mercoledì 11 maggio 2016

GREEN EUROPE MARATHON & HALF MARATHON: TRA LA SLOVENIA E IL MARE 13 CASACCHE BIANCO BLU SIGLANO DEBUTTI E PERSONAL BEST




8 Maggio 2016, giunti alla diciassettesima edizione in Maratona e ventunesima in Mezza, la Green Europe Marathon e Half Marathon, quest'anno si è svolta in una splendida giornata soleggiata, che ha favorito i circa 10000 iscritti nelle competitive e camminata presenti in questo splendido territorio tra Trieste e il Carso Sloveno.



E’ Robert Chemonges dell’Uganda, con il tempo di 2:11:45 il vincitore della 17° Green Europe Marathon, in campo femminile prima a tagliare il traguardo Maurizia Cunico (Runners Team Zanè) in 2:55:45. In maratona secondo posto per Samuel Kimutai dal Kenia in 2:13:44, terzo dall’Uganda Simon Rugut in 2:20:12, tra le donne seconda Daniela Da Forno (Asd Bavisela) in 3:05:53, terza Italia Della Torre (Athletic Club Apicilia) in 3:15:09.
A vincere la 21° Green Europe HalfMarathon il keniano Alfred Ronoh Kimeli in 1:03:27, secondo Stefano Scaini (Parco Alpi Apuane) in 1:09:00, terzo Fabio Bernardi (Body Evidence Elgevero) in 1:10:20. Per le donne prima Rosaria Console (Fiamme Gialle) 1:12:13, seconda Simona Saicu (ROU), in 1:17:52, terza Giulia Merola (Vicenza Marathon) in 1:23:49.
Percorso piuttosto subdolo quello della Maratona, tenendo conto della mappa altimetrica sembrerebbe, a parte i primi 6 km, sempre in discesa.  
La morfologia del territorio carsolino invece, prevede continui sali-scendi, strappetti e dolci discese lunghe. Condizioni non proprio ideali per chi come Frozzi, Corà, Fardella, Sarno e Guerra, hanno preso parte all'evento come Pacers; soprattutto dopo l'ultima salita di Santa Croce, intorno al 30° km, che precede una brusca variazione di quota. Infatti la strada scende in picchiata per quasi 4 km verso Grignano (34° km c.a.) dove tra tornanti a gomito e pendenze fino al 13%,  hanno causato qualche difficoltà nel mantenimento dei tempi prestabiliti. Da non sottovalutare nemmeno il tratto finale tra Grignano, Barcola e gli ultimi 1500m dove il percorso è in leggera salita, prima di tagliare il traguardo nella splendida Piazza dell'Unità d'Italia.

