lunedì 30 marzo 2026

Venice night trail 51 ponti

 

Venezia, dove anche il passo diventa poesia: il Night Trail dei 51 ponti

Venezia, sospesa tra acqua e cielo, dove ogni passo risuona come un verso antico e ogni ponte racconta una storia. E sabato 28 marzo, quella storia si è fatta corsa, respiro, luce.

La Venezia Night Trail  51 ponti non è stata semplicemente una gara: è stata una piccola epopea contemporanea, un pellegrinaggio laico tra calli e campielli, lungo 16,6 chilometri e 114 metri di dislivello, dove la fatica si è mescolata alla meraviglia.

Un tempo fu la Repubblica di Venezia a dominare i mari per oltre mille anni, fino all’arrivo di Napoleone Bonaparte nel 1797.
Ma quella di sabato è stata una conquista diversa: pacifica, luminosa, gioiosa.

Migliaia di podisti hanno invaso la città non con armi, ma con scarpe dai colori accesi e lampade frontali che, come lucciole moderne, hanno illuminato i 51 ponti. Nessuna fiaccola, nessuna battaglia: solo il ritmo dei passi e il battito condiviso di chi corre.

Tra loro, una vera spedizione: 34 atleti Coriferrara, giunti nella Serenissima come ambasciatori del movimento e dell’entusiasmo. Una presenza viva, compatta, quasi una piccola flotta sportiva tra le acque silenziose della laguna.

E Venezia, dal canto suo, si è concessa.
Al tramonto, la laguna si è tinta di oro e porpora, come nei quadri dei maestri. Poi la notte ha avvolto tutto in un velo sottile, lasciando emergere solo luci, riflessi e respiri.

Si corre e ci si ferma.
Si accelera e si aspetta.

Perché Venezia non si lascia conquistare in fretta: ti costringe a rallentare, a stringerti nei vicoli stretti, ad attendere il tuo turno per attraversare un ponte. Ed è proprio lì che l’evento diventa esperienza.

Come racconta Caterina Maietti:

6000 persone che corrono e camminano di sera a Venezia, uno spettacolo. Il passaggio in piazza San Marco vale la gara. In realtà non è corretto definirla gara: è più un evento, un’esperienza. Tanti stop di diversi minuti per incanalarsi in vicoli stretti o per attraversare alcuni ponti. Alla fine i km non sono 16 ma 16,6 e i 51 ponti si fanno sentire!!!

E come darle torto. Attraversare Piazza San Marco di notte, con il passo leggero e il cuore pieno, è qualcosa che resta.

Renato Finco aggiunge una nota ancora più evocativa:

Stupenda! Correre a Venezia in notturna è come un rondò musicale in un’atmosfera mistica ricca di fascino storico.

E davvero, la città sembra suonare.
Ogni passo un accordo, ogni ponte una variazione, ogni riflesso sull’acqua una pausa sospesa.

Tra le curiosità, si dice che sotto alcuni ponti, nelle notti più silenziose, si possano ancora percepire i sussurri dei mercanti e dei viaggiatori di un tempo. E forse, sabato sera, tra il rumore lieve delle scarpe e il respiro dei podisti, quelle voci si sono mescolate al presente.

Così Venezia si è lasciata attraversare, ma non possedere.
Ha accolto, osservato, accompagnato.

E quando l’ultimo podista ha spento la luce frontale, è tornata a essere ciò che è sempre stata:
un sogno galleggiante, eterno, che al tramonto si accende e di notte si racconta solo a chi sa ascoltare.




















StraRiccione

 

C’era un’aria già tiepida, di quelle che sanno di sale e promesse, domenica 29 marzo 2026 a Riccione. Il mare, ancora timido come a inizio stagione, accarezzava la riva con onde leggere, mentre il lungomare si riempiva di passi, sorrisi e magliette colorate: era il giorno della StraRiccione, la corsa dei 10 chilometri che ogni anno segna, un po’ come una cartolina anni Sessanta, l’inizio della bella stagione.

Sembrava di essere finiti dentro una di quelle fotografie ingiallite dal tempo: cappellini leggeri, biciclette appoggiate alle ringhiere, e atleti pronti a partire con lo sguardo acceso di chi sa che, in fondo, correre è anche un modo per raccontarsi. Tra loro, arrivati quasi in punta di piedi ma con tanta voglia di vivere la giornata, c’erano Laura Varolo e Flavio Rizzi, portacolori di Corriferrara.

