lunedì 5 ottobre 2026

Fiemme Extreme Sky

 

Fiemme Sky Extreme: 120 chilometri contro la montagna, Ion Coban è d’argento

Ci sono gare che si corrono con le gambe.

E poi ci sono quelle in cui, a un certo punto, le gambe diventano soltanto uno strumento nelle mani della volontà.

La Fiemme Sky Extreme, nel cuore della Val di Fiemme, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Centoventi chilometri.

Circa 7.600 metri di dislivello positivo.

Un viaggio interminabile attraverso montagne, boschi, creste, salite e discese, con il terreno che cambia continuamente sotto i piedi e la fatica che, chilometro dopo chilometro, diventa una presenza quasi fisica.

È in questo scenario che Ion Coban, portacolori della Corriferrara, ha scritto una delle pagine più belle della stagione, conquistando uno straordinario secondo posto assoluto con il tempo di 18h18'40".

Un risultato che, raccontato soltanto attraverso una classifica, rischierebbe di sembrare quasi semplice.

Secondo.

Dietro quella parola, invece, ci sono diciotto ore di corsa.

Ci sono salite che sembrano non finire mai.

Ci sono discese nelle quali ogni passo deve essere controllato.

Ci sono momenti in cui il corpo chiede di rallentare e la mente deve trovare una nuova ragione per continuare.

E soprattutto ci sono 120 chilometri nei quali la montagna non concede scorciatoie.

Una sfida che attraversa il cuore della Val di Fiemme

La Fiemme Sky Extreme porta gli atleti attraverso alcuni degli scenari più spettacolari della valle, tra Gruppo dei Cornacci, Latemar e Lagorai, in un continuo alternarsi di boschi, ambienti alpini, creste e grandi panorami.

È una montagna che non si lascia attraversare distrattamente.

Chiede attenzione.

Chiede rispetto.

Chiede energie.

E, soprattutto, chiede pazienza.

Perché in una gara così lunga non si può pensare soltanto al chilometro che si sta correndo. Bisogna imparare a dividere la montagna in piccoli pezzi, a conquistare una salita alla volta, una discesa alla volta, un ristoro alla volta.

Il traguardo è talmente lontano da sembrare quasi un'idea.

La realtà, invece, è il sentiero sotto le scarpe.

E quello bisogna affrontarlo.

Quando la montagna mette alla prova la volontà

Il trail estremo ha una caratteristica particolare.

All'inizio la fatica è un'avvertimento.

Poi diventa una compagna.

Infine può trasformarsi in un avversario.

Dopo molte ore il corpo comincia inevitabilmente a presentare il conto. I muscoli sono stanchi, la concentrazione deve rimanere altissima, ogni salita sembra più lunga di quella precedente e anche i tratti che normalmente sarebbero affrontati con naturalezza diventano una prova di carattere.

È proprio allora che nasce la vera gara.

Non quando tutti stanno bene.

Non quando il passo è facile.

Ma quando continuare diventa una scelta.

Ed è questa la parte invisibile del secondo posto di Ion Coban.

Il cronometro racconta 18 ore, 18 minuti e 40 secondi.

Non racconta le volte in cui la mente deve aver suggerito di rallentare.

Non racconta il peso nelle gambe.

Non racconta il silenzio di certi tratti di montagna.

Non racconta la fatica accumulata dopo chilometri e chilometri.

Ma racconta una cosa fondamentale: Ion ha continuato.

Cavalese, terra di uomini abituati a convivere con la montagna

E forse non è un caso che una sfida simile parta e arrivi a Cavalese, paese posto su una terrazza naturale affacciata verso la Catena del Lagorai.

Qui la montagna non è semplicemente un elemento del paesaggio.

È storia.

È cultura.

È identità.

Cavalese è infatti il cuore storico della Magnifica Comunità di Fiemme, istituzione che affonda le proprie radici nel Medioevo e che per secoli ha rappresentato una straordinaria forma di autonomia e autogoverno della valle. Ancora oggi la Magnifica Comunità custodisce e gestisce un immenso patrimonio boschivo che costituisce una parte fondamentale dell'identità della Fiemme.

