita questa bellissima gara riuscendo anche a migliorarla!
Il prossimo anno proviamo a tornare in tanti a Scandiano!!

FORNACIONE NIGHT TRAIL 2025
COGNOME E NOMEDISTANZAD+TEMPORITMO AL KMRitmo in secondiCOEFFICENTEPUNTI
29Corà Massimo199002.06.226.3939975,365,29
29Gianantoni Marco199002.06.226.3939975,365,29