Per loro, più che una gara, era una piccola fuga verso il mare. Una di quelle gite semplici, essenziali, dal sapore autentico: la sveglia presto, la strada che scorre tra chiacchiere e musica, e poi l’arrivo a Riccione, dove l’Adriatico sembra sempre pronto ad accoglierti come un vecchio amico. Senza fronzoli, solo il piacere di correre e di concedersi qualche ora diversa dal solito.

Il percorso, disteso tra lungomare e viali cittadini, raccontava una città che ha mille storie da sussurrare. Si dice, tra i più anziani, che nelle sere d’estate di tanti anni fa, quando le luci erano più soffuse e la musica arrivava dai juke-box, qui si incontrassero artisti, sognatori e innamorati. E qualcuno giura che, nelle prime ore del mattino, quando la spiaggia è ancora vuota, si possa sentire l’eco di quelle risate lontane, mescolate al rumore del mare.

Correre in questo scenario è qualcosa di diverso: non è solo cronometro, ma un viaggio. Ogni passo sembra seguire il ritmo delle onde, ogni respiro si riempie di iodio e libertà. Laura e Flavio hanno affrontato i 10 chilometri con lo spirito giusto, quello di chi sa che lo sport è anche un modo per staccare e ritrovarsi, anche solo per un giorno.

Al traguardo, più che il tempo finale, contavano i sorrisi. Quelli di chi si ritrova con la leggerezza di una giornata ben vissuta. Perché la StraRiccione, in fondo, è proprio questo: un piccolo racconto di primavera che sa già d’estate, una storia semplice ma piena di vita, come quelle di una volta.

E mentre il sole calava piano sul mare, colorando tutto di arancio e nostalgia, restava la sensazione di aver preso parte a qualcosa di più di una gara. Una parentesi felice, un ricordo da portare a casa insieme alla sabbia nelle scarpe e al suono, inconfondibile, delle onde di Riccione.





domenica 29 marzo 2026

Mezza maratona di Praga: alla conquista del medaglione delle Super Halfs

 

C’è una città in Europa che sembra fatta apposta per raccontare storie. Si specchia nella Moldava, si accende al tramonto e custodisce tra le sue pietre secoli di sogni, leggende e destini intrecciati: Praga. Capitale storica della Boemia, cuore pulsante di un regno che fu anche centro del Sacro Romano Impero tra il XIV e il XV secolo, è una città che non si visita soltanto… si ascolta.

E proprio qui, il 28 marzo 2026, tra le strade acciottolate della Città Vecchia (Staré Město), tra le atmosfere intime di Malá Strana e sotto lo sguardo imponente del Castello di Praga (Hradčany), si è corsa una gara che per molti non è stata soltanto una competizione: è stata una storia a lieto fine.

Una corsa dentro la storia

La mezza maratona di Praga è qualcosa di speciale. Non è solo chilometri da percorrere, ma passi dentro una città che ha visto passare scrittori come Franz Kafka e umanisti come Bohuslav Hasištejnský z Lobkovic. È un viaggio tra arte, cultura e quel fascino boemo che si riflette nei vetri lavorati dai celebri Maestri del Vetro Boemo. Ma per i nostri atleti, questa gara rappresentava molto di più: la conquista del “medaglione delle Super Halfs”. Un simbolo prezioso, che si ottiene solo completando sei mezze maratone europee: Lisbona, Berlino, Valencia, Copenaghen, Cardiff e, infine, Praga.

Dietro quella medaglia non c’è solo metallo. C’è un racconto lungo anni. Fatto di sacrifici, allenamenti sotto la pioggia, viaggi pieni di aspettative, infortuni che hanno messo alla prova la volontà… e poi la forza di rialzarsi. Sempre.

Voci dal cuore della gara

Alla vigilia, le parole di Michele Franceschini  erano già un piccolo racconto:

“Ed eccomi qua alla mia ultima half marathon a Praga con obbiettivo concludere la gara per terminare un ciclo iniziato nel 2023… esperienze che rimarranno sempre nel cuore… grazie a tutti i miei compagni di gare…”

E poi, dopo il traguardo, la semplicità che racchiude tutto:

“Obiettivo raggiunto.”

