lunedì 2 marzo 2026

6 ore di Pastrengo Trail

 

6 Ore Pastrengo Trail: polvere, storia e sorrisi sotto il cielo di Pastrengo

Il 28 febbraio, sui sentieri che abbracciano le colline moreniche veronesi, è andata in scena la 6 Ore Pastrengo Trail, una sfida che sa di resistenza, natura e spirito di comunità. A fare da cornice, il borgo di Pastrengo, terra che profuma di vigneti e memoria, dove ogni passo sembra riecheggiare la storica Battaglia di Pastrengo.

Proprio qui, nel 1848, i Carabinieri Reali si distinsero in una carica rimasta nella storia del Risorgimento. E mentre oggi non si brandiscono sciabole ma bastoncini da trail, lo spirito è lo stesso: coraggio, tenacia e cuore.

Corriferrara c’è, e lascia il segno

Tra i protagonisti in maglia Corriferrara, due atleti hanno affrontato il circuito con determinazione e sorriso.

Ion Coban ha macinato chilometri con passo costante e grinta da ultrarunner, chiudendo la sua prova con 56 km e un impressionante dislivello positivo di 2890 metri. Un saliscendi continuo, tecnico e muscolare, dove non basta avere gambe: serve testa, ritmo e la capacità di ascoltare il sentiero. Ion ha interpretato la gara con intelligenza, gestendo energie e rilanciando nei tratti corribili, domando le rampe più arcigne come un veterano delle colline.

Lilia Agachi, invece, ha percorso una distanza più breve ma non meno intensa, completando 21 km con 965 metri di dislivello positivo. Una prova tosta, nervosa, dove ogni salita chiede conto del fiato e ogni discesa pretende lucidità. Il suo racconto restituisce l’anima autentica del trail:

“Organizzazione impeccabile dalla consegna pettorali al terzo tempo. Un grazie speciale ai volontari e staff con il loro sorriso e incoraggiamento lungo il percorso. Ristori fantastici e super riforniti, con prodotti locali (birra, gin tonic e Spritz 😅) che hanno reso la fatica più dolce.”

Parole che raccontano molto più di una classifica. Perché se è vero che il cronometro misura il tempo, sono i dettagli a misurare la qualità di un evento.

Trail è comunità (e anche un po’ brindisi)

La 6 Ore Pastrengo Trail non è solo gara: è spirito trail allo stato puro. È l’urlo liberatorio in cima a una salita, il cinque dato a uno sconosciuto che diventa compagno di fatica, è il ristoro che profuma di territorio. E quando al tavolo trovi birra artigianale o uno Spritz fresco, capisci che qui si corre seriamente… ma senza prendersi troppo sul serio.

Dalla consegna pettorali fino al “terzo tempo”, l’organizzazione ha dimostrato cura e passione, trasformando la competizione in una festa condivisa. I volontari, presenza silenziosa ma fondamentale, hanno illuminato il percorso con sorrisi e parole giuste al momento giusto — e chi corre sa quanto valgano, soprattutto dopo l’ennesimo strappo in salita.

Tra storia e sentieri

Correre a Pastrengo significa attraversare un territorio dove natura e storia si intrecciano. I trail runner hanno solcato colline che un tempo videro ben altre battaglie. Oggi, al posto dei cavalli, scarpe infangate; al posto delle divise, maglie tecniche colorate. Ma lo spirito combattivo resta intatto.

Ion e Lilia tornano a casa con chilometri nelle gambe, dislivello nel cuore e un bagaglio di emozioni che solo il trail sa regalare. Perché alla fine, in una 6 ore, non si vince solo contro il tempo: si stringe un patto con la fatica, si ascolta il bosco, si brinda alla vita.

E Corriferrara, ancora una volta, c’era. Con orgoglio, passione e quello spirito trail che non si misura in chilometri, ma in sorrisi.









Corriamo con le donne

 

Il 1° marzo 2026, a Saonara, si è respirata un’aria diversa. Non solo quella umida della nebbia che ha accompagnato i partecipanti per tutto il percorso, ma un’atmosfera carica di significato, condivisione e memoria. È tornata infatti “Corriamo con le Donne”, la corsa non competitiva che ogni prima domenica di marzo richiama runner e camminatori da tutto il territorio. Negli ultimi anni la manifestazione è dedicata a Giulia Cecchettin, giovane donna simbolo di una ferita ancora aperta e di una rinnovata presa di coscienza collettiva. A lei è dedicata anche la palestra che frequentava, segno concreto di un ricordo che si fa presenza viva nella comunità. Correre qui, oggi, non è solo fare sport: è un gesto di vicinanza, un modo per dire che il ricordo cammina insieme a noi.

