domenica 12 aprile 2026

Elba Sky Race

 



Elba Sky Race 2026: dove il granito incontra il cuore

Sull’incantevole Isola d’Elba, l’11 aprile 2026 si è corsa molto più di una gara. La Elba Sky Race, 28 km con 1600 metri di dislivello positivo, è stata un viaggio dentro la fatica, la natura e qualcosa di più profondo: quella connessione antica tra uomo e paesaggio che solo certi luoghi sanno regalare.

Un’isola che parla all’anima

L’Elba non è solo mare cristallino e spiagge dorate. È un’isola di contrasti, di rocce antiche e profumi intensi, di vento e silenzio. Qui la macchia mediterranea avvolge ogni sentiero, e il granito del Monte Capanne racconta storie millenarie.

Non a caso, questo luogo ha ispirato artisti e poeti. Tra questi, Dylan Thomas, che trovò nelle isole e nei paesaggi marini una fonte inesauribile di suggestioni. L’Elba, con la sua luce mutevole e la sua anima selvaggia, sembra fatta apposta per chi cerca parole e significati oltre l’orizzonte.

Curiosità e leggende

  • Si racconta che le rocce granitiche del Monte Capanne siano frammenti di antiche divinità cadute dal cielo.
  • L’isola fu anche dimora di Napoleone Bonaparte, che qui trovò un esilio tutt’altro che silenzioso.
  • Nei boschi più fitti, secondo la tradizione, si aggirano ancora spiriti e presenze legate ai vecchi minatori e ai marinai.

La gara: tra cielo, roccia e respiro

La Elba Sky Race non concede tregua. Il percorso si snoda tra boschi di pini marittimi, blocchi di granito, ginestre, lavanda ed erica. Le salite sono ripide, spesso a gradoni, e mettono alla prova anche i più esperti.

Il tratto finale verso la vetta del Monte Capanne è un’esperienza quasi alpinistica: un percorso attrezzato, esposto, che richiede concentrazione e rispetto. Non è una gara per tutti, ma per chi accetta la sfida, regala emozioni indelebili.

Le voci dei protagonisti

Le parole degli atleti raccontano meglio di qualsiasi cronaca cosa significhi affrontare questa gara.

Renato Finco   ha racchiuso l’essenza dell’impresa in una riflessione potente:

Abbiamo domato il granito del monte Capanne, respirato il sale del mare, superato i nostri limiti.
La medaglia tra le mani non è solo pietra, è il simbolo di un’impresa che resterà scolpita nella memoria!
Elba Sky Race 28K 1600 D+

Agata Grazioso   descrive il contrasto tra fatica e bellezza:

La Skyrace dell’Elba, una gara tra i boschi e i profumi mediterranei, che ti spezza le gambe ma ti riempie il cuore.

Elenia Paparella   restituisce tutta la durezza e la magia del percorso:

L’Isola d’Elba riserva sempre un’atmosfera speciale: percorso immerso nella natura selvaggia, si corre tra boschi di pini marittimi, blocchi di granito circondati da ginestre, lavande, eriche con salite a gradoni che tolgono il fiato fino a raggiungere il picco del Monte Capanne attraverso un lungo tratto di percorso attrezzato non consigliato a chi soffre di vertigini.
Il cielo coperto per buona parte della gara ci ha permesso di ammirare il mare solo una volta arrivati in cima, però forse è stato meglio così perché con una temperatura ancora più alta sarebbe stato ancora più difficile.
Gara molto dura, con salite adatte più ai mufloni che ai corridori di pianura.
Questa Skyrace ci resterà nel cuore sia per la sua bellezza selvaggia che per la sua durezza.”

Più di una gara

La Elba Sky Race è una sfida fisica, certo. Ma è anche un’esperienza sensoriale e quasi spirituale. Il respiro che si mescola al vento, il profumo della macchia, il rumore dei passi sul granito: ogni elemento contribuisce a creare qualcosa che resta.