Le stesse parole, cariche di emozione, anche per  Loredana Gagliano.


E la gioia piena di Lucy Nastasi:

“Un viaggio lungo 6 half marathon che si conclude meravigliosamente a Praga.”

Parole semplici, ma dentro c’è tutto: fatica, amicizia, orgoglio, felicità.


Le leggende che accompagnano i passi

Correre a Praga significa attraversare anche le sue leggende.

Si dice che la città sia nata da una visione della principessa Libuše, che profetizzò la grandezza di Praga insieme al contadino Přemysl.

Sul Ponte Carlo, la figura silenziosa di San Giovanni Nepomuceno accompagna i corridori: toccare la sua statua porta fortuna… e forse anche un po’ di forza in più negli ultimi chilometri.

In Piazza Carlo aleggia ancora la leggenda del Dottor Faust, mentre l’Orologio Astronomico continua a scandire il tempo con il mistero del Maestro Hanuš.

E tra le vie strette, qualcuno giura di aver visto il Templare Senza Testa aggirarsi in via Lilova… forse a vegliare su chi, come questi atleti, affronta una sfida più grande di sé.

Il lieto fine 

Alla fine, resta il traguardo.
Resta la medaglia, sì… ma soprattutto resta il viaggio.

Resta l’immagine di amici che si abbracciano, di città scoperte passo dopo passo, di risate e lacrime condivise. Resta la consapevolezza di avercela fatta.

E Praga, con le sue torri, le sue storie e le sue leggende, diventa lo scenario perfetto per chiudere un capitolo importante della propria vita sportiva. Non è solo la fine di un percorso. È l’inizio di un ricordo che durerà per sempre.
























giovedì 26 marzo 2026

Riepilogo settimanale e punti che saranno assegnati

 

Nel dolce fluire dei passi che solcano la terra come anime leggere, la settimana podistica della Corriferrara si è dipinta come un moderno viaggio dantesco, non tra pene e tormenti, ma tra fatica, gioia e conquista: un Paradiso dei corridori, dove ogni tappa è cielo e ogni traguardo è luce.

Erano quarantuno gli atleti, come stelle ordinate in un firmamento in movimento, dispersi in sette cieli terreni, ciascuno con la propria storia e il proprio respiro.

Si partì dalle valli silenziose di Pomposa, dove la Corrida degli Scariolanti ha accolto i podisti tra echi di abbazie millenarie e sentieri che sanno di storia monastica. Qui, tra nebbie leggere e terra piatta, il passo si fa meditazione.

Poi, come anime ascendenti, alcuni si spinsero fino alla maestosità eterna di Roma, correndo la maratona tra i fasti dell’Impero e le pietre che raccontano secoli. Ogni chilometro è stato un dialogo con la storia, ogni respiro un ponte tra passato e presente.

Sul litorale di Cervia, tra saline e profumo di mare, la mezza maratona ha visto i corridori sfidare il vento salmastro, accompagnati dal volo dei fenicotteri, custodi silenziosi di queste terre sospese tra acqua e cielo.

Ma è tra le colline nobili di Radda in Chianti che il viaggio si è fatto epico: l’Ultra Trail Chianti Castles, tra castelli e vigneti, ha condotto gli atleti in una dimensione quasi ultraterrena. Qui, il dislivello diventa prova dell’anima, e la fatica si trasforma in elevazione.

Non meno suggestiva la tappa a Fiesso d’Artico, lungo la Riviera del Brenta, dove la Dogi’s Half Marathon scorre tra ville venete e riflessi d’acqua, evocando lo splendore della Serenissima.

A Casalfiumanese, il Trail del Raviolo unisce ironia e durezza: tra sentieri collinari e tradizioni gastronomiche, il nome strappa un sorriso, ma il percorso pretende rispetto.

Infine Pistoia, con la sua storica maratonina, ha accolto i podisti tra piazze eleganti e un passato medievale che si intreccia con il presente sportivo.

In totale, 1276,529 chilometri percorsi: come un viaggio da terra a cielo. E ben 16.000 metri di dislivello, quasi una scalata simbolica verso le sfere celesti.

E come ogni Paradiso che si rispetti, non manca la gloria.

