martedì 10 febbraio 2026

Rovigo in love, cronaca di una giornata di Sport e Amicizia.

 

C’è qualcosa, a Rovigo, che assomiglia a una promessa mantenuta. Forse è la nebbia che all’alba avvolge tutto e non nasconde, ma protegge. Forse è quel silenzio sospeso prima della partenza, quando la città sembra osservare i podisti in punta di piedi, lasciandoli passare come si fa con chi sta per intraprendere un viaggio. L’8 febbraio 2026, in questo scenario ovattato e quasi intimo, si è svolta Rovigo in Love, manifestazione podistica che anno dopo anno cresce in maniera esponenziale, non solo nei numeri ma anche nel valore che riesce a trasmettere..

Le distanze proposte erano tre, come tre modi diversi di vivere la corsa e, in fondo, la vita: la City Run non competitiva da 10 km, la staffetta da 10,5 km e la mezza maratona competitiva da 21,097 km. La scelta più gettonata è stata senza dubbio la 10 km non competitiva, che ha sfiorato le 3.000 presenze: famiglie, amici, singoli podisti hanno riempito le strade senza l’assillo del cronometro, con l’unico obiettivo di stare bene, insieme o con sé stessi. Un centinaio gli atleti della staffetta, mentre circa 1.000 runner hanno affrontato la mezza maratona competitiva, terreno ideale per chi cerca il personal best ma anche per chi ama misurarsi con i propri limiti, senza perdere il gusto del gioco.

C’era chi correva in gruppo, sostenendosi a vicenda come si fa nei viaggi lunghi, e chi invece si è affidato ai pacers, scegliendo un ritmo costante, fedele alle proprie possibilità. Nessuno strappo inutile, solo la pazienza del passo che sa dove vuole arrivare. E in tutto questo, un’organizzazione impeccabile: percorso sicuro, incroci ben presidiati, ristori puntuali. A dare voce e anima alla giornata, come sempre, Daniele Trevisi, speaker capace di trasformare l’attesa in racconto e l’arrivo in festa. La sua voce, udibile già da lontano, diventa un radiofaro emotivo: sentirla significa essere quasi a casa. E poi quel dono raro, la memoria: nomi ricordati, chiamati, restituiti agli atleti come un riconoscimento personale che vale più di una classifica. Rovigo, va detto, è una città che porta con sé storie antiche e piccole leggende. Si racconta che il suo nome derivi da Rhogus, canale d’acqua ribelle, e che i polesani abbiano imparato nei secoli a convivere con ciò che cambia, con ciò che sfugge. Forse è per questo che la corsa qui trova terreno fertile: perché correre è, in fondo, accettare l’imprevisto. Anche la nebbia, gelosa custode del paesaggio, ha fatto la sua parte, concedendo più suggestione che panorama. Ma l’entusiasmo non si è perso: anzi, si è fatto più intimo, più vero. Non sono mancati, come sempre, i malumori di chi vive le restrizioni alla viabilità come un fastidio insopportabile. Qualche automobilista imbufalito, qualche sfogo sui social. Succede. Ma il “disturbo” dura poche ore, mentre l’orgoglio di una città capace di ospitare eventi così partecipati e ben riusciti dovrebbe durare molto di più. È il prezzo minimo da pagare per sentirsi parte di qualcosa che funziona. Molto apprezzata la pubblicazione gratuita delle foto, disponibili già dalla domenica sera sulla pagina dell’evento: album dopo album, volti stanchi e sorridenti, prove concrete di una giornata riuscita. Rovigo in Love è una gara a cui vale la pena partecipare: per la competenza e la gentilezza degli organizzatori, ma anche per il nome stesso. Un po’ d’amore non guasta mai, né nello sport né nella vita. Corriferrara ha onorato l’appuntamento con una settantina di atleti, 53 dei quali nella competitiva. E dalle loro voci arrivano racconti che valgono quanto i risultati. Alcuni commenti dei nostri atleti:

Gigi Medas,  ha descritto l’alba nella nebbia come un dialogo eterno tra razionalità e desiderio, tra Narciso e Boccadoro, scegliendo ancora una volta il viaggio. Correre, per lui e per molti, non è più (o non solo) una questione di tempo, ma di relazioni, di presenze che confermano che “certe cose hanno ancora senso”.  "Si percepisce qualcosa di profondamente umano e dunque inevitabilmente poetico, nel ritrovarsi all’alba, avvolti dalla nebbia, a domandarsi perché mai si continui a correre quando il letto, a casa, è così calorosamente convincente. È il momento in cui Narciso, tutto misura e razionalità, dialoga con Boccadoro, che invece sorride all’idea del viaggio, dell’incontro, dell’imprevisto. E insieme, come sempre, decidono di partire. Oggi l’uscita di gruppo aveva direzione Rovigo. La città non si è mostrata subito: la nebbia, gelosa custode del paesaggio, ha preferito lasciarci intuire più che vedere. Eppure, nonostante il grigio sospeso nell’aria, un migliaio di podisti ha colorato le strade con scarpe fluo, magliette tecniche, bandane creative e quell’espressione a metà tra la concentrazione e la felicità infantile. La nebbia confonde i contorni, ma non spegne l’entusiasmo: al massimo lo rende più intimo. Per molti di noi partecipare a questa gara è un rito. Non tanto per il cronometro che spesso viene messo a tacere dalla saggezza dell’età o dall’onestà delle gambe, quanto per le relazioni. A Rovigo abbiamo amici tra gli organizzatori, volti che rivediamo ogni anno come si rivedono i compagni di un vecchio viaggio. Essere presenti è un modo per dire “ci siamo”, per sostenere, per aumentare il numero dei partecipanti e, in fondo, per confermare che certe cose hanno ancora senso. In un tempo in cui l’odio sembra correre più veloce di chiunque altro, partecipare a una gara che richiama esplicitamente all’amore diventa un piccolo atto sovversivo. Correre per amore, insieme, è quasi un gesto politico. Lo sport, quando è autentico, non divide: unisce. E mentre il fiato si accorcia e le gambe cominciano a discutere con la testa, ci si scopre parte di qualcosa di più grande del proprio passo. La gara, va detto, era organizzata con cura: ristori frequenti e ben forniti, un finale generoso, una medaglia bellissima. Si corre per piacere, certo, ma ricevere una medaglia dopo aver attraversato quel gonfiabile alato, tra due ali di persone che incitano, è un’emozione che non conosce classifiche. Non importa il tempo impiegato: conta arrivare. Conta non fermarsi. Ho corso con alcune amiche,  dosando le energie come vecchi alchimisti del chilometraggio, per non arrivare svuotati agli ultimi chilometri. Quando la fatica inizia a prendere posto anche nella testa, è lì che il gruppo diventa essenziale: una parola, una battuta, un sorriso riescono a rimettere in moto ciò che sembrava finito. Lungo il percorso si chiacchiera con altri podisti, si scambiano impressioni, si progettano gare future. Anche affaticata, la mente già sogna nuove partenze. La nebbia ci ha negato il panorama, ma non il divertimento. E come ogni esperienza degna di questo nome, la giornata non poteva concludersi senza una celebrazione a tavola. Davanti a ottimi piatti e buon vino, il pranzo è durato più della gara. 

All’uscita, quasi per magia, il sole aveva dissipato le nuvole. Forse è questo il senso del correre insieme: attraversare la nebbia, sostenersi nella fatica, arrivare al traguardo e poi sedersi, finalmente, a condividere il racconto. Complimenti sinceri agli organizzatori. E arrivederci alla prossima partenza."  

Più asciutto ma altrettanto sincero il commento di Denis Grandi, che ha lodato la grande partecipazione e l’ottima organizzazione, concedendosi solo un sorriso amaro per quella nebbia che, puntuale, ha iniziato a dissolversi dopo l’arrivo. "Bella gara e grandissima partecipazione (anche per le camminate di 5 e 10 km), peccato solamente per quella cavolo di nebbia che ovviamente ha iniziato a dissolversi gradualmente dopo l'arrivo!!! Per il resto ottima organizzazione con incroci presidiati bene e buon ristoro finale."