Paolo Frozzi

Tutto comincia a metà aprile, quando una contrattura sulla parte del muscolo del polpaccio sinistro che dà sul tendine va ad infiammare la guaina tendinea e, poco dopo, arriva la richiesta di Daniele che cerca qualcuno per affiancarlo come pacer sulle cinque ore. Penso e ripenso. In situazioni normali non avrei neppure riflettuto tanto e dopo un attimo di esitazione, considerato il ritmo alla “passo da montanaro”, a me congeniale, decido che sì, tento l’affiancamento, visto che non si offre nessuno, mentre l’infiammazione, bombardata da ultrasuoni, comincia a rientrare. E così domenica mattina, sotto una bell’arietta e in una giornata di sole si parte, con due palloncini contrassegnati da un 5 sulle spalle e un maestro pacer d’eccezione. Mi sento un po’ Kung Fu Panda. I primi venti chilometri trascorrono tranquilli, con l’infiammazione che ha cercato di farsi sentire, ma che poi si è pressoché cristallizzata lì. Lo so che quando arriverò al traguardo troverò un malleolo che sembrerà stendersi fino alla pianta del piede, per il ritorno del gonfiore sul tendine che gli passa sotto. So anche che questa arietta che tira, ovvero Bavisela, in mezzo a questo sole e all’ombra della strada Slovena non sarà più così piacevole sulla provinciale da Trebiciano a Santa Croce, specie per chi, come noi, ci arriverà nella tarda mattinata. La tattica geniale che metto in atto è portarmi dietro una fettina di limone da ogni ristoro in maniera tale da buttare dentro vitamine e liquido per non rischiare di bere troppo. E funziona, se non fosse che al ventesimo chilometro sperimento tutta la genialità di questa mia tattica quando mi ritrovo a masticare un pezzo di banana con il palato. L’acidità del limone ha elevato al 200% la sensibilità dentale. Riparto succhiando un biscotto stando attenta a non farlo toccare dai denti: ad ogni tocco sono due dita di pelle d’oca. Nel frattempo siamo già da diversi chilometri sulla provinciale. Il passo è buono, prevediamo di essere giù per le 13.30. Le gambe girano, ma è sempre meglio non dirlo troppo presto, perché comincio a sentire un leggero punzecchiare sulla rotula destra.  Va e viene, senza grande fastidio. Nel frattempo incrociamo una macchina dello staff rimasta a piedi per mancanza di benzina. Potrebbe essere un segnale, ma non ci bado. Il sole picchia, nessun fastidio. Al ristoro del 25° chilometro oltre al consueto bere opto per qualcosa di facilmente solubile, ovvero non masticabile. La genialità non mi abbandona neppure in questo caso: scacchetti di cioccolato, pressoché fusi. Mi ritrovo a correre con la mano sinistra impiastricciata di succo di limone e, ora, di arancia (ho optato per qualcosa di più dolce rispetto al limone) e la destra di cioccolata. Ho Daniele da un lato e tutti gli insetti volanti del Carso che mi stanno inseguendo. Al 27° chilometro comincio a perdere colpi, più o meno come la macchina dello staff. Lo scarso allenamento delle settimane precedenti si fa sentire, e pure la rotula: pare voglia uscire dal ginocchio, lei o chi per lei. Mi accorgo che perdo sempre più terreno. Spingo ma non vado avanti. Daniele ce la mette tutta a tenermi con lui, ma poi lo lascio andare. Trotterello un poco e provo a riprendere, ma niente. Per due chilometri ho il motore ingolfato. Entro in Santa Croce e una signora mi guarda un poco sull’incuriosito. Mi rendo conto che ho tra i denti la buccia dell’arancia. L’immagine che le si presenta dovrebbe essere quella di un pugile suonato con dei palloncini legati alla schiena. Mi tolgo la buccia e la saluto. Lei ricambia. Oramai comincio a salutare tutti, e comincia la discesa. Al ristoro di via del Pucino, al 30° km osservano con curiosità i miei palloncini. Non riescono a capire il numero. Dico loro che lo so, sono in ritardo. Chiedo se hanno visto il mio collega e mi dicono di no. Mi fermo pure a descriverlo: ha tre palloncini, uno è rosso. Niente, pare non l’abbiano visto. Stai a vedere che quel palloncino in più gli è servito per volare direttamente giù senza fare questa mulattiera. Li saluto e ringrazio. Tanto, oramai, penso, sono in ritardo mostruoso. Non ho neppure più il coraggio di guardare il gps, non mi direbbe neppure nulla, visto che mi sono accorta qualche metro prima che l’ho messo sul display che mi dà solo i chilometri e il passo e non il tempo (se non al passaggio del chilometro, che oramai non corrisponde più a quello segnato lungo la strada). Colpi di genio come se piovesse, insomma. Apprenderò solo quando mi arriverà la mail della classifica ufficiale che il mio ritardo era di una manciata di secondi e che Daniele, probabilmente, era dietro la curva. Ma non sentivo neppure la sua voce, quindi penso che, oramai, lui sia già a Barcola. Trotterello giù per via del Pucino, cercando di portarmi dietro qualcuno. E qualcuno va e qualcuno viene, più o meno come io faccio per