Tra i più luminosi, spicca Ion Coban, che nell’aspro e magnifico scenario dell’Ultra Trail Chianti da 120 km ha conquistato il 2° posto di categoria. Un risultato che non è solo podio, ma testimonianza di forza, costanza e spirito indomito,virtù che Dante stesso avrebbe posto tra quelle degne delle sfere più alte.

Così si chiude questa settimana: non con una fine, ma con una sospensione luminosa. Perché ogni corsa è un’ascesa, ogni atleta un pellegrino, e ogni traguardo… solo un nuovo inizio verso il proprio personale Paradiso.









martedì 24 marzo 2026

Maratona di Roma

                                               

Maratona di Roma 2026: Corriferrara in marcia tra storia, fatica e meraviglia

Il 22 marzo 2026, tra i sanpietrini lucenti e i monumenti eterni di Roma, si è svolta una nuova, emozionante edizione della Maratona di Roma. Non una semplice gara, ma un viaggio epico lungo 42,195 km che attraversa secoli di storia, bellezza e passione.

La partenza, suggestiva e solenne, è avvenuta nel cuore pulsante dell’antica Roma: i Fori Imperiali. Alle ore 8:00, come una legione pronta a muovere, i runners si sono messi in marcia lasciandosi alle spalle il maestoso Colosseo, simbolo eterno della città. Da lì, il lungo serpentone umano ha attraversato vie e scorci iconici fino al traguardo finale, posto nello storico Circo Massimo, luogo che un tempo ospitava le corse delle bighe e che oggi accoglie il trionfo moderno dei maratoneti.

Tra le migliaia di partecipanti, anche Corriferrara, presente con 10 atleti, veri e propri legionari contemporanei partiti alla conquista della Capitale. Con passo cadenzato e spirito di squadra, hanno affrontato il percorso come parte di  una coorte decisa a raggiungere l'obiettivo, tra fatica e meraviglia.

Correre a Roma significa immergersi in un museo a cielo aperto: si sfiora la grandiosità di Piazza Venezia, si respira la spiritualità nei pressi della Basilica di San Pietro, e si attraversano quartieri ricchi di fascino e storia. Una curiosità? Il tracciato della maratona romana è famoso anche per i suoi sanpietrini: affascinanti alla vista, ma impegnativi per gambe e appoggi, quasi una prova aggiuntiva degna dei più temprati.

Tra i protagonisti della giornata, spicca l’entusiasmo di Carlo Barbieri al suo debutto sulla distanza regina, che racconta così la sua esperienza:

"Wow, che viaggio stupendo la maratona! E quale miglior citta' scegliere, se non l' iconica capitale?! Un debutto incredibile, preparato e concentrato, mai affaticato e sempre in controllo. Una bellezza di paesaggi, posti e gente che ti impressiona ogni chilometro. Contento anche per il risultato finale, sub 3 non scontato al debutto, ma ancora di piu per tutta la preparazione e tutti i compagni di allenamento di questi mesi! Ad maiora!"

Il racconto di Carlo ha il sapore di un’impresa epica: ha corso come un legionario esperto, con lucidità e forza, conquistando un risultato straordinario. Un debutto sotto le 3 ore non è solo un tempo: è una dichiarazione.

Più essenziale ma altrettanto intensa l’emozione di Michela Guarise:

"Roma semplicemente magica"

In queste parole c’è tutta l’essenza della giornata. Roma sa essere questo: magia pura, capace di trasformare ogni passo in un ricordo indelebile.

Il commento di Laura Rinaldi:

Bellissima, da rifare in forma! 

I 10 atleti di Corriferrara tornano da questa esperienza con qualcosa in più di una medaglia: tornano con una storia da raccontare. Come legionari di ritorno dal cuore dell’Impero, portano con sé immagini, emozioni e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di unico.

E mentre il traguardo del Circo Massimo si allontana e resta nei ricordi, una certezza rimane: Roma non è mai solo una tappa. È una promessa.

Ad maiora, Corriferrara!












Corrida degli Scariolanti

 

Corrida degli Scariolanti: correre nella storia tra abbazia e boschi del Delta

Tra i paesaggi sospesi del Delta del Po, dove terra e acqua si intrecciano in un equilibrio antico, si è svolta a Pomposa (FE) la suggestiva Corrida degli Scariolanti, gara podistica di circa 9,5 km capace di unire sport, memoria e identità locale.

