Corriferrara – Settimana di chilometri e silenzi, di salite e respiri
È stata una settimana densa, viva, in cui gli atleti Corriferrara hanno camminato e corso come chi risale un pensiero, come chi cerca nel movimento il senso di una forma più pura.
Hanno macinato chilometri e dislivelli, attraversando montagne, colline e pianure: la corsa come esperienza del mondo, come immersione nella materia viva della terra.
Da Castel del Rio, dove il Trail del Marrone profumava di bosco umido e castagne, fino alle salite dolci e antiche di Monteortone, tra i vapori termali e il respiro della collina.
A Imola, nel Giro dei Tre Monti, i passi hanno battuto forte sull’asfalto e sui sentieri, salendo e scendendo come onde di un mare appenninico.
C’è stata poi Parma, con la sua maratona: strade larghe, passi misurati, il corpo che impara a durare.
Più lontano, a Lavarone, il Drago Vaia Trail ha fatto sentire il respiro del vento nei boschi spezzati e rinati.
E poi Roma, che accoglie ogni corsa come un rito antico.
E infine Amsterdam, piatta e luminosa, dove la maratona è diventata un viaggio tra canali e nuvole.
Fino a Dovera, dove la pianura lombarda ha mostrato un paesaggio da riscoprire, fatto di orizzonti quieti e strade che si perdono nel cielo.
Sono stati 64 atleti a muoversi in questa geografia interiore e collettiva, portando con sé la maglia biancoblu come un filo che li unisce.
In tutto, 1.069,45 chilometri e 22.601 metri di dislivello: Numeri che raccontano la misura dell’impegno, ma non la profondità dell’esperienza.
Perché la corsa, quando si fa così lunga e condivisa, smette di essere solo sport: diventa un modo di abitare il mondo.
Una settimana, otto località, una sola direzione: avanti, verso sé stessi.
Sul podio, nomi che brillano come piccole luci nella nebbia del mattino:
al Giro dei Tre Monti, Paolo Callegari, secondo di categoria, e Paola Pantaleoni, terza;
alla Parma Marathon, Chiara Rosignoli, prima nella sua categoria, esempio di forza e costanza.
E oltre i risultati, resta ciò che non si misura: il passo che diventa respiro, la salita che diventa pensiero, la fatica che diventa presenza.
Ora la settimana si chiude, ma resta un’eco leggera, come il vento dopo la tempesta.















