loro. Dimentico il primo grande insegnamento di Daniele, quando vede qualcuno in difficoltà: dare la mano e fare qualche metro assieme. Forse è meglio averlo dimenticato: con il morale sotto ai tacchi che avevo in quel momento avrei pure potuto farmi trascinare per una mano. A Grignano avrei volentieri seguito il cartello “Grignano mare”, ma il ragazzo dello staff era lì, pronto, con una bottiglietta d’acqua in mano, per me. Me la porge senza tappo e ci devo ficcare un dito dentro per tenermi un po’ d’acqua per tutta Barcola. Avanzo alternando una corsetta trotterellata ad una marcia veloce. Nel mio palmares di acciacchi posso annotare, ora, anche il primo crampo in vita mia. Sul polpaccio destro, mentre la rotula, se accelero un po’, ancora vuole arrivare prima di me al traguardo. Barcola è pressoché deserta, chiamo Daniele per dirgli dove mi trovo, che non mi aspetti,   lui sembra cotto più o meno come me. Provo a chiedere a una signora se ha un pennarello nero, così, giusto per mettere due punti e un 30 dopo il cinque. Con uno scatto d’orgoglio, il pollice dentro il collo della bottiglia per non fare uscire l’acqua e un fitto dialogo con i due palloncini decido, anzi, decidiamo di comune accordo, io e i palloncini, che dobbiamo arrivare entro le cinque ore e trenta. Cerco di affrettare il passo mentre mandiamo (io e i palloncini, ovviamente) improperi alla macchina dei vigili urbani che viaggia sul percorso costringendomi a correre sul lato in pendenza della strada. E mentre sono lì che zoppico, per la pendenza del percorso, passa l’ambulanza. Alzo il pollice, non si sa mai che mi carichino sopra, chi penserà a Pallo e Ncino senza di me? Mi salutano e passano. Paradossalmente Barcola non è mai stata così corta come domenica, per me. Generalmente mi è infinita, ora pare avere pietà di noi (sempre io e i palloncini, oramai siamo una squadra fortissimi). A un paio di chilometri dal ristoro 40 sento un sibilo alle mie spalle. Il terrore mi assale: sta morendo un palloncino! Li tiro a me. Ci sono tutti e due, vivi e vegeti. Mi guardo a lato e vedo Susanna, una signora in difficoltà al 25°km che Daniele aveva preso per mano, che avanza affannosamente e con il baricentro fortemente in avanti. Le dico di rallentare, le dico che faccio la strada insieme a lei, ma il mio passo lento riesce comunque ad avanzarla. Allora le dico che camminiamo un attimo insieme. Cammina, cammino. Dopo qualche decina di secondi mi dice che sta pensando che fa meno fatica a correre e riprende continuando ad ansimare. Cerco di andare al suo passo che, mi rendo conto, è una camminata veloce per me. Almeno la rotula tace. Il malleolo, oramai, con il suo tendine, è nel silenzio a meditar vendetta. Lascio Susanna al ristoro e riparto, con una bottiglia provvista di tappo, questa volta. Forse l’unica volta che non mi serviva, visto che manca una manciata di chilometri all’arrivo. Ovvio, siccome è la giornata dei colpi di genio: il tappo l’ho richiesto io, il ragazzo me la stava porgendo senza. Susanna mi raggiunge, col suo fiato pesante. La lascio andare avanti, almeno così la vedo, penso. Costeggio la stazione e ho pure la lucidità di buttare nel bidone della plastica la bottiglia d’acqua, dopo aver bevuto un ultimo sorso e averla vuotata. Peccato che, poi, mi rendo conto la mattina dopo, ho confuso il bidone della carta (giallo) per quello della plastica (azzurro). Riprendo Susanna sulle rive, mi piacerebbe accompagnarla fin sotto al traguardo, ma il mio corricchiare lento, con la rotula che vuole arrivare prima di me, è più veloce del suo corricchiare e se rallento ancora rischio di non riavviarmi più. Penso se ne renda conto pure lei, perché mi dice di andare. E vado. All’altezza del Tommaseo vedo un fotografo un po’ strano: non ha le solite macchine professionali ma una minuscola macchinetta. Mentre sto pensando a come, in cinque ore si possano ridurre le macchine fotografiche mi accorgo che è il mio amico triestino, Moris, che non avendo potuto, per motivi di salute, fare la maratona ora prova l’ebrezza di farsi un paio di metri insieme a me (alla mia elevatissima velocità, ovvio), dopo aver rischiato l’insolazione per aspettarmi. Quando arrivo sul tappeto rosso lo speaker mi saluta con fare osannante, come fossi il pacer che ha portato al traguardo il vincitore. Io vedo solo un 5:30 e qualcosa, sul display, e allungo il passo, convinta che arriverò a 5:31 e rotti. Invece il tempo reale segnerà un 5:29:31 e qualcosa. E’ la prima volta che il tempo reale mi risulta più basso di quello irreale (5:30:17). Anche questo è un pb. Pallo e Ncino non moriranno, almeno non per mano mia. Uno andrà a Susanna, quando la vedrò arrivare, poco dopo, per la sua costanza nel non arrendersi e l’altro lo lascio ad una bimba. Non voglio mica avere sulla coscienza la morte di due compagni di una squadra fortissimi.
Enrica Guerra