Accanto a queste voci si inserisce anche quella di Massimo Corà


 che riporta il senso più profondo del correre insieme, lontano da qualsiasi idea di prestazione assoluta o di ricette miracolose: 

Non mi sono mai sentito un guru della corsa e ci mancherebbe: ci sono tantissime persone più brave ed esperte di me. Quello che amo profondamente, però, è stare fianco a fianco ai ‘miei’ allievi. Allenarmi con loro, fare fatica insieme, sbagliare, capire, migliorare nel tempo. È così che ho imparato quasi tutto quello che so sulla corsa: vivendola, non spiegandola dall’alto. Negli anni, sia nei corsi in presenza sia in quelli a distanza, la cosa più bella che sto vedendo non sono i numeri, ma i percorsi delle persone. Persone che crescono piano piano, acquistano consapevolezza, fiducia e imparano ad ascoltarsi. Magari non vanno più forte di tutti, ma stanno meglio, corrono meglio e si sentono parte di qualcosa. Questo per me è il vero risultato. Non ricette magiche o promesse miracolose, ma metodo, confronto, ascolto e tanta normalità. Ieri alla Rovigo in Love ho avuto la fortuna di correre accanto ad alcuni allievi, ma soprattutto amici, e vedere da vicino il loro percorso è stato davvero bellissimo. Grazie a tutte le persone che fanno parte di questo cammino, in presenza e a distanza. Andiamo avanti, passo dopo passo, insieme.

E poi c’è il racconto di Lorenzo Bocchi,  che parla di obiettivi, amicizia e gambe che rispondono meglio del previsto:

Era da prima del COVID che in una 1/2 maratona non portavo il cronometro sotto 1:35. Oggi volevo correre ai 4:30 e così sono partito; al 2° km mi affianca l'amico Vittorio e mi domanda a quanto la "voglio fare". Detto l'obiettivo dice: "allora sto con te"; morale: mi ha tirato e incitato per 19 km portandomi all'arrivo in 1:33:53.   Straordinario. A differenza di Gigi ,sempre molto sensibile e ricco di metafore nel descrivere con i suoi articoli le nostre gare, non ho trovato grosso amore a Rovigo, né un bel percorso: sali scendi nella prima metà del percorso e una valanga di curve negli ultimi chilometri; ma non mi importa. Grazie Vittorio ”.

Parole dirette, senza orpelli, che ricordano come, a volte, l’amore in gara non sia nel percorso o nel paesaggio, ma nella spalla che ti corre accanto per 19 chilometri. Forse è proprio questo il senso di Rovigo in Love: attraversare la nebbia insieme, sopportare la fatica, arrivare al traguardo e poi sedersi, metaforicamente o davvero, davanti a un buon piatto, a condividere il racconto. Perché correre, come amare, non è mai solo un fatto individuale. È un’esperienza che chiede di essere vissuta e, soprattutto, ricordata.

A completare il racconto della giornata, meritano una menzione anche i risultati di categoria, che testimoniano come a Rovigo si sia corso non solo con il cuore, ma anche con qualità e determinazione.
Sul podio delle rispettive categorie troviamo Albertin Rosanna, prima di categoria, Grandi Denis, secondo di categoria, Masieri Nicoletta, seconda di categoria, e Marangoni Emanuela, terza di categoria. Risultati che premiano impegno, costanza e passione, e che si inseriscono perfettamente nello spirito della manifestazione: competizione sì, ma sempre vissuta con rispetto, condivisione e senso di appartenenza.







































lunedì 9 febbraio 2026

2^ competitiva città di Granarolo dell’Emilia. Paola e Cate sul podio.