Perché alla fine, come spesso accade nei trail più autentici, non si tratta solo di arrivare al traguardo.
Si tratta di diventare parte del paesaggio, anche solo per un giorno.













giovedì 9 aprile 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara: una settimana di passi, sorrisi e traguardi condivisi

Ci sono settimane che non si limitano a scorrere sul calendario, ma si trasformano in piccoli viaggi collettivi. Settimane fatte di partenze all’alba, scarpe allacciate con cura e quella sottile emozione che accompagna ogni gara, ogni allenamento, ogni incontro. La settimana di Corriferrara è stata proprio così: un mosaico di esperienze, chilometri e storie intrecciate.

Trentatré atleti, cinque località diverse, un unico spirito. Dalle suggestive atmosfere di Pedavena, tra i sentieri del Dolomiti Beer Trail ,dove la fatica si mescola alla bellezza della montagna, fino alla vitalità delle gare più brevi ma altrettanto intense, ogni corsa ha raccontato qualcosa di diverso. Non solo numeri, ma emozioni vissute passo dopo passo.

C’è chi ha sfidato sé stesso sulle lunghe distanze, tra i 55, 24 e 12 chilometri immersi nella natura, e chi ha trovato ritmo e soddisfazione nelle gare più veloci: i 7 km di Villanova di Ravenna, i 9,4 km di Castelmassa, i 10 km di Alfonsine o i 13 km di Montegrotto Terme. Percorsi diversi, ma un unico filo conduttore: il desiderio di mettersi in gioco.

In totale, 425 chilometri percorsi. Un numero che da solo racconta impegno, costanza e passione. Ma ancora più impressionante è il dislivello totalizzato: 14.100 metri. Come scalare più volte una montagna, insieme. Perché è questo il bello: ogni salita, ogni tratto più duro, diventa più leggero quando è condiviso.

E poi ci sono i podi, che arrivano come riconoscimento di un lavoro fatto con dedizione, ma anche come simbolo di un gruppo che cresce e si sostiene. A Villanova di Ravenna, Paolo Callegari conquista un meritatissimo secondo posto di categoria. A Castelmassa, Denis Grandi sale sul gradino più alto, insieme a Franca Panagin, prima di categoria, mentre Elisa Benini ed Elisa Ferrari portano a casa due splendidi secondi posti.

Ma al di là delle classifiche, ciò che resta davvero è il senso di appartenenza. Gli sguardi prima della partenza, gli incoraggiamenti lungo il percorso, le risate a fine gara. Correre diventa così molto più di uno sport: è un modo per ritrovarsi, per condividere obiettivi e per scoprire, ogni settimana, un po’ di più su sé stessi e sugli altri. Questa non è solo una somma di risultati. È il racconto di una comunità in movimento, che continua a inseguire sogni, chilometro dopo chilometro.







mercoledì 8 aprile 2026

Run Dagi

 

Nel cuore dei Colli Euganei, dove la terra respira vapore e memoria, si è svolta il 6 aprile 2026 la Run Dagi, una gara non competitiva che è molto più di una semplice corsa: è un viaggio dentro un paesaggio che da millenni incanta viaggiatori, poeti e sognatori.

Tra natura, fatica e meraviglia

Con i suoi 13 km e 300 metri di dislivello, la Run Dagi ha messo alla prova gambe e respiro, alternando tratti immersi nel verde a salite che chiedono rispetto. Non è una gara da cronometro, ma da ascolto: del proprio corpo, del ritmo del passo e di ciò che il paesaggio racconta.

A fare da cornice è Montegrotto Terme, luogo dove l’acqua calda sgorga dalla profondità della terra portando con sé storia e leggenda. Qui ogni sentiero sembra avere una voce, ogni collina custodire un segreto.

Le “Aquae Patavinae”: quando la corsa incontra la storia

Già in epoca romana, queste terre erano conosciute come Aquae Patavinae, celebri per le loro sorgenti termali. Scrittori e poeti latini ne esaltavano le virtù: dalle acque benefiche ai paesaggi morbidi e silenziosi, capaci di ispirare versi e riflessioni.

Autori come Plinio il Vecchio e Marziale descrivevano questi luoghi come rifugi dell’anima, dove il corpo si rigenera e lo spirito si alleggerisce. Correre oggi su questi stessi sentieri significa, in qualche modo, dialogare con quel passato: ogni passo riecheggia una storia antica.