Maratona di Trieste deciso all'ultimo per non sprecare la preparazione, certo una sfacchinata. Partito 16.30 del sabato,c ena in Slovenia, dormito poco e male, sveglia alle 5. Partenza gara 8.30 con i presupposti per fare bene, parto piano, raggiungo e supero i pacemaker delle 3.45 e decido di tenere un ritmo per fare 3.35...tutto fila liscio e gara piacevole con un gran paesaggio, purtroppo all'ultima discesa di San. Croce vedendomi quasi raggiunto dai palloncini 3.45 mi butto a rotta di collo e tac.. sento tirare la coscia destra.. gara rovinata e PB pregiudicato...rallenti per non strapparmi del tutto.. mi fermo anche a fare pipi e allacciarmi la scarpa destra slacciatasi in discesa..la vado a chiudere in 3h 56m 51s peccato la mia presunzione galeotta l'ultima discesa. Poi dietro comunque il significato che gl'avevo dato alla partenza con le lacrime negli occhi per il mio papà che non sta bene...certo 2 Maratone in 21gg per dirgli soffro con te ma non abbastanza per l'amore che provo...Maratona di Trieste gran bella gara consiglio a tutti e grazie a capitano Nino le sue tabelle funzionano e come poi sta a noi metterci gambe e testa. Alla prossima non mi farò frenare discese o salite sarà PB parola di John Simon
Giovanni Simone
È come attraversare un confine invisibile, a Trieste, alla Europe Marathon & Half, quando si arriva al traguardo in Piazza dell’Unità d’Italia.
I tuoi occhi che fino a quel momento hanno scoperto solo il colore dell’asfalto, il verde dei monti e l’azzurro del mare sullo sfondo… a un certo punto registrano il passaggio a una dimensione diversa e sempre nuova:
il traguardo!

La “Half” parte da Duino e le salite sono già dalla nostra parte, è un ottimo inizio…si fa per dire!
Dopo un paio di Km la strada spiana e lo sfondo cambia del tutto: il tappeto di asfalto si snoda sotto i piedi, a sinistra il verde dei monti e a destra lui, il mare.
Lo spettacolo acquista tutti i punti necessari che valgono l’intero prezzo del biglietto. La strada spiana e poi leggermente inizia la sua discesa, la sensazione che arriva dai piedi ripercuotendosi fino alla testa è delle migliori: inizia la discesa, la questione si fa semplice e interessante.  Eh no, la discesa aiuta ma se non sai gestirla… dopo è un gran casino.
Il sole picchia forte, non risparmia nessuno, ma il passaggio all’ombra sotto la “grotta” naturale è l’occasione migliore per riordinare i pensieri e non lasciare spazio a indecisioni. Il vento leggero rinfresca un attimo, poi ancora il sole. La discesa sta per finire e contro ogni pronostico, ha appesantito le gambe e fatto salire i battiti.
Eppure, in lontananza si vede già il Castello di Miramare, è quasi fatta… o così sembra.