 

Granarolo Emilia accoglie i podi di Corriferrara nella 2ª Competitiva

Una mattinata di sport, passione e condivisione ha animato Granarolo Emilia (BO) domenica 8 febbraio 2026, in occasione della 2ª Competitiva Granarolo Emilia, gara podistica sulla distanza dei 10 km che ha richiamato numerosi atleti da tutta la regione. Un evento cresciuto rapidamente, capace di unire agonismo e spirito di comunità, valorizzando il territorio e la corsa su strada. Il percorso si è snodato tra le vie del paese e la campagna circostante, regalando scorci tipici della pianura bolognese: strade rettilinee, tratti veloci ma anche passaggi più tecnici, ideali per mettere alla prova resistenza e gestione del ritmo. Granarolo Emilia, conosciuta per la sua vocazione agricola e per essere una “porta verde” alle porte di Bologna, ha saputo offrire un’accoglienza calorosa, con volontari e pubblico sempre pronti a sostenere gli atleti lungo il tracciato. Ottime le prestazioni degli atleti di Corriferrara, che hanno saputo distinguersi in una gara combattuta e ben organizzata. In particolare, ancora una volta, Paola Pantaleoni e Caterina Maietti hanno confermato una straordinaria continuità di risultati: Paola ha conquistato il 1° posto di categoria, mentre Caterina ha ottenuto un prestigioso 2° posto di categoria. Un doppio podio che non è frutto del caso, ma della costanza negli allenamenti, dell’esperienza maturata gara dopo gara e di una passione che continua a tradursi in risultati concreti.

La 2ª Competitiva Granarolo Emilia si chiude così con il sorriso degli organizzatori e degli atleti, lasciando la sensazione di una manifestazione destinata a crescere nel tempo. Per Corriferrara, e per Paola e Caterina in particolare, un’altra giornata da incorniciare, nel segno della continuità e dell’amore per la corsa.







giovedì 5 febbraio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.


 Corriferrara: una settimana spiegando le ali

C’è una settimana, ogni tanto, in cui le scarpe sembrano piume e l’asfalto diventa cielo. È successo anche stavolta, quando Corriferrara ha disseminato il proprio volo in sette località diverse, come un gabbiano curioso che non si accontenta di una sola rotta, ma cerca il senso profondo del gesto: correre per conoscere, correre per condividere, correre per diventare.

Da Villa Estense, dove Corri in Villa ha regalato 19 chilometri immersi nell’eleganza silenziosa del verde padovano, fino a Modena, con la storica Corrida di San Geminiano (13,5 km), tra portici e tradizione che sanno di festa popolare e sudore autentico.
A Sabaudia, sotto lo sguardo antico della Maga Circe, la maratona (42,195 km) ha messo alla prova non solo le gambe, ma la volontà: lì, dove il mare e il promontorio dialogano, si è corso contro se stessi prima che contro il tempo.

Poi Bologna, all’Interporto Race (5 km), veloce e industriale, dove ogni passo è precisione e ritmo; Gallio, con la Strafexpedition winter (18 km), aspra e montana, che chiede rispetto e restituisce carattere; Rossetta di Fusignano, nella 7ª 6H IppoCiok, dove 54,86 km diventano un esercizio di resistenza mentale prima ancora che fisica; e infine Dubai, lontana e luminosa, dove la maratona (42,195 km) si corre tra modernità e deserto, ricordandoci che i confini sono spesso solo nella testa.

25 atleti hanno indossato il pettorale e trasformato la gara in racconto.
Ma il volo non sarebbe stato completo senza il battito d’ali del gruppo: 120 atleti hanno partecipato all’allenamento collettivo di società, perché Corriferrara non è solo competizione, è soprattutto condivisione del gesto, apprendimento reciproco, fiducia. Come Jonathan Livingston, si impara davvero solo quando si vola insieme.

Il bilancio parla chiaro:
474,75 km percorsi in gara,
4.650 metri di dislivello in gara,
numeri che diventano esperienza, fatica che si trasforma in consapevolezza.

E tra queste rotte, un gabbiano è salito più in alto:
alla Maratona Maga Circe, Paolo Callegari conquista il 2° posto di categoria, dimostrando che la costanza è una forma silenziosa di coraggio.