Una corsa tra natura e spiritualità

Il percorso, immerso in un contesto unico, ha visto i partecipanti partire dalle adiacenze di Corte Lovara, punto di riferimento rurale della zona, per poi svilupparsi tra strade bianche e tratti immersi nella natura. Dopo i primi chilometri, gli atleti hanno raggiunto l’area dell’Abbazia di Pomposa, uno dei complessi monastici più importanti del Nord Italia, risalente al IX secolo. Qui il tracciato attraversa il grande parco abbaziale, correndo ai piedi dello storico campanile romanico e tra edifici che per secoli hanno rappresentato un centro di cultura e spiritualità. Il percorso si inoltra quindi nel suggestivo Bosco Spada, un’area naturale dal fascino quasi selvaggio, fatta di sentieri ombreggiati, silenzi profondi e profumi di vegetazione umida tipici delle zone deltizie. Un passaggio che rende la gara non solo una competizione, ma una vera esperienza immersiva. Il rientro verso il traguardo riporta infine gli atleti nuovamente nelle adiacenze di Corte Lovara, dove è posto l’arrivo.

Le origini: gli “scariolanti”, simbolo di fatica e riscatto

La corsa prende il nome dagli scariolanti, figure storiche legate alla bonifica delle terre del ferrarese tra Ottocento e primo Novecento. Erano lavoratori durissimi, spesso braccianti poveri, che trasportavano terra e materiali con la “scarìola” (la carriola), contribuendo alla trasformazione delle paludi in terreni coltivabili. Il loro lavoro, fatto di sacrificio e resistenza, è diventato nel tempo un simbolo identitario della zona. La Corrida degli Scariolanti nasce proprio per rendere omaggio a questa memoria collettiva, trasformando la fatica della corsa in un gesto simbolico che richiama quella dei lavoratori di un tempo.

Pomposa: un crocevia di storia e cultura

Correre qui significa attraversare un luogo carico di storia. L’Abbazia di Pomposa, consacrata nel 1026, fu per secoli un centro fondamentale per la diffusione della cultura medievale, ospitando monaci amanuensi e figure di grande rilievo come Guido d’Arezzo, ideatore della moderna notazione musicale.

Tra le vestigia più significative spiccano:

  • il maestoso campanile romanico alto oltre 48 metri
  • gli affreschi medievali del refettorio e della sala capitolare
  • il pavimento decorato con simboli e figure allegoriche

Elementi che rendono il contesto della gara unico nel panorama podistico italiano.

Tra realtà e leggenda

Il territorio che circonda Pomposa è da sempre avvolto da un’aura di mistero. Le antiche zone paludose, le nebbie frequenti e i boschi come quello di Spada hanno alimentato nel tempo racconti popolari. Si narra, secondo tradizioni locali, che nelle notti più umide si possano udire echi lontani tra gli alberi, interpretati un tempo come presenze o spiriti legati ai monaci o ai lavoratori delle bonifiche. Leggende senza conferme storiche, ma che contribuiscono a rendere l’atmosfera del luogo ancora più suggestiva.

Sport e territorio: un binomio vincente

La Corrida degli Scariolanti si inserisce in un calendario più ampio di eventi podistici locali, contribuendo a valorizzare il territorio del Delta del Po, sempre più al centro di iniziative che uniscono turismo, natura e attività sportiva. Non è solo una gara: è un viaggio nella storia, un omaggio alle radici e un modo per riscoprire, passo dopo passo, un angolo d’Italia dove il tempo sembra scorrere più lentamente.


Trail del raviolo

 

C’è sempre qualcosa di speciale nelle corse di paese, qualcosa che non sta solo nei numeri:16 chilometri, 600 metri di dislivello,ma nelle storie che si intrecciano lungo il percorso, come fili di una stessa coperta cucita a mano. Il Trail del Raviolo, andato in scena il 22 marzo 2026 a Casalfiumanese, è stato proprio questo: una giornata che sapeva di terra, fatica e memoria.

Chi c’era racconta di un’aria ancora fresca di fine inverno, di quelle che pizzicano il naso appena parti, ma che poi diventano alleate quando il fiato si accorcia sulle prime salite. Il percorso si snodava tra sentieri collinari, strade bianche e tratti più tecnici, dove le scarpe affondavano appena nel terreno morbido. Non era una gara da prendere alla leggera: quei 600 metri di dislivello si facevano sentire, soprattutto quando le gambe iniziavano a chiedere tregua.

