La Ronda Ghibellina: quando il passo degli atleti riecheggia come quello degli antichi armigeri
Nel giorno XXV del mese di gennaio dell’anno MMXXVI, laddove le colline aretine si vestono d’inverno e la terra si fa aspra e severa, si è rinnovato l’antico rito della Ronda Ghibellina, corsa di fatica e d’onore disputata nella storica Castiglion Fiorentino, borgo di torri, mura e memorie di ferro e sangue.
Si narra che queste ronde affondino le proprie radici nei tempi in cui i messi ghibellini solcavano sentieri e crinali per portare notizie, ordini e sfide tra castelli fedeli all’Impero. Sentieri battuti da cavalieri e fanti sono oggi calcati da moderni corridori, che non brandiscono spade ma misurano il proprio valore contro fango, dislivelli e chilometri senza tregua.
Castiglion Fiorentino, posta a guardia della Valdichiana come sentinella di pietra, ha accolto gli atleti tra salite impervie, boschi ombrosi e discese traditrici, rese ancor più insidiose dalle piogge dei giorni precedenti. Il terreno, divenuto melmoso e viscido, ha trasformato la gara in una vera prova di resistenza e spirito.
Tra i vessilli presenti, ha sventolato con fierezza quello di Corriferrara, rappresentata da tre valorosi atleti impegnati sulle diverse distanze della Ronda.
Il più ardito è stato Ion Coban,
che ha affrontato la Ronda Ghibellina Plus, lunga 67 chilometri con ben 3.300 metri di dislivello, un tracciato degno di un’epopea cavalleresca. Con passo saldo e volontà incrollabile, Coban ha domato il percorso e ha conquistato un eccellente primo posto di categoria, portando alto l’onore della sua compagnia.
Sulla Ronda Assassina, nome che già promette durezza e inganni, si è cimentato Marco Benati, affrontando 25 chilometri e 1.300 metri di dislivello tra strappi feroci e sentieri scivolosi, in una battaglia silenziosa contro la fatica e il tempo.
Infine, sulla Ronda Minima di 15,7 chilometri con 840 metri di dislivello, ha corso Lilia Agachi,
che al termine della prova ha lasciato parole semplici ma veritiere, degne di una cronaca d’altri tempi:
«Gara spettacolare con tantissimo fango».
Poche parole, ma sufficienti a descrivere una giornata in cui la natura non ha fatto sconti a nessuno.
Così si è chiusa la Ronda Ghibellina 2026, non come una semplice corsa, ma come una pagina di storia rinnovata, dove uomini e donne hanno sfidato se stessi lungo le vie che un tempo videro passare eserciti e messaggeri. E Castiglion Fiorentino, ancora una volta, ha vegliato dall’alto, custode silenziosa di imprese antiche e moderne.




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