lunedì 11 maggio 2026

Comacchio Half Marathon

Comacchio, dove l’acqua ricorda tutto

Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per correre. Non perché siano veloci, o piatti, o perfetti per inseguire un cronometro. Ma perché possiedono un’anima. Comacchio è uno di questi posti.
Una città che galleggia tra acqua e silenzio, tra nebbie antiche e ponti bassi, dove persino il vento delle Valli pare conoscere il passo lento dei fenicotteri e quello più irrequieto dei runner.

Il 9 maggio 2026 la Comacchio Half Marathon ha trasformato ancora una volta strade, argini e canali in un lungo respiro collettivo. Due le distanze principali: la mezza maratona e la 10 km, a cui si è aggiunta la sempre più amata Dog Run, forse la gara che più di tutte racconta qualcosa di autentico sul rapporto tra esseri umani e movimento.

Mark Rowlands scriveva che i cani non corrono “verso” qualcosa: corrono e basta, perché vivere coincide con l’attraversare il mondo. A Comacchio, osservando i partecipanti sfilare lungo i canali, veniva da pensare che anche gli uomini, almeno per qualche chilometro, ricordino come si fa.

Le Valli, i ponti e quel senso di frontiera

Comacchio non assomiglia a nessun’altra città emiliana.
La chiamano “la piccola Venezia”, ma in realtà è qualcosa di più selvatico. Le Valli la circondano come un mare immobile, e nei secoli questo paesaggio ha generato storie di pescatori, barcaioli e spiriti d’acqua.

C’è una leggenda secondo cui, nelle sere di foschia, tra i canneti si possa ancora sentire il suono delle antiche barche da pesca che non fecero mai ritorno. Forse è solo il vento. Oppure il territorio conserva memoria di chi lo ha attraversato.

E attraversare è proprio il verbo giusto per questa gara: ponti, curve, scorci improvvisi e lunghi rettilinei accanto alle valli hanno accompagnato migliaia di partecipanti in una giornata dal sapore quasi estivo.

Alle 18, quando la luce cambia

La partenza, prevista alle 18 e ritardata di quindici minuti per consentire a tutti di ritirare il pettorale, ha regalato alla gara una luce particolare.
Non il sole verticale delle corse del mattino, ma quella luminosità morbida del tardo pomeriggio che sulle Valli di Comacchio diventa quasi cinematografica.

I colori si allungano sull’acqua, i ponti sembrano sospesi e il serpentone dei runner assume qualcosa di irreale, come se la città intera si muovesse lentamente insieme a loro.

Andrea Rubbini ha sintetizzato perfettamente lo spirito della giornata:

Comacchio vuol dire valli, canali e ponti, monumenti, caldo e tantissimi partecipanti!!!
Partenza ritardata di 15 minuti per consentire a tutti di ritirare il pettorale, poi ‘via’ al fiume di persone colorate lungo la valle. Per me gara sempre emozionante, finita come speravo sotto le 2 ore, e poi tutti a Porto Garibaldi per un super terzo tempo! Al solito, la gara un motivo per stare insieme in amicizia.

Ed è forse questa la verità più semplice del podismo: il tempo finale conta, ma fino a un certo punto. Ciò che resta davvero è il viaggio condiviso. Il “terzo tempo”.    Le parole scambiate dopo il traguardo davanti a una bibita fresca e al profumo di mare proveniente da Porto Garibaldi.

Correre in controllo

Per Carlo Barbieri  la giornata è stata positiva soprattutto nelle sensazioni:

Meno caldo di Rimini, buone sensazioni e gara sempre in controllo.”

Una frase asciutta, quasi tecnica, ma che ogni runner comprende bene. Le gare migliori non sono sempre quelle più veloci; spesso sono quelle in cui il corpo smette di opporsi e finalmente collabora.
A Comacchio il caldo si è fatto sentire, ma senza diventare un avversario insormontabile, e molti atleti hanno potuto gestire il ritmo con lucidità.