E proprio sul tracciato arrivano le parole di Michele Tuffanelli, che sembrano quasi una fotografia vissuta passo dopo passo:
Trail molto veloce e corso tutto d’un fiato per chi è allenato. Due belle salite toste, poi un bellissimo passaggio in cresta sui calanchi… meglio non guardare giù per chi soffre di vertigini. Poi giù in picchiata su single track stretti dove devi stare ad occhi aperti…”

Parole che raccontano bene l’anima della gara: un percorso sì corribile, ma mai banale. Le salite mettono alla prova, la cresta regala emozioni e panorami che ti restano dentro, e le discese richiedono attenzione, lucidità, rispetto per il terreno. È uno di quei tracciati che non ti lascia distrarre: o ci sei davvero, o rischi di perderti qualcosa.

Eppure, proprio lì, nelle salite più dure o nei tratti più esposti, viene fuori lo spirito vero di questa corsa. Un po’ come raccontavano i nonni quando parlavano delle strade fatte a piedi: “passo dopo passo, e si arriva ovunque”.

Michele, nel suo racconto, ha voluto condividere qualcosa che va oltre la gara stessa. Una storia semplice, ma potente, come quelle che si tramandano senza bisogno di grandi parole:
Ma questo articolo mi piace condividerlo con Letizia che, chi se ne frega del crono, ha avuto il coraggio di buttare via la paura di allungare il suo chilometraggio, di buttare via la paura di non farcela e portarla al termine… e si è pure divertita,così mi ha detto. Brava Leti.

E forse è proprio qui il cuore della Trail del Raviolo. Non nei tempi, non nelle classifiche, ma in quel momento in cui qualcuno decide di provarci lo stesso. Di partire anche con un po’ di paura nello zaino, e di arrivare con qualcosa in più: fiducia, leggerezza, magari anche un sorriso stanco.

Casalfiumanese, con le sue colline e i suoi calanchi, ha fatto da cornice a tutto questo. In alcuni punti il paesaggio si apriva all’improvviso, quasi a ricordarti perché sei lì: per guardare lontano, anche solo per un attimo, prima di rimettere gli occhi sul sentiero. E poi c’è il nome, “Trail del Raviolo”, che profuma di casa e di tradizione. Di quelle domeniche lente, dove il cibo è una festa e la fatica trova il suo premio. Non è solo una gara: è un piccolo rito di comunità, un modo per salutare la primavera e ritrovarsi.

Alla fine, più che i numeri, restano le storie. Quella di chi ha corso forte, quella di chi ha stretto i denti, e quella di chi,come Letizia,ha avuto il coraggio di partire senza sapere esattamente come sarebbe andata a finire. Proprio come dicevano i nonni, con semplicità: la fatica passa… ma quello che hai vissuto resta.



Dogi Half Marathon

 

Nella placida domenica del 22 marzo dell’anno corrente, quando l’aria della Riviera del Brenta portava ancora un soffio d’inverno mescolato ai primi sospiri di primavera, si tenne con nobile vigore la Dogi's Half Marathon, tra le terre eleganti di Fiesso d'Artico e i suoi dintorni, ove un tempo le nobili famiglie veneziane facevano erigere ville sontuose per sfuggire alla calura lagunare.

Tra ville, vento e memoria

Chi percorre quei luoghi non può non sentire l’eco di un Settecento dorato: carrozze lungo il Brenta, dame affacciate dai loggiati, e il lento scorrere dell’acqua a riflettere affreschi e sogni. Oggi, al posto degli zoccoli dei cavalli, sono le scarpe dei corridori a battere il ritmo di questa terra. Eppure, anche nella modernità della gara, qualcosa di antico permane: si narra tra i locali che lungo certi tratti del fiume, nelle mattine velate di foschia, si possano ancora scorgere le ombre leggere di antichi patrizi intenti a passeggiare, quasi incuriositi da questa nuova forma di “corsa” che attraversa le loro dimore.

Il vento come antagonista

Non fu giornata priva di sfide. Il vento, spirito capriccioso della pianura veneta, si oppose con decisione ai corridori per lunghi tratti, quasi a voler mettere alla prova non solo le gambe, ma l’animo stesso dei partecipanti. E come in ogni racconto degno dei salotti veneziani, ogni protagonista affrontò la propria personale battaglia.