Una sfida condivisa

La Run Dagi non è competizione, ma comunità. È il piacere di partire insieme e arrivare con il sorriso, magari stanchi ma arricchiti. Lo conferma il commento di Emanuela Lambertini:

Una non competitiva molto impegnativa.

Poche parole, ma sincere. Perché l’impegno si sente tutto, soprattutto nei tratti in salita, dove il paesaggio si apre e regala scorci che ripagano ogni sforzo.

Correre tra leggenda e presente

Tra vapori che si alzano dalla terra e sentieri che si snodano tra ulivi e boschi, la Run Dagi diventa esperienza quasi sospesa. C’è chi corre per sport, chi per passione, chi per ritrovare un contatto autentico con la natura. Ma tutti, in qualche modo, finiscono per portarsi a casa qualcosa in più.

Forse è proprio questo il segreto delle antiche Aquae Patavinae: non solo acque che curano, ma luoghi che restano dentro. Anche dopo l’ultimo chilometro.

martedì 7 aprile 2026

Dolomiti Beer trail

Dolomiti Beer Trail 2026: tra fatica, neve e sorrisi

Il 4 aprile 2026, Pedavena si è trasformata ancora una volta in un piccolo universo parallelo dove la corsa incontra la montagna, la fatica si mescola alla festa e ogni passo racconta una storia. Il Dolomiti Beer Trail non è solo una gara: è un rito collettivo, una celebrazione dello spirito trail tra boschi, ghiaioni e panorami che sembrano usciti da una leggenda delle Dolomiti.

Tre le distanze in programma:55 km, 24 km e 12 km  e su tutte e tre, immancabile, la presenza degli atleti Corriferrara, pronti a lasciare il segno su ogni tipo di terreno.


🌲 Un percorso che racconta la montagna

Il Beer Trail è famoso per non fare sconti. Non è solo una questione di chilometri, ma di carattere. Sentieri che cambiano volto continuamente: dal sottobosco morbido alle creste esposte, fino a tratti dove la neve di inizio primavera ricorda che qui la montagna decide sempre lei.

Lo racconta bene Cristiano Rocambole:

"Percorso molto vario, con discese tecniche e corribili e salite abbastanza impegnative"

Una sintesi perfetta: varietà come parola chiave. Perché qui si passa in pochi minuti dal correre leggeri al dover “lavorare” ogni passo, tra ghiaia instabile e pendenze che chiedono rispetto.

E poi c’è Pedavena, con la sua storica Birreria Pedavena, che accoglie tutti al traguardo. Non è solo un arrivo: è una festa, un abbraccio collettivo, un brindisi condiviso tra chi ha vinto e chi ha semplicemente resistito.


💛 Storie di corsa, di testa e di cuore

Se il trail è racconto, allora le parole degli atleti sono capitoli autentici.

Maria Letizia Milani    porta con sé qualcosa che va oltre la gara:

"Non faccio tantissime gare in un anno ma ci sono gare a qui ci sono affezionata e il Beer TRAIL è una di queste sarà per la gara in sé sarà per la vista sarà per l'arrivo dove accoglie tutti allo stesso modo che tu sia primo o ultimo..."

E poi la difficoltà, quella vera:

"quest'anno purtroppo Michele in settimana si è infortunato e ha dovuto dare forfait... una gara totalmente diversa dagli anni scorsi si sale subito in una salita costante e decisa poi sono andata un po' in difficoltà in discesa tecnica su ghiaia e ciottoli molto scivolosi..."

Ma il trail è anche questo: trasformare le parole di qualcuno in energia:

"avevo nella testa le parole che mi dice sempre Michele in gara ...ti porto sempre con me e dovevo portarla a casa anche per lui..."

E alla fine:

"si fatica tanta ma anche tanta soddisfazione sia per il tempo finale per me tanta roba."


❄️ Il battesimo (vero) del trail

E poi c’è chi il trail lo scopre così, senza filtri. Federico Oliani    lo racconta con una sincerità disarmante e irresistibile:

"Il primo Trail non si scorda mai...ma forse sarebbe meglio!"