Corriferrara continua così, settimana dopo settimana, a cercare non la velocità fine a se stessa, ma la perfezione del volo, quella che nasce quando il limite non spaventa più, ma invita a essere superato.









martedì 3 febbraio 2026

Strafexpedition Winter

 

 C’è una neve che pesa come il silenzio e una che invece alleggerisce il cuore. A Gallio, il primo febbraio 2026, la neve era entrambe le cose: ostacolo e meraviglia, fatica e promessa. La Strafexpedition Winter, trail nato per mettere alla prova il corpo e accendere lo spirito, si è svolta in un altopiano che d’inverno diventa racconto, pagina bianca da attraversare lasciando impronte profonde come pensieri. Il percorso, previsto di 20 chilometri, è stato ridotto a 18 per l’impraticabilità di alcuni tratti, soffocati da una coltre abbondante e viva. Il dislivello di 750 metri è rimasto lì, a ricordare che nulla viene regalato: ogni metro va conquistato, passo dopo passo, respiro dopo respiro. Correre sulla neve non è solo avanzare, è accettare di sprofondare, rialzarsi, trovare un ritmo nuovo, più umile e più vero. È una danza lenta dove la forza si misura con la pazienza. Gallio, già bellissima d’estate, in questa edizione invernale ha mostrato il suo volto più autentico.  Boschi ovattati, sentieri cancellati dal bianco, il rumore del proprio fiato come unica compagnia. Qui il trail smette di essere gara e diventa passione pura, istinto primordiale, dialogo intimo tra l’uomo e la montagna. Alla manifestazione era presente Corriferrara con sei atleti, un piccolo gruppo compatto, unito dalla stessa voglia di mettersi in gioco e condividere la fatica. Perché il trail è anche questo: compagnia, sguardi che si incrociano, incoraggiamenti che valgono più di qualsiasi cronometro. Lasciamo spazio al commento di Michele Tuffanelli, che racconta la gara senza filtri, con la sincerità di chi la montagna l’ha vissuta fino in fondo:

"Beh che dire già il posto è bello già di suo anche d'estate ma mai come quest'anno l'edizione invernale della Strafexpedition ha dato il meglio di sé con tantissima neve e purtroppo un percorso ridotto di 2 km per impraticabilità del sentiero ma tutto sommato è andata bene così visto che dal secondo ristoro si affondava fino al polpaccio, per quanto riguarda la mia gara diciamo che non è il mio terreno migliore ma è andata bene così visto anche una caviglia malconcia, bella gara di tutta la compagnia Corriferrara da rivedere organizzazione con doccia fredda, pacco gara non conforme a quello dichiarato, pasta party da rivedere."

Resta il freddo sulla pelle, sì. Restano le imperfezioni, le cose da migliorare. Ma resta soprattutto la bellezza di aver corso dentro l’inverno, di aver sfidato la neve e se stessi. Come nel Peso della farfalla, alla fine non conta la forza bruta, ma la capacità di resistere, di andare avanti nonostante tutto, leggeri e ostinati, lasciando sulla montagna solo ciò che serve: le proprie tracce.

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lunedì 2 febbraio 2026

Corri in Villa

 


E come in certe pagine di Hermann Hesse, dove il cammino non è mai solo spostamento ma ascolto, incontro, trasformazione, anche “Corri in Villa” a Villa Estense (PD), il 1° febbraio 2026, ha ricordato a tutti che il senso del muoversi non sta tanto nella meta, quanto nel modo in cui si percorre la strada.

Non competitiva, sì. Ma tutt’altro che anonima.
Sette, dodici e mezzo, diciannove chilometri: tre distanze come tre possibilità dell’animo. Ognuno ha scelto la sua, senza fretta, senza confronti, con quella libertà lieve che nasce quando il cronometro resta in tasca e il respiro trova il suo ritmo naturale. Correre insieme, in questo contesto, diventa una forma di alleanza silenziosa: i passi si accordano, la fatica si diluisce nelle parole, e persino il silenzio, quando arriva, non pesa, ma accompagna.

Tra amici, la corsa smette di essere una prova individuale e diventa una piccola avventura condivisa. Qualcuno rallenta per aspettare, qualcun altro accelera solo per tornare indietro con una battuta. È in questa complicità che la stanchezza perde il suo volto severo e si trasforma in esperienza: qualcosa da attraversare, non da combattere. E quando il corpo chiede tregua, ecco i ristori, che sembrano più tappe di un viaggio che semplici pause. Calore, sapori, sorrisi. Un invito a restare, a godere, a sentirsi parte.