Il passo dei pacer

Tra le immagini più belle della manifestazione ci sono state ancora una volta quelle dei pacer: figure che rinunciano a correre “per sé” per aiutare gli altri a raggiungere un obiettivo.

Michela Guarise  racconta così la sua esperienza:

La mia 2^ esperienza da pacer! È stato tutto semplicemente bellissimo!

C’è qualcosa di profondamente umano nel fare da metronomo ai sogni altrui. Tenere il ritmo, incoraggiare, capire quando parlare e quando lasciare spazio al respiro. I pacer sono un po’ filosofi della corsa: insegnano che andare lontano non significa necessariamente arrivare primi.

Colombani Luca: "Gara subito molto calda , passaggi sui ponti di Comacchio impegnativi , ultimi 3 km durissimi in crisi nera 😅

La corsa vista con gli occhi di un cane

E poi c’è stata la Dog Run. 
La distanza di 1500 metri ha regalato sorrisi, entusiasmo e forse il momento più tenero dell’intera manifestazione.

La cagnolina Laila,    guidata da Diana Danu,   ha conquistato il 3° posto di categoria, correndo con quella gioia elementare che gli animali riescono ancora a trasmettere.

Rowlands avrebbe probabilmente sorriso vedendo una scena simile. Perché i cani non separano mai il corpo dalla felicità. Non pensano al risultato, alla classifica o alla fatica del giorno dopo. Corrono dentro il presente assoluto.

Ed è forse questo il segreto nascosto di eventi come la Comacchio Half Marathon: ricordare agli esseri umani, almeno per una sera, che muoversi può essere anche una forma di libertà.

Oltre il traguardo

Quando il sole ha iniziato a scendere sulle Valli di Comacchio e il cielo si è acceso di riflessi arancioni sopra i canali, la città è lentamente tornata ai suoi ritmi abituali. I ponti si sono svuotati, il vento ha ripreso possesso dell’acqua e i runner sono rimasti con quella stanchezza buona che solo certe giornate sanno lasciare.

Ma chi ha corso qui sa che qualcosa resta addosso.
Forse il riflesso della laguna al tramonto.
Forse il rumore delle scarpe sui ponti.
O forse quella sensazione antica di appartenere, per qualche chilometro, a qualcosa di più grande del semplice gesto di correre.



























La diecimila del faro. Paola 1^ di categoria.

 

Tramonto, sabbia e podi: Paola Pantaleoni brilla alla Diecimila del Faro di Bibione

C’è qualcosa di speciale nelle gare che si corrono al tramonto, quando il sole scende lento sull’Adriatico e il mare sembra accompagnare il ritmo dei passi. È in questa atmosfera sospesa tra sport e natura che sabato 9 maggio 2026 si è svolta la Diecimila del Faro di Bibione, una corsa di 10 chilometri capace di trasformarsi in un piccolo viaggio tra paesaggi, profumi di pineta e scorci marini.

Tra i protagonisti della serata ancora una volta c’è stata Paola Pantaleoni, che ormai sembra non voler perdere l’abitudine al podio: anche a Bibione conquista infatti il primo posto di categoria, aggiungendo un’altra soddisfazione a una stagione già ricca di risultati.

La gara, molto amata dagli appassionati per il suo percorso suggestivo e tutt’altro che monotono, accompagna gli atleti attraverso alcuni degli angoli più affascinanti della località balneare veneta. Bibione non è soltanto spiagge e turismo estivo: alle sue spalle custodisce una natura sorprendente fatta di pinete, zone lagunari e sentieri dove il silenzio viene rotto soltanto dal vento e dal rumore delle onde.