Un esordio epico, tra errori e scoperte:

"Senza preparazione specifica, senza tecnica, senza materiale tecnico..."

E la montagna, si sa, insegna in fretta:

"mi sono trovato a correre in canotta sulla neve, a cadere due volte nel giro di qualche minuto, morire con crampi e mal di schiena..."

Fino alla rivelazione universale del trail runner:

"Ad esempio che se tutti hanno i bastoncini forse servono a qualcosa."

Ma il finale è quello che conta davvero:

"giornata splendida... arrivo con fiumi di birra e dj set .....quindi al top! I dolori passano, la gloria e la medaglia restano!"

"


🌞 Natura, sole e… terzo tempo

A ricordarci l’essenza più pura della giornata è anche Renato Finco


 che coglie il cuore dell’esperienza con poche parole:

"Sempre bello sulle Prealpi venete, natura sole e terzo tempo mitico con birra all'arrivo"  


E in effetti è proprio così: le Prealpi Venete regalano scenari che cambiano a ogni passo, tra luce e ombra, tra silenzi e respiri profondi. E poi quel “terzo tempo” che nel trail non è un dettaglio, ma parte integrante dell’esperienza. Un momento in cui la competizione si scioglie e resta solo la condivisione.


🍺 Tra leggenda e realtà

Si dice che tra i sentieri sopra Pedavena, nelle giornate limpide, si possano vedere profili di montagne che ricordano antichi spiriti delle Dolomiti. Leggende locali parlano di presenze silenziose che osservano i viandanti… e forse anche i trail runner.

Ma una cosa è certa: al Beer Trail, ogni atleta lascia qualcosa su quei sentieri, fatica, emozione, magari qualche imprecazione  e porta via molto di più.


🏁 Corriferrara: presenza, spirito, squadra

Su tutte le distanze, i 14 atleti e atlete Corriferrara hanno incarnato lo spirito della gara: partecipazione, condivisione e quella leggerezza che rende il trail qualcosa di unico. Non solo prestazione, ma esperienza.

Perché in fondo, al Dolomiti Beer Trail, non importa quanto vai forte.
Importa come vivi ogni chilometro. E magari, alla fine, con una birra in mano…  tutto ha ancora più senso.
























53^ Sgrupada, una Pasquetta di Sport.

 

53ª Sgrupada di Castelmassa: corsa, sorrisi e passione sotto il sole di Pasquetta

C’è qualcosa di speciale nelle corse di paese, un’atmosfera che mescola sport e comunità, fatica e sorrisi. La 53ª Sgrupada, andata in scena il 6 aprile 2026 a Castelmassa, non ha fatto eccezione. Anzi, ha confermato ancora una volta il suo fascino: una classica di Pasquetta capace di richiamare appassionati da tutta la zona, tra strade familiari e quel clima genuino che solo queste manifestazioni sanno offrire.

Tra i protagonisti della giornata anche il gruppo di Corriferrara, presente con ben 13 atleti, pronti a mettersi in gioco su un percorso scorrevole ma non privo di insidie. Due giri, qualche salita a spezzare il ritmo e una bellissima giornata di sole a fare da cornice: ingredienti perfetti per una mattinata di sport condiviso.

E i risultati non sono mancati. Spiccano infatti i primi posti di categoria conquistati da Denis Grandi e Franca Panagin, affiancati dagli ottimi piazzamenti di Elisa Benini ed Elisa Ferrari, seconde di  categoria.

Per Denis Grandi, la Sgrupada è molto più di una semplice gara:

Una classica che, abitando anche in zona, non mi faccio mai mancare!!

Un legame con il territorio che si sente passo dopo passo, tra strade conosciute e volti amici.

Per Franca Panagin, invece, è stata una prima volta speciale nella versione competitiva:

“Per la prima volta ho partecipato alla corsa competitiva che si tiene da vari anni a Castelmassa. Quale modo migliore per trascorrere il giorno di Pasquetta in compagnia di amici legati dalla stessa passione, correre. La bellissima giornata di sole ha fatto da cornice a tutto questo, rendendo la mattinata ancora più piacevole. Percorso abbastanza scorrevole (due giri) reso un po' faticoso dalle due salite. Come prima volta sono soddisfatta del risultato, prima di categoria. Premio molto gradito e abbondante.”