Il finale, poi, non è stato un traguardo ma un approdo: minestrone caldo, panini, bevande, e persino primule donate a sorteggio, come a dire che anche dopo la corsa qualcosa può continuare a fiorire. Perché la bellezza, quando è condivisa, pesa meno e resta più a lungo.

A raccontare lo spirito della giornata il commento di Gigi Medas 


"Certe mattine non si corrono solo i chilometri, si corre insieme.
Oggi a Villa Estense (PD) c’erano tre strade possibili: 7, 12,5 e 19 km. Come nella vita. La maggior parte di noi ha scelto quella più lunga, ma la verità, direbbe forse Siddharta sorridendo, è che la gioia non stava nella distanza, bensì nel cammino condiviso.
In gruppo i passi diventano più leggeri, le fatiche si dimezzano e le risate raddoppiano. Tra una chiacchiera e una battuta, senza l’ansia del cronometro, i chilometri scorrono via quasi distratti. E quando pensi di essere stanco… ecco un ristoro. Anzi, i ristori: vin brulè per scaldare il corpo e l’anima, quello “abusivo” che ha saputo elevare lo spirito con spritz, pancetta grigliata e ogni ben di Dio (illuminazione compresa 🍷🥓). E poi il finale degno di un abbraccio: minestrone caldo, panini, bevande e persino primule regalate a sorteggio. Perché qualcuno ha pensato che anche la bellezza va condivisa.
È stata una corsa senza gara, un viaggio più che una prestazione. Con la compagnia giusta, anche la fatica diventa parte del divertimento… e quando arrivi, un po’ ti viene voglia di ripartire, solo per stare ancora insieme.
Complimenti sinceri agli organizzatori: per 2,50 € (gruppi) o 3,50 € (singoli) ci hanno regalato una giornata di sport e convivialità autentica, più ricca di tante competitive blasonate.
Da rifare. Perché, in fondo, la meta conta… ma è il camminare insieme che fa la differenza."

E forse è proprio questo che “Corri in Villa” ha insegnato, senza proclami: che correre, come camminare, è un atto semplice solo in apparenza. Se fatto insieme, diventa un modo gentile di stare nel mondo.











Interporto Race 2026

 

Interporto Race 2026: rompere il ghiaccio, ritrovare il ritmo

Ci sono gare che non si corrono solo con le gambe, ma anche con la testa e con il cuore. L’Interporto Race 2026, andata in scena il 1° febbraio all’Interporto di Bologna, è stata una di quelle mattinate capaci di ricordarti perché ami correre. Un po’ come in Kafka sulla spiaggia, dove il viaggio non è solo movimento ma trasformazione, anche qui ogni passo sembrava portare più dentro che avanti.

L’evento ha proposto tre distanze:

  • 5 km regionale,

  • 10 km Internazionale maschile,

  • 5 km Internazionale femminile,

richiamando atleti, appassionati e semplici amanti dell’atletica leggera in un contesto organizzativo impeccabile.

Per la Corriferrara era presente Giovanni Simone,  impegnato nella 5 km regionale, la sua prima gara del 2026. Una scelta consapevole, quasi meditativa: partire piano, senza forzare, lasciando che il corpo ritrovasse da solo il suo linguaggio.

“Volevo iniziare il 2026 con calma e con allenamenti molto soft” racconta Giovanni.
“Decido di fare la mia prima gara dell’anno all’Interporto di Bologna. Parto veloce, ma dopo il primo giro capisco che chi è davanti è difficile da prendere. Allora controllo, tengo un ritmo costante senza esagerare. L’obiettivo era rompere il ghiaccio e ripartire.”

Una corsa gestita, lucida, quasi introspettiva. Come il protagonista di Murakami che cammina senza sapere esattamente dove arriverà, ma sa che ogni passo è necessario.

La gara regionale prende il via alle 10.15, mentre l’atmosfera cresce minuto dopo minuto. L’organizzazione è fluida, precisa, di quelle che ti fanno sentire parte di qualcosa che funziona. E c’è anche spazio per l’emozione: qualche foto e uno scambio di sorrisi con due campioni del passato, Stefano Mei e Laura Fogli, simboli di un’atletica che continua a ispirare.