E poi c’è lui, il Faro di Bibione, simbolo della corsa e luogo che porta con sé storie e fascino antico. Costruito agli inizi del Novecento vicino alla foce del Tagliamento, il faro è da sempre punto di riferimento per marinai e pescatori. Una leggenda locale racconta che nelle notti di nebbia più fitta la sua luce fosse considerata quasi “magica”, capace di guidare a riva anche chi aveva perso l’orientamento tra le acque della laguna.

Proprio attorno a questo scenario si sviluppa una gara che mette alla prova gambe e resistenza, alternando superfici e cambi di ritmo continui. A raccontarlo è la stessa Paola Pantaleoni  :

La diecimila del Faro: Weekend al mare con annessa gara di 10k di sabato all’ora del tramonto. Percorso molto bello e vario con gli ultimi 3 km in riva al mare. Si calpestano in ordine di apparizione asfalto (i primi 4 km) e a seguire: pineta, ghiaia, sabbione, giro del faro, pontile di legno e ultimo km di sali scendi nel parco. Non un percorso veloce e quindi sono molto soddisfatta del mio crono: anche qui mi porto a casa la sportina di prima della categoria delle signore.

Complimenti anche a Mauro che oltre che fotografo e aiuto sportine ha gareggiato con un ottimo tempo finale!!”

Parole che restituiscono perfettamente il carattere autentico della Diecimila del Faro: non una gara pensata per inseguire record personali, ma un’esperienza da vivere passo dopo passo, immersi nella natura e nei colori del tramonto.

E mentre il cielo sopra Bibione si tingeva di arancione e il mare accompagnava gli ultimi chilometri degli atleti, Paola Pantaleoni confermava ancora una volta la sua costanza e la capacità di affrontare ogni percorso con entusiasmo, sorriso e determinazione. Un altro podio da mettere in bacheca. O, come direbbe lei, un’altra “sportina” da portare a casa.













giovedì 7 maggio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara, una settimana di passi e orizzonti

C’è stato un vento speciale, questa settimana, a sospingere le maglie Corriferrara lungo strade, sentieri e mura antiche. Un vento fatto di fatica e sorrisi, di albe rubate al sonno e scarpe sporche di polvere, capace di attraversare città d’arte, pinete profumate, colline severe e capitali europee.

Sono stati 119 gli atleti impegnati, disseminati in 13 località, con un totale impressionante di 1655,4 chilometri percorsi e 9704 metri di dislivello affrontati: numeri che raccontano non solo sport, ma desiderio di scoperta e voglia di condividere il cammino.

A Ferrara, il fascino senza tempo del 52° Giro delle Mura ha accolto i runner sui 12 chilometri che abbracciano la città estense, dove ogni passo corre accanto alla storia rinascimentale e alle antiche fortificazioni illuminate dalla primavera.

Tra i boschi del Mugello, a Badia di Moscheta, gli atleti dell’Ultra Trail hanno affrontato sentieri selvaggi e silenzi profondi, tra castagneti e pietre antiche, in un viaggio di 24 e 12 chilometri dove la natura detta il ritmo e il cuore impara a resistere.

A Milano, la StraMilano ha portato il popolo della corsa nel cuore pulsante della metropoli, tra piazze monumentali e l’energia di una città che non rallenta mai, mentre a Porto Viro la “Correre in Pineta” ha regalato il profumo del mare e degli alberi mossi dalla brezza dell’Adriatico.

A Filo, nella suggestiva cornice della Tenuta Garusola, i partecipanti hanno corso tra strade di campagna e atmosfere autentiche, scegliendo i percorsi da 6 e 4,3 chilometri immersi nella tranquillità della pianura.

C’è stato chi ha sfidato la lunga distanza alla San Luca - Malalbergo, chi ha trovato il proprio limite tra le montagne del Malcesine Baldo Trail, sospeso tra lago e cielo, e chi ha respirato la bellezza elegante delle mura di Lucca durante la Half Marathon.

Da Lugo a San Mauro Pascoli, da Poggio Renatico fino a Grignano Polesine, ogni gara ha aggiunto una storia: quella di gambe stanche ma felici, di gruppi che si aspettano all’arrivo, di mani tese e pacche sulle spalle.