Ma tra i momenti più belli e significativi della giornata c’è anche una storia che racconta quanto la passione per la corsa possa diventare familiare, condivisa, contagiosa.

Angelo Visentini   


ha corso infatti insieme alla moglie Elisa Ferrari… e al loro piccolo, comodamente sistemato nel passeggino, protagonista inconsapevole di una corsa vissuta tra entusiasmo e leggerezza.

Le sue parole restituiscono tutta la spontaneità del momento:

Gara fatta con Elisa Ferrari arrivata 2a di cat. e nostro figlio nel passeggino-Running, spingendolo e lanciandolo in mezzo a tutti i Runner presenti, ottima occasione per scaricare e ‘tirare’ mia moglie in una corsetta che si è rivelata piena di allegria e stimolo. Cornice di Pasquetta in una Castelmassa calda e soleggiata. Divertiti e soddisfatti.

E con semplicità, anche Elisa Ferrari 


 
sottolinea quel legame speciale:

Con mio marito Angelo Visentini

Un’immagine che va oltre la classifica: un papà che corre spingendo il passeggino, una mamma che condivide fatica e sorriso, un bambino che, ancora troppo piccolo per ricordarlo, è già parte di quella passione che unisce.

È proprio questo il cuore della Sgrupada: non solo prestazione, ma storie, legami e passione che attraversa le generazioni.

E mentre i cronometri si fermano e le classifiche si archiviano, resta qualcosa di più duraturo: il ricordo di una Pasquetta vissuta insieme, di corsa… e già proiettata verso la prossima partenza.










domenica 5 aprile 2026

Podistica Quartiere S. Rocco

 


42ª Podistica del Quartiere di San Rocco: il vento, la strada e una storia che ritorna

A Villanova di Ravenna, quando arriva la vigilia di Pasqua, non è solo il calendario a segnare un passaggio. È l’aria stessa che cambia, portando con sé il profumo della campagna romagnola e quel misto di attesa e tradizione che si respira tra le case e lungo le strade. Ed è proprio in questo scenario che, il 4 aprile 2026, si è corsa la 42ª Podistica del Quartiere di San Rocco, una gara che ormai è diventata molto più di un semplice appuntamento sportivo.

Qui si corre da oltre quarant’anni, e ogni edizione sembra raccontare una storia nuova, pur seguendo lo stesso percorso: un unico giro, tra asfalto e sterrato, che attraversa una terra semplice ma autentica. I campi ancora umidi di primavera, i filari che si perdono all’orizzonte, e quel vento, quasi una presenza costante, che accompagna e sfida ogni partecipante.

Non è un caso che tra i protagonisti ci sia chi questa gara la conosce bene. Come Mauro Robustini, che racconta:

Classica garetta della vigilia di Pasqua, alla quale ho partecipato già in diverse edizioni, e che si caratterizza in un giro unico composto da asfalto e sterrato e dalla immancabile presenza del vento (contrario) dalla seconda metà fino al traguardo. Partito forte, ma poi sono riuscito a gestirla abbastanza bene fino alla fine. In Romagna poi l’organizzazione è sempre ottima e immancabili le piadine artigianali nel pacco gara.

Le sue parole restituiscono perfettamente l’anima della gara: familiare, impegnativa, ma sempre accogliente. Perché qui il vento non è solo un ostacolo, è quasi una tradizione. Si dice, tra i corridori abituali, che a Villanova il vento “ti aspetta al ritorno”, come a voler mettere alla prova non tanto le gambe, quanto la testa.

E poi c’è la Romagna, con il suo spirito inconfondibile. L’organizzazione curata, i volontari sempre pronti con un sorriso, e quel dettaglio che trasforma una gara in un’esperienza: la piadina artigianale nel pacco gara. Un simbolo semplice, ma profondamente legato al territorio, capace di raccontare più di mille parole.

Forse è proprio questo il segreto della Podistica di San Rocco: non è solo una corsa, ma un piccolo rito collettivo. Un momento in cui sport, tradizione e comunità si incontrano, dando vita a qualcosa che va oltre il cronometro.