E’ il momento di rifiatare e appena la strada torna a regalare una simil-pianura, ci si può rincuorare… cambio di scena, ma mancano ancora quasi 8 km.
Lo avevano detto, la discesa va gestita, ma fino a quando non ci sbatti il naso… chi ci crede? Parti carico e contento, dalla partenza sino a lì, e ora… e ora stai zitto e corri, la tua dose di ossigeno l’hai già avuta col venticello fresco, non puoi mica chiedere altro! Con quel che resta, dritto fino al traguardo… e se vuoi fare il pb, perché lo vuoi fare… devi anche darti una mossa!
E mentre sei nel mezzo di questi spiccioli pensieri tecnici, non ti accorgi che i Km scorrono, sfilano senza risparmiarti nulla, e a un certo punto… un sacco di gente lungo le transenne!
La piazza è a un tiro di schioppo!!!! Piena di gente, piena, piena, di più!!!
A questo punto, non si sa esattamente come ciò possa accadere, fatto sta che anche se sei moribondo, l’ultimo Km è il più veloce della gara!
E’ fatta, una gara intera sotto al sole cocente per vivere quella manciata di secondi: passare sotto il traguardo, staccare il garmin e sorridere a mille.
La ricompensa, adesso, è tutta tua! (Dov’è la birra?!).

Trieste è magnifica, ti rapisce il cuore senza nemmeno chiederti il permesso. Io la lascio fare alla grande, appuntamento al 2017!





Laura Genuardi






 


 




Green Europe Marathon 42.195 km
Sarno Aniello
2:59:00
4:15 min/km
42+26
Frozzi Paolo
3:28:31
4:56 min/km
42+18
Corà Massimo
3:28:31
4:56 min/km
42+18
Barbieri Fulvia
3:41:51
5:16 min/km
42+20
Capatti Alessandra
3:56:17
5:36 min/km
42+16
Simone Giovanni
3:56:51
5:37 min/km
42+10
Fardella Alessandro
3:59:40
5:40 min/km
42+9
Guerra Enrica
5:29:31
7:50 min/km
42

Bavisela Generali Family 10.00 km
Cavalieri Erica
10
Ballarini Alessandro
10


Green Europe Half Marathon 21.097 km
Genuardi Laura
1:47:54
5:07 min/km
21+17
Benini Elisa
1:49:50
5:13 min/km
21+16
Bocchi Lorenzo
1:49:51
5:13 min/km
21+10
Toigo Danila
1:58:50
5:39 min/km
21+10
Gaiba Stefania
2:02:00
5:48 min/km
21+9

1ª Bibione Half Marathon: per la corriferrara Garbellini e Pellizzari


Scritto da Fabio Pellizzari
1a edizione della Bibione Half Marathon all’insegna dei grandi numeri e del gran caldo con 1500 runners “partiti” da Piazzale Zenith e 60 ritirati a causa del primo caldo estivo . La giornata splendida ha reso ancora più spettacolare il percorso tracciato dall’organizzazione con suggestivi passaggi al faro di Bibione e sulla nuova ciclopedonale inaugurata giovedì scorso. Primo al traguardo in 1:05:02 Paul Tiongik seguito da Kibet Kimtay e da Said Boudalia. Tra le donne vince l’altoatesina Elena Casaro in 1:20:29 seguita da Paola Dal Mas e Ruth Chebitok. La keniota, che ha dominato per buona parte la gara, ha pagato nel finale scivolando sul terzo gradino del podio. Pubblico da vero grande evento sportivo con tribune gremite all’arrivo. 400 invece i partecipanti alla Bibione Fun, la family run che ha preceduto di pochi minuti la partenza della competitiva.