E poi Praga. La maratona nella città delle cento torri, tra ponti gotici e scorci da leggenda, dove i 42,195 chilometri diventano un viaggio dentro sé stessi oltre che tra le meraviglie boeme.

Un applauso speciale va agli atleti saliti sul podio, perché ogni medaglia è il riflesso di allenamenti silenziosi e sacrifici quotidiani.

Al Malcesine Baldo Trail, gara durissima da 52,6 chilometri con ben 3540 metri di dislivello, straordinaria impresa per Ion Coban, capace di conquistare il 2° posto di categoria dopo una prova di grande resistenza e coraggio lungo i sentieri spettacolari del Monte Baldo, tra rocce, salite infinite e panorami mozzafiato sul Lago di Garda.

Corriferrara continua così il suo viaggio: una comunità di passi che unisce pianure e montagne, città e sentieri, cronometri e amicizia. Perché alla fine, oltre ai chilometri, resta sempre ciò che la corsa sa regalare: libertà.










Tenuta Garusola, cross e camminata

 

Al tramonto nella Tenuta Garusola: corsa, arcobaleni e storie antiche a Filo d’Argenta

C’è un’ora del giorno in cui la campagna ferrarese sembra sospesa tra fiaba e realtà. È l’ora in cui il sole si abbassa lento dietro i filari, i laghetti si tingono d’oro   e il vento porta con sé il profumo dell’erba bagnata e della terra. Proprio in quell’ora, mercoledì 6 maggio 2026, alle 19 , la Tenuta di Garusola a Filo d’Argenta si è trasformata in un piccolo regno per podisti, sognatori e amanti della natura.

Due le prove della serata: la non competitiva di 6 chilometri, vissuta con passo libero e spirito conviviale, e il cross competitivo di 4,3 chilometri, più veloce e battagliero, ma comunque immerso nella stessa magia del paesaggio.

La Tenuta Garusola non è un luogo qualsiasi. Tra canali, 


 laghetti e campi che sembrano infiniti, questa terra custodisce il fascino quieto delle Valli di Comacchio e della pianura d’acqua del Delta del Po. Qui il silenzio non è mai davvero silenzio: è il battito d’ali delle anatre, il fruscio delle canne mosse dal vento, il richiamo lontano degli uccelli acquatici.

Ed è proprio questo che ha colpito il gruppetto di amici e podisti raccontato da Gigi Medas, arrivati da società diverse ma uniti dalla stessa abitudine: allenarsi insieme, condividendo chilometri e amicizia.

Una bella uscita in compagnia per una corsa nella tenuta Garusola a Filo d’Argenta. Il nostro gruppetto è formato da podisti di più società che abitualmente si allenano insieme. Immersi nella natura, abbiamo corso con la mente in libertà, circondati dai laghetti, osservati dall’alto dalle anatre che ritmicamente si alzavano in volo ogni volta che il dissuasore sparava un colpo, quasi a voler segnare il ritmo anche per noi.

Pareva quasi che la natura partecipasse alla corsa. Gli stormi si alzavano improvvisi come coreografie del cielo, mentre i passi dei podisti disegnavano sentieri invisibili    nella luce del tramonto.

E poi l’accoglienza, semplice e genuina come certe feste di paese che resistono al tempo: iscrizione a soli 3 euro, una bottiglia di vino e una confezione di asparagi come premio di partecipazione. Un modo sincero di dire “benvenuti”, nel segno delle tradizioni locali.

La partenza della 6 chilometri era libera, senza ansia né cronometri impietosi, mentre il cross competitivo di 4,3 chilometri richiamava chi voleva sfidare il tempo e sé stesso. Ma in fondo, quella sera, la vera protagonista era la bellezza.