Alle 11.30 è il momento della 10 km Internazionale maschile. Giovanni si ferma a guardare, da spettatore attento, respirando quell’aria speciale che solo le grandi gare sanno creare. All’arrivo è storia:
Amin Mohamed vola in 28’41”, abbattendo il record del percorso, davanti all’inossidabile Daniele Meucci, secondo classificato, eterno esempio di classe e continuità.

“Cosa dire… bella mattinata di sport che mi fa respirare aria di atletica leggera.”

E forse è proprio questo il senso della giornata: non il tempo, non la posizione, ma quella sensazione rara di essere nel posto giusto, al momento giusto, con le scarpe ai piedi e la mente libera. Un inizio d’anno senza clamore, ma pieno di significato.





Corrida di San Geminiano

 

🎉🏃‍♂️ Modena in festa per la Corrida di San Geminiano 2026 🏃‍♀️🎉

Modena ha vissuto una giornata di sport, tradizione e colori con la Corrida di San Geminiano, andata in scena sabato 31 gennaio 2026. Una data perfetta: la festa del Patrono che cade di sabato, il mercato storico nel cuore della città e una gara capace, come ogni anno, di trasformarsi in una vera e propria parata popolare.

Una corsa che è storia

La Corrida di San Geminiano non è solo una gara podistica, ma un pezzo di identità modenese. Nata come corsa popolare legata alle celebrazioni del Santo Patrono, nel tempo si è evoluta mantenendo però intatto il suo spirito: correre dentro la città, attraversarne le piazze, respirarne la storia e sentirsi parte di una comunità in festa.

L’edizione 2026, con i suoi 13,5 km, ha confermato questa anima: un percorso in parte cittadino, tecnico e scorrevole, capace di unire agonismo e spettacolo, con il pubblico a fare da cornice rumorosa e calorosa.

Protagonisti anche i cadetti dell’Accademia

A rendere ancora più solenne l’evento, la partecipazione dei cadetti dell’Accademia Militare di Modena, che hanno sfilato e corso con disciplina ed entusiasmo, incarnando perfettamente il connubio tra sport, tradizione e senso civico. La loro presenza ha aggiunto un tocco istituzionale e simbolico a una manifestazione già carica di significato per la città.

Competizione e adrenalina

Il livello tecnico della gara si è confermato altissimo, con una partecipazione numerosa e qualificata. A raccontarlo bene è Sandro Prini, che ha vissuto la Corrida con lo spirito di chi ama le sfide vere:

Sandro Prini:
"Una gara da fare almeno una volta, molto partecipata e molto competitiva, il livello è altissimo. Non manca il tifo del pubblico in un percorso in parte cittadino. Per me sono stati 56’ di pura adrenalina."

Tra bancarelle, profumi e divertimento

Ma la Corrida di San Geminiano è anche leggerezza, ironia e piacere di correre senza l’assillo del cronometro. Sara Sacchelli lo racconta con immagini che profumano di festa e mercato:

Sara Sacchelli: 
"Corsa storica tra il mercato del patrono di Modena. Suggestiva e molto partecipata (sicuramente ha aiutato cadendo questa festività di sabato). Mi sono divertita molto anche passando tra le bancarelle (nonostante l’inevitabile tappo) annusando profumo di porchetta da una parte e croccante dall’altra! Sicuramente non avevo il patema di un personal best e me la sono goduta! Poi quest’anno davano anche la medaglia! Molto soddisfatta!! Bella organizzazione. Ci vediamo quest’altr’anno!"

Modena, palcoscenico perfetto

Con il suo centro storico elegante, le piazze animate e il mercato di San Geminiano che riempie l’aria di voci e profumi, Modena si conferma una cornice ideale per una manifestazione che unisce sport e cultura popolare.

La Corrida di San Geminiano 2026 si chiude così: una gara da correre, una festa da vivere, una tradizione che continua a rinnovarsi passo dopo passo. Appuntamento, come promesso, all’anno prossimo.