Per la Corriferrara io e Garbellini.
Ho affrontato questa corsa senza ambizioni di tempo ma pieno di curiosità verso questa nuova manifestazione e verso me stesso (essendo questa per me la prima mezza del 2016). In entrambi i casi sono rimasto molto soddisfatto. Dalla partenza situata in piazzale zenith a Bibione si percorrevano 2 km attraverso le vie della località balenare per raggiungere il parco naturale sul tagliamento, che ha offerto scorci molto belli e un po' di graditissima ombra. Una volta passato il faro di bibione si costeggiava la spiaggia su di una pista ciclabile che riporta a piazzale zenith. Da qui la corsa è diventata, quasi, una cittadina. La corsa ha attraversato tutta bibione fino ad arrivare in località lido del sole, dove i corridori assaporavano per la seconda volta la spiaggia veneta, per poi compiere un anello di circa 1 km attraverso la pineta e tornare nuovamente in spiaggia. Infine, dopo una serpentina di 2 km attraverso le vie di Bibione,  si arrivava in piazzale Zentih su un morbido tappetone blu costeggiato da un lato dalla spiaggia e dall'altro da una tribuna incitante!!



Scritto da Marcello Garbellini
Domenica 8 maggio è andata in scena la 1a edizione della Bibione Half Marathon, lungo la costa adriatica veneziana ai confini con il Friuli.
Una prima edizione all’insegna dei grandi numeri e soprattutto del gran caldo: già alle 8 di mattina c’erano poco meno di 20°C…e la gara iniziava alle 9.15!
Giornata veramente estiva: un bellissimo sole, zero nuvole, vento pressoché nullo e mare piatto…situazione più da sdraio, ombrellone, birra e relax che da corsa.
Ai nastri di partenza in Piazzale Zenith, adiacente alla super spiaggia bibionese, si sono presentati ben 1500 runners (successivamente un centinaio i ritirati a causa del primo caldo estivo), tra i quali spiccavano nomi importanti sia in campo femminile che maschile, segno che l’evento rappresentava una kermesse podistica dagli alti contenuti tecnici.
Al fianco della gara competitiva, è stata organizzata la “Bibione Fun”, l’evento collaterale che ha preceduto di pochi minuti la partenza della competitiva. Questo appuntamento nato in sordina come manifestazione per pochi appassionati, ha coinvolto invece circa 500 persone che si sono “date allegramente battaglia” per 5 km.
Come detto, la giornata splendida ha reso ancora più spettacolare il percorso tracciato dall’organizzazione (che è la stessa della Sarnico-Lovere e della Cortina Dobbiaco).
I corridori una volta partiti si sono diretti verso il faro di Bibione, un’area verde di grande pregio ambientale inserita negli elenchi delle zone di protezione speciale.
La gara ha così potuto offrire un mosaico unico di tipologie differenti di paesaggi: gli atleti hanno attraversato il bosco, la pineta, le dune, fino ad arrivare al corso del fiume Tagliamento sfruttando tutto il percorso ciclopedonale (inaugurato solo tre giorni prima dell’evento), per poi fare ritorno in Piazzale Zenith dov’era collocata la finish line, con accanto una super gradinata gremita di persone a tifare. E il tifo non è mai mancato per tutto il percorso proprio perché si correva prevalentemente nel centro città e lungo mare.
Per la cronaca, la gara maschile ha offerto ancora una volta una vittoria africana. È stata una gara a tre, con Said Boudalia che ha cercato di mantenere a distanza i due keniani che hanno subito imposto un ritmo infernale sin dal primo giro con un passo di 2’56/km formando un gruppetto di cinque atleti, e fra questi soltanto due italiani, Said Boudalia e Andrea Zordan dell’Atletica Vicentina.
I due atleti keniani accreditati di primati personali non lontani dai 60 minuti nella mezza maratona, sono rimasti sempre al comando della gara. Il più quotato Paul Tiongik ha allungato il passo all’altezza del diciottesimo chilometro, e solo nell’ultimo tratto leggermente in pendenza, è riuscito con una poderosa volata a tagliare la linea del traguardo , con il crono di 1:05:02.
Miglior italiano Said Boudalia che ha conquistato l’ultimo gradino del podio con il crono di 1:07:48.
La prova femminile ha offerto invece un doppio podio italiano con l’altoatesina Elena Casaro che si è imposta per una questione di secondi su Paola Dal Mas, chiudendo la propria prestazione con il crono di 1:20:29; terza la keniana Ruth Chebitok.
Portacolori Corriferrara il sottoscritto e Fabio Pellizzari che, purtroppo, non sono riuscito a individuare.
E’ una gara che consiglio a tutti sia per l’ottima organizzazione che, soprattutto, per il bellissimo percorso. Correre sulla battigia per chilometri immerso nella spiaggia e a pochi metri dal mare da un senso di pace allucinante. Unica difficoltà i quasi 4 km all’interno della pineta, su sterrato, dove è vero che si era riparati dal sole, ma non tirava un filo d’aria…pareva una fornace!
Per il resto, evento tutto da vivere.