Il bello del correre nelle zone naturalistiche al tramonto è l’aver la possibilità di osservare i vari cambi colore del cielo man mano che il sole tramonta. Le varie gradazioni di rosso e arancio sono una delizia per gli occhi.

Come in una leggenda raccontata attorno al fuoco, il cielo cambiava volto di minuto in minuto. E a rendere tutto ancora più irreale arrivarono loro: gli arcobaleni. 

Abbiamo avuto anche la fortuna di poter osservare numerosi arcobaleni che apparivano luminosi e si dissolvevano mentre li osservavamo, per lasciar posto ad un altro in un punto diverso.”

I francesi lo chiamano arc en ciel, arco nel cielo. E davvero sembrava che archi luminosi venissero tesi sopra la Garusola per proteggere i corridori.

Gli antichi popoli vedevano nell’arcobaleno qualcosa di sacro. Nella mitologia nordica era il Bifrǫst, il ponte che collegava il mondo degli uomini a quello degli dei. Per i greci era Iris o Iride, la messaggera divina che attraversava il cielo portando notizie immortali.

Esiste persino la leggenda del Ponte dell’Arcobaleno, quella che racconta di un sentiero luminoso attraversato dagli animali dopo la morte, dove attendono felici di riabbracciare i loro compagni umani.

E in tempi più vicini a noi, nel 1978, Gilbert Baker trasformò l’arcobaleno in simbolo universale di inclusione e libertà progettando la bandiera LGBT. A chi gli chiedeva perché avesse scelto proprio quei colori, Baker rispondeva:

A lungo siamo stati identificati col il triangolo rosa che ci avevavo affibbiato i nazisti. Ma questo simbolo era figlio di un mondo orribile. Avevamo bisogno di qualcosa di bello. L’arcobaleno è perfetto perché si adatta davvero alla nostra diversità in termini di etnia, genere, età e altro”.  .”

Forse è proprio questo il potere dell’arcobaleno: ricordarci che la bellezza appare all’improvviso, dura un attimo eppure lascia dentro qualcosa di eterno.

Ma tra poesia e contemplazione, c’era anche un pensiero molto terreno che spingeva i podisti ad aumentare il ritmo.

Il pensiero che induceva ad accelerare era quello di arrivare prima che finisse la bellissima porchetta che faceva bella mostra di sé su un tavolo e le salsicce che pian piano cuocevano.”

Ed ecco il finale perfetto di ogni corsa di paese che si rispetti: birra fresca, piadine fumanti, salsiccia, porchetta e bomboloni. Sapori semplici che, dopo i chilometri corsi, diventano quasi leggendari.

Il gruppetto 


 ha completato la 6 chilometri con il sorriso e senza alcun senso di colpa davanti alla tavola finale. Ma la palma della serata va a Paolo Callegari, autore di una vera “doppietta”: prima la 6 chilometri usata come riscaldamento, poi il cross competitivo di 4,3 chilometri affrontato con lo spirito di chi non vuole perdere nemmeno un istante della festa.

Così si è chiusa la serata alla Tenuta Garusola: tra il rosso del tramonto,    il volo delle anatre,    gli arcobaleni sospesi nel cielo e il profumo della porchetta nell’aria.

Una corsa, sì. Ma anche una piccola favola di primavera, di quelle che la pianura sa raccontare solo a chi decide di attraversarla lentamente, 


 con il cuore leggero e le scarpe impolverate.
















martedì 5 maggio 2026

Camminata Avis

 

A Poggio Renatico, la mattina del 3 maggio 2026 si è accesa di passi, sorrisi e condivisione grazie alla tradizionale Camminata AVIS, un appuntamento che va ben oltre il semplice movimento fisico. È stata, ancora una volta, una festa della comunità.