Voci dalla corsa

Federico Oliani,   con schiettezza degna di una confessione tra amici in osteria, racconta:

"Ho avuto male al cu...glutei per due settimane e non ho praticamente corso, ma ero già iscritto e dovevo fare un lungo e quindi domenica mi sono comunque presentato! Sono partito con il pacer delle 2h perché non sapevo come avrebbe reagito il cu.... gluteo e quindi sono partito piano piano, ho corso piano e sono arrivato piano. Però il cu...chiappe non sono peggiorate e ho fatto il lungo...quindi direi obiettivo raggiunto!"

Parole che, pur nella loro ironia, rivelano una verità eterna: talvolta la vittoria non è nel tempo, ma nell’aver avuto il coraggio di partire.

Diverso, ma altrettanto nobile, il racconto di Michele Bacillieri che sembra quasi un diario di viaggio:

"Da molti anni volevo fare questa gara: Anche se mi mancano diversi pezzi per definire allenamenti/preparazione le corse che faccio, e con qualche acciacco 2 settimane, fa la mia indole agonistica rimane e l’obiettivo realistico era comunque molto ambizioso per l’attuale stato di forma: obiettivo centrato!!! La manifestazione è molto ben organizzata +1500 iscritti avevo davvero voglia di partecipare ad una gara numerosa: i posti sono molto belli il tracciato lineare. C’è stato vento contro per i primi 8Km, poi un po' a favore e di nuovo contro gli ultimi 2Km. Ho corso concentrato, molto paziente evitando sprechi di energia andando contro al mio modo di correre sempre un poco troppo istintivo: è una vita che corro ma non ho mai avuto gran confidenza con questa distanza. Sono stato sempre nel gruppo dei pacer dell' 1h35’ alla fine non ne avevo proprio più e penso di aver dato davvero il 100% E’stato un bel fine settimana con la famiglia al seguito e il B&B a 200m dalla partenza un valore aggiunto importante."

Qui si respira l’arte della misura, tanto cara agli antichi veneziani: conoscere sé stessi, dosare le forze, e infine giungere al traguardo con la dignità di chi ha dato tutto.

E poi vi è il racconto di Emma Giatti che pare quasi poesia:

"Il mio cuore tra le Ville Venete Ci ho messo tutto il cuore. Tutto, tutto, tutto. Non riesco neanche a spiegare quanto io sia contenta, perchè domenica mentre correvo lungo il Brenta, mi sentivo leggera, felice e tranquilla. Avevo solo voglia di correre, di metterci tutta la mia passione, di attraversare ogni singola emozione e di sentire la fatica trasformarsi in forza. Vincenzo è stato la mia guida fondamentale: mi ha seguita, sostenuta e spronata in ogni fase. È stato bello aver condiviso questo percorso di preparazione con lui, mi fa credere ogni giorno nelle mie potenzialità, insegnarmi trucchi, strategie e in fin dei conti sotto sotto c’è solo del gran divertimento. Rispetto alla mia ultima mezza, ho tolto ben 3 minuti al cronometro. Ma c'è una cosa che non è cambiata affatto: quanto la corsa mi faccia stare bene, quanto mi faccia sentire me stessa, quanto sia, a tutti gli effetti, il mio cuore. Soprattutto quanto sia bello condividerlo in compagnia con le persone che adoro. Ho affidato la corsa alla testa e il ritmo ai polmoni, seguendo il richiamo delle gambe; eppure, in quel silenzio, non ho ascoltato altro che i battiti della mia felicità."

Parole che sembrano nate tra le pagine di un epistolario settecentesco, dove sentimento e disciplina si intrecciano come tralci di vite lungo il Brenta.

Epilogo

Così si concluse questa edizione della Dogi’s Half Marathon: non solo una gara, ma un piccolo teatro umano, dove fatica, ambizione e gioia si sono incontrate tra le ombre delle ville venete.

E forse, se davvero gli spiriti degli antichi dogi osservano ancora queste terre, avranno sorriso vedendo che, sebbene mutino i tempi e le forme, resta immutato il desiderio dell’uomo di mettersi alla prova, di superare sé stesso e di raccontarlo con orgoglio, ironia o poesia, al termine del proprio viaggio.