Pos. Ass.
Pos. Cat.
Pett.
Cognome Nome
Cat.
RealTime
Media/km
Punti
 133 
 19 
 153 
GARBELLINI MARCELLO
 SM 
 01:29:30 
4’15
21+21 = 42
 524 
 46 
 841 
PELLIZZARI FABIO
 SM 
 01:42:21 
4’51
21+14 = 35

 
  

martedì 10 maggio 2016

DOZZA WINE TRIAL: ANCHE QUEST'ANNO UN BEL GRUPPO CORRIFERRARA



CORRI QUANDO PUOI, CAMMINA QUANDO VUOI

Prima o poi doveva arrivare il giorno del primo trail ed è con questa frase che mi ha suggerito Max Saieva che mi sono approciato a percorrerlo. La scelta è ricaduta su Dozza che molti di voi mi avevano consigliato ed anche per il chilometraggio “abbordabile” anche se in realtà i 15 km da programma sono stati in realtà 16.6 con un D+ di 590 m.
Arrivo a Dozza con mia moglie, che parteciperà alla 8 km, ed Ugo Negri per poi incontrare sul posto altri amici Corriferrara con i quali scattiamo la foto di rito. Giornata magnifica dal punto di vista meteorologico, ideale per correre ed affrontare il percorso che, dopo un primo chilometro attorno all’imponente Rocca di Dozza prosegue in un saliscendi a volte impervio lungo i filari delle coline bolognesi. Tenendo presente che la salita più ripida che avevo percorso nella mia breve carriera è stata il montagnone delle nostre mura vi lascio immaginare le gambe come stanno oggi. Corro comunque ripetendomi il mantra che molti mi hanno ripetuto nei giorni prima della gara “divertiti, divertiti, divertiti”. Così effettivamente è stato ed arrivo al traguardo stanco ma molto soddisfatto della prestazione. Buona l’organizzazione della gara con percorso segnalato alla perfezione e 4 ristori ben riforniti (anche di vino e salame). Unica pecca, il ritiro del pacco gara avviene con la restituzione del pettorale che credo sia sempre un bel ricordo da conservare. Pacco gara generoso con arachidi, noci, pasta, vino, salame, the, biscotti e shampoo (unico prodotto che non utilizzerò).
Il post gara lo abbiamo trascorso tra le strade di Dozza in festa, usufruendo del generoso pasta party e bevendo un paio di meritate birre!
Complimenti inoltre ai 2 atleti targati corriferrara che sono andati a premio, Ugo Negri classificato 9° tra i veterani e Max Saieva 16° nella classifica assoluta. Max è dovuto rientrare in città prima della premiazione e quindi l’ho sostituito salendo sul palco e provando quindi anche l’esperienza di ritirare un premio cosa che difficilmente riaccadrà!