L’evento, non competitivo e aperto a tutti, ha proposto due percorsi da 8 e 12 chilometri capaci di abbracciare esigenze diverse: famiglie, camminatori occasionali e appassionati più allenati. Il tracciato, snodandosi lungo l’argine del Reno, ha regalato ai partecipanti scorci suggestivi e quella quiete tipica della campagna ferrarese, dove il ritmo lento dei passi si fonde con i suoni della natura.

Come ha sottolineato Massimo Gozzo:
"Camminata non competitiva lungo l'argine del Reno con 2 percorsi di 8 km e 12 km."
Una descrizione semplice, ma che racchiude perfettamente lo spirito dell’iniziativa: accessibilità, benessere e condivisione.

Ma la Camminata AVIS non è solo un momento sportivo. È soprattutto un’occasione per ribadire il valore della solidarietà e dell’impegno civico. AVIS, da sempre, promuove la cultura della donazione del sangue, e manifestazioni come questa rappresentano un modo concreto e coinvolgente per sensibilizzare la cittadinanza, creando legami e rafforzando il senso di appartenenza.

Tra gruppi di amici, famiglie con bambini e volontari instancabili, l’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni: semplice, autentica e profondamente umana. In un tempo in cui spesso si corre senza fermarsi, eventi come questo invitano a rallentare, a guardarsi intorno e a riscoprire il valore dello stare insieme.

E proprio lungo quell’argine, passo dopo passo, si è costruito qualcosa di più di una camminata: una comunità che si ritrova, che si riconosce e che cammina, letteralmente, nella stessa direzione.



Prague Marathon

 

Praga, 3 maggio 2026, quando la corsa diventa poesia

C’è una città che sembra scritta con l’inchiostro della memoria e il respiro delle pietre antiche. Praga, in primavera, non si limita a mostrarsi: si lascia attraversare. E così, domenica 3 maggio 2026, migliaia di passi hanno intrecciato la loro fatica con la sua storia, dando vita alla Maratona di Praga 2026.

Correre qui non è solo inseguire un tempo, ma entrare in dialogo con la città. Le scarpe battono sull’asfalto come versi, mentre il fiume Vltava accompagna i maratoneti con il suo lento fluire, quasi a suggerire il ritmo giusto: non quello della fretta, ma quello della resistenza.

Le strade raccontano. Attraversano la Città Vecchia di Praga, sfiorano il Ponte Carlo, dove ogni passo sembra sospeso tra cielo e acqua  e si perdono tra ponti e sottopassi che spezzano il respiro e lo ricompongono. Non è un percorso facile: salite e discese si alternano come strofe irregolari, eppure ogni curva offre un frammento di bellezza che consola.

Questa città, che di giorno vive di turisti e campanili, durante la maratona si trasforma. Gli abitanti escono, si affacciano, applaudono. Una signora anziana porge acqua con un sorriso, un bambino tende la mano per un “cinque” che vale più di mille cronometri. Qui lo sport diventa comunità, e la fatica si scioglie in una forma di gentilezza condivisa.

Ma la primavera, si sa, può essere capricciosa. Un caldo inatteso ha avvolto la gara, mettendo alla prova anche i più preparati. Eppure, tra punti d’acqua e getti rinfrescanti, i corridori hanno continuato, come se ogni goccia di sudore fosse parte di un rito antico.

E poi c’è quel momento finale. Non solo il traguardo, ma ciò che viene dopo. Quando il corpo si arrende e il cuore resta sveglio. Quando la città ti accoglie di nuovo, non più come spettatore, ma come complice. E allora sì, una birra nella Città Vecchia non è solo meritata: è necessaria, quasi sacra.

In mezzo a tutto questo, resta viva la voce di chi ha vissuto la gara con occhi sinceri. Il commento di Giuseppe Bossio, lasciato intatto, come una cartolina scritta a caldo:


FINE SETTIMANA LUNGO A PRAGA CONCLUSOSI CON LA MARATONA, GARA MOLTO BELLA ED ORGANIZZATA IN MANIERA PERFETTA IN TUTTO.