E mentre il traguardo si avvicina, con il vento che soffia contro e il respiro che si fa più corto, ogni partecipante sa di essere parte di una storia che continua, anno dopo anno, passo dopo passo.




giovedì 2 aprile 2026

Riepilogo settimanale e mensile attività podistica e punti che saranno assegnati.

 

Nel battito leggero di ogni passo, nel respiro che si fa ritmo e nel silenzio che accompagna le lunghe distanze, vive qualcosa di antico e potente. È la stessa fiamma che, nel 1896, spinse Carlo Airoldi a lasciare Milano senza un soldo, attraversando terre e sogni per raggiungere Atene: duemila chilometri percorsi con la sola forza della volontà. La sua storia è tratta dal libro:Il testamento del maratoneta: Una storia vera di Manuel Sgarella)

 È quella stessa fiamma che oggi arde nei cuori degli atleti Corriferrara. Questa settimana è stata un viaggio. Non solo tra chilometri e traguardi, ma tra emozioni e storie che si intrecciano lungo strade lontane e vicine. Novantatré atleti hanno portato i colori della squadra in tredici località diverse, trasformando ogni gara in un capitolo di una narrazione collettiva fatta di passione e sacrificio. Da Praga a Berlino, passando per Venezia, Firenze e le strade di casa, ogni corsa è stata una dichiarazione d’amore per questo sport. I 1820 chilometri percorsi e i 10.376 metri di dislivello non sono solo numeri: sono albe inseguite, gambe stanche ma felici, sguardi che si cercano al traguardo. E poi c’è chi ha superato il confine del possibile. L’impresa di Vittorio Cavallini, 48 ore di corsa per un totale di 306 chilometri, si iscrive nella leggenda. Un gesto che richiama quello di Filippide, che nel 490 a.C. corse per 36 ore fino a Sparta per salvare il suo popolo. Anche oggi, come allora, correre diventa qualcosa di più: un atto di coraggio, una promessa mantenuta, un dialogo silenzioso con i propri limiti. Le soddisfazioni non sono mancate. I podi conquistati raccontano storie di determinazione e talento: Rosanna Albertin, Paola Pantaleoni e Sandro Prini sul gradino più alto; Denis Grandi protagonista; i giovani Leonardo Valarini e Vittoria Zambrini già capaci di brillare. E poi Chiara Rosignoli, terza di categoria, simbolo di una squadra che cresce e si sostiene.

Guardando al mese appena trascorso, il quadro si fa ancora più ampio e suggestivo. 325 atleti, 45 località, oltre 6400 chilometri percorsi e quasi 44.000 metri di dislivello. Un movimento vivo, pulsante, capace di spingersi oltre i confini nazionali fino a Berlino, Praga, Barcellona e Tapu, in Nuova Zelanda: luoghi lontani uniti dallo stesso filo invisibile fatto di passione.

Ventiquattro podi conquistati: un mosaico di emozioni e nomi che meritano di essere raccontati, uno ad uno.
Lucrezia Berghenti, capace di conquistare una prima assoluta e una terza assoluta; Ilaria Camanzi, prima di categoria; Denis Grandi, due volte secondo di categoria; Rosanna Albertin, terza assoluta e due volte prima di categoria; Aniello Sarno, primo di categoria; Paola Pantaleoni, due volte prima di categoria; Rita Romagnoli, seconda di categoria; Vittoria Zambrini, due volte prima di categoria; Giulia Caramori, seconda di categoria; Leonardo Valarini, due volte primo di categoria; Marco Delli Gatti, secondo di categoria; Mario Boarati, terzo di categoria; Michele Tuffanelli, terzo assoluto; Ion Coban, secondo di categoria; Chiara Rosignoli, terza di categoria.

Corriferrara non è solo una squadra. È una comunità che corre insieme, che sogna insieme. È il ricordo di chi ha attraversato l’Europa a piedi inseguendo un ideale, ed è il presente di chi, ogni giorno, infila le scarpe e parte, senza sapere esattamente dove arriverà, ma con la certezza che ne varrà la pena. Perché correre, in fondo, è questo: un atto d’amore.