Marcello Lampronti


Ieri ho partecipato al Dozza Wine Trail. Dopo l'esperienza dell'anno scorso ho voluto prendere parte a questo bellissimo Trail da 17km nelle colline di Dozza nonostante fossi lontano da 3 mesi da qualsiasi gara o allenamento decente causa motivi di lavoro che mi hanno portato a Milano. Proprio x questa mia scarsa condizioni fisica sono stato estremamente soddisfatto nell' aver terminato la gara con un tempo inferiore alle mie aspettative (1h 50' 55") considerato anche che rispetto all'anno scorso il percorso è stata allungato di circa 2 km, aggiungendo un altro "strappo" lungo i vigneti prima del tratto dove l'anno scorso iniziava la discesa verso l'unico pezzo asfaltato in prossimità dell'arrivo. Ottimo il pasta party (quest'anno hanno fatto 2 file separate x i podisti e x chi partecipava alla festa del vino in concomitanza), abbondanti i ristori e di tutto rispetto il pacco gara che comprendeva la classica bottiglia di vino da ritirare presso uno degli stand della fiera.

Andrea Masetti


1° mantovani jacopo 1.13'03" (4'24")
1^ briganti elena 1.31'52" (5'32")
16 SAIEVA MASSIMILIANO 1973 Am 1.28.33 (5'20") +56"  (16+5+16)
75 NEGRI UGO 1964 Vet 1.42.13 (6'09") +1'45" (16+5+11)
103 CREMONINI GABRIELE 1987 Am 1.45.26 (6'21") +1'57" (16+5+10)
139 RINALDI MATTEO PIO 1986 Am 1.52.36 (6'47") +2'23" (16+5+7)
142 MASETTI ANDREA 1988 Am 1.52.55 (6'48") +2'24" (16+5+7)
151 DE LA CALLE MATIAS IGNACIO 1977 Am 1.54.22 (6'53") +2'29" (16+5+7)
196 LAMPRONTI MARCELLO 1974 Am 2.02.44 (7'24") +3'00" (16+5+3)
219 ROMANO ALEJANDRO GABRIEL 1987 Am 2.07.51 (7'42") +3'18" (16+5+2)

260 RIZZATELLO NOVELLA 1974 Donne 2.17.48 (8'18") +2'46" (16+5+5)







CAMMINATA MONTANARA: A VERGATO UN OTTIMO SALVATORE FARINA




La 43a edizione della Camminata Montanara, corsa a Vergato (BO) domenica 8 maggio su un percorso impegnativo di quasi 15 km per l’organizzazione della LumegAltoreno, ha visto vincitori Vasyl Matviychuk ed Elisa Bettini.
Il forte Atleta ucraino del DK Run si è imposto con un crono finale di 53’29”, davanti ad Alberto Bonvento (Pod Pontelungo) secondo in 57’15” mentre Roberto Ria (Livorno Team Running) ha chiuso al 3° posto in 58’34”.
Tra le donne Elisa Bettini (Pol Sanrafel) ha vinto in 1h08’48”, relegando al 2° posto Samanta Bonaccorsi (GS Gabbi) con 1h10’06" mentre l’Atleta di casa Stefania Palmieri (LumegAltoreno) è salita sul 3° gradino del podio in 1h13’08".
Assieme alla competitiva si è anche disputata la LudicoMotoria che ha visto al via 1100 podisti mentre quasi 50 giovanissimi si sono dati battaglia nelle prove per Esordienti, Ragazzi, Cadetti ed Allievi a loro riservate.

Per l'Atletica Corriferrara era presente il solo Salvatore Farina che termina la sua gara in 1.16'42" crono che gli vale il 72° posto assoluto e l'8° della sua categoria.
Bravissimo Salvatore!!!

1° 53'29" 3'34"
72°
FARINA SALVATORE
1.16'42"
5'07" (+1'33")
15+4+11