DOPO I DIVERSI KM DEI GIORNI PRECEDENTI PER VISITARE LA CITTA', ALLA DOMENICA SI E' PRESENTATO ANCHE UN CALDO ANOMALO CHE HA INFATTI CAUSATO DIVERSI PROBLEMI A TANTI PARTECIPANTI NONOSTANTE I FREQUENTI PUNTI ACQUA E GETTI DOCCIA PER RINFRESCARCI.

PERCORSO NON FACILE, RICCO DI SALI E SCENDI CON DIVERSI PONTI E SOTTOPASSI MA IL PANORAMA DELLA CITTA' RIPAGAVA LA FATICA.

OVVIAMENTE FINITA LA GARA BIRRA NELLA CITTA' VECCHIA MERITATISSIMA!


E forse è proprio questo il senso di Praga e della sua maratona: una città che non si limita a essere vista, ma chiede di essere vissuta, passo dopo passo, respiro dopo respiro.












La Camminà.

 

La Camminà 2026: passi, sorrisi e polvere di primavera a Grignano Polesine

C’è qualcosa di speciale nelle domeniche di inizio maggio, quando la campagna si sveglia davvero e invita tutti a uscire di casa. È proprio in questo spirito che, il 3 maggio 2026, si è svolta “La Camminà”, la tradizionale camminata non competitiva tra strade bianche, sentieri e scorci rurali nei dintorni di Grignano Polesine.

Un appuntamento semplice, genuino, di quelli che non chiedono cronometri ma regalano tempo: tempo per respirare, chiacchierare e magari scoprire angoli di territorio che spesso si danno per scontati.

Tra argini, sterrati e storie di campagna

I percorsi proposti 13 e 20 chilometri, hanno condotto i partecipanti lungo tratti per lo più sterrati (circa il 90%, come raccontano i presenti), tra argini, filari e campi già pronti a vestirsi d’estate. Qui, dove il Polesine si distende piano e silenzioso, ogni curva sembra raccontare qualcosa: vecchie case coloniche, capitelli votivi nascosti tra gli alberi, e quel senso di ruralità autentica che resiste al tempo.

Non mancano nemmeno le piccole leggende locali: si dice che in alcune notti d’estate, lungo certi argini, si possano ancora sentire i passi dei “camminanti invisibili”, anime di contadini che non hanno mai smesso di percorrere queste terre. Fantasia? Forse. Ma durante una camminata come questa, con il sole già alto e la polvere sotto le scarpe, viene quasi da crederci.

Una mattinata… decisamente calda

Il meteo non ha fatto sconti: già dalle prime ore, il caldo si è fatto sentire, trasformando la passeggiata in una piccola sfida personale. Ma proprio questo ha reso l’esperienza ancora più memorabile, tra ristori accolti come oasi e sorrisi condivisi sotto il sole.

Tra i partecipanti, anche Ottorino Malfatto, che ha raccontato con semplicità la sua esperienza:

Domenica io e Franca abbiamo partecipato a una corsa vicino a casa con tre percorsi, io ho fatto i 13 Km che alla fine erano 15 Km, Franca ha scelto la 20 Km, percorso al 90 per cento sterrato, una mattinata caldissima e nel complesso bella.

Parole che riassumono perfettamente lo spirito dell’evento: niente record, niente pressioni, solo il piacere di esserci.

Più di una camminata

“La Camminà” non è solo una manifestazione sportiva: è un piccolo rito collettivo. È il saluto tra sconosciuti che diventano compagni di strada per qualche chilometro, è la pausa all’ombra con una fetta d’arancia, è il ritorno a un ritmo più umano.

E mentre le scarpe si impolverano e il sole scalda la schiena, ci si accorge che queste giornate valgono più di qualsiasi medaglia: sono frammenti di memoria, da raccontare magari davanti a una tavola imbandita, con il sorriso di chi sa di aver fatto qualcosa di semplice… ma autentico.