Non sorprende allora che proprio qui siano nate tante storie nelle quali la natura assume quasi un carattere umano.

A Cavalese esiste persino un percorso dedicato alle Leggende di Fiemme, nato per conservare quei racconti popolari attraverso i quali gli abitanti del passato cercavano di spiegare gli eventi della natura attribuendoli anche a presenze misteriose e soprannaturali.

E viene quasi spontaneo immaginare che, nelle ore più dure della Fiemme Sky Extreme, qualche antico spirito delle montagne abbia osservato gli atleti passare.

Non per aiutarli.

Ma per metterli alla prova.

Le montagne davanti agli occhi

Perché se la Fiemme Sky Extreme è una battaglia, è anche un privilegio.

Il privilegio di correre dentro un paesaggio che cambia continuamente.

Il verde dei boschi lascia spazio agli ambienti più severi dell'alta montagna.

Le creste aprono improvvisamente lo sguardo.

Le vallate si allontanano.

I colori dell'autunno trasformano il bosco in una tavolozza.

E in certi momenti, dopo una salita durissima, basta alzare gli occhi per ricordarsi perché si è scelto di essere lì.

È una delle grandi contraddizioni del trail.

La montagna può farti soffrire terribilmente e, nello stesso momento, regalarti immagini che resteranno per sempre nella memoria.

Un panorama può arrivare proprio quando le gambe fanno più male.

Una cresta può apparire dopo una salita che sembrava interminabile.

E allora per qualche secondo la fatica lascia spazio alla meraviglia.

Poi bisogna ripartire.

Ion Coban, secondo assoluto

Ed è proprio questa capacità di continuare che rende ancora più importante il risultato di Ion.

Secondo assoluto nella gara regina della Fiemme Ultra Sky.

Un piazzamento ottenuto dopo un viaggio di 120 chilometri e 7.600 metri di salita, dove velocità, resistenza, tecnica e soprattutto capacità di gestire la propria energia devono convivere per quasi un'intera giornata.

Non è soltanto una questione di essere forti.

Bisogna essere lucidi.

Bisogna saper aspettare.

Bisogna conoscere il proprio corpo.

E bisogna avere una testa capace di dire ancora una volta:

andiamo avanti.

Ancora una salita.

Ancora una discesa.

Ancora un chilometro.

Poi un altro.

Fino a quando la montagna, finalmente, lascia intravedere il traguardo.

Il significato di un arrivo

Quando Ion Coban ha concluso la sua prova in 18h18'40", non ha semplicemente fermato un cronometro.

Ha chiuso un viaggio.

Un viaggio nel quale la montagna gli ha chiesto tutto ciò che aveva.

Forza.

Resistenza.

Concentrazione.

Pazienza.

Coraggio.

E lui ha risposto passo dopo passo.

Il secondo posto assoluto è la fotografia finale.

Ma dentro quella fotografia ci sono centinaia di momenti che nessuna classifica potrà mai raccontare.

Ci sono le gambe stanche.

Il respiro.

Il buio.

Le salite.

Le discese.

Il freddo.

La solitudine di certi tratti.

I panorami immensi.

E quella voce interiore che, proprio quando tutto sembra diventare troppo difficile, trova la forza di pronunciare le parole più semplici e più importanti:

continua.

È forse questo il vero spirito del trail.

Non dominare la montagna.

Non piegarla alla propria volontà.

Ma accettare la sua durezza, attraversarla con rispetto e arrivare dall'altra parte avendo scoperto qualcosa in più su se stessi.

A Cavalese, tra le montagne della Val di Fiemme, Ion Coban ha lasciato il segno.

E con lui lo ha lasciato anche Corriferrara.

Un argento che pesa come una montagna.

Perché, quando la strada è lunga 120 chilometri e la salita arriva a 7.600 metri, anche un secondo posto può avere il sapore di una grande impresa.






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