Tre distanze, un unico messaggio

Come da tradizione, gli atleti hanno potuto scegliere tra tre percorsi: 7 km, 13,5 km e 17 km. Tra i partecipanti anche i portacolori di Corriferrara, Franca Panagin e Ottorino Malfatto, che hanno optato per la distanza più impegnativa.

«Siamo partiti da Rovigo con il cielo velato  racconta Franca  ma lungo il tragitto siamo stati accompagnati dalla nebbia, che questa volta ci ha seguito per tutto il percorso: oggi niente sole».

Eppure, a giudicare dalle sue parole, la luce non è mancata.

Tra ciclabili, idrovia e natura sospesa

La 17 km ha regalato scorci suggestivi e un contatto autentico con il territorio. La prima parte si è snodata lungo la pista ciclabile fino a Villatora, per poi proseguire verso Vigonovo costeggiando l’idrovia. Un tratto sterrato, immerso nella natura, dove la nebbia ha reso il paesaggio quasi sospeso, ovattato, intimo. Un momento particolarmente suggestivo? Il passaggio nel parco di una villa di Saonara, dove i partecipanti sono stati accolti da figuranti in abiti d’epoca. Un piccolo viaggio nel tempo, capace di strappare un sorriso e alleggerire la fatica. Sono dettagli come questi a trasformare una corsa in un’esperienza.

Una comunità in cammino

Grande la partecipazione, tra runner e camminatori. Perché “Corriamo con le Donne” non è una gara nel senso stretto del termine: non ci sono classifiche a dividere, ma passi che uniscono. Ognuno con il proprio ritmo, ognuno con la propria motivazione. E all’arrivo, un gesto semplice ma carico di significato: un mazzetto di mimosa per tutti. Il fiore simbolo della forza e della delicatezza femminile, consegnato con il sorriso, come a dire che ogni passo conta. Franca e Ottorino hanno portato a termine la loro 17 km con la soddisfazione di chi sa di aver fatto qualcosa che va oltre il cronometro. In una giornata senza sole, è stata la partecipazione a illuminare Saonara.



51^ Eurospin RomaOstia

 

51ª RomaOstia: 13.000 cuori tra Roma e il mare, la mezza che non smette di emozionare

Domenica 1° marzo 2026, la 51ª edizione della RomaOstia Half Marathon ha trasformato ancora una volta la strada che unisce la Capitale al litorale in un lungo fiume di energia, fatica e sorrisi. Tredicimila partecipanti, un serpentone colorato partito dal quartiere dell’EUR e arrivato fino al mare di Ostia, con quel traguardo che profuma di salsedine e conquista. La RomaOstia Half Marathon non è solo una gara: è un rito collettivo. C’è chi la corre per il personale, chi per sfidare sé stesso, chi per il puro piacere di condividere chilometri con amici e sconosciuti che, passo dopo passo, diventano compagni di viaggio.

Tra loro anche Masciola Leonardo, che ha raccontato la sua esperienza con sincerità e semplicità:
«Una bella mezza la RomaOstia. Anche se il cronometro ha segnato 2.21, il problema è che da noi con il pessimo tempo è difficile fare un bel allenamento, ma a parte questo 13.000 persone è stato un bell’evento..!!»

Parole che restituiscono l’essenza più autentica di questa gara. Perché sì, il tempo sul cronometro conta. Ma conta ancora di più esserci, superare le difficoltà, allenarsi tra pioggia e vento quando le condizioni non aiutano. E poi presentarsi al via, tra migliaia di altri runner, e sentire quell’adrenalina che cancella ogni sacrificio. C’è un aneddoto che molti veterani della RomaOstia raccontano: il momento in cui si imbocca la Cristoforo Colombo e si intravede il rettilineo verso il mare. È lì che le gambe diventano pesanti ma il cuore si alleggerisce. È lì che capisci perché questa mezza maratona, nata nel 1974, continua a richiamare atleti da tutta Italia e non solo. Il mare in fondo non è solo un punto di arrivo: è una promessa mantenuta. L’edizione numero 51 ha confermato la forza di un evento che sa unire agonismo e festa popolare. 13.000 storie diverse, 13.000 motivazioni, 13.000 traguardi personali. Per qualcuno 1h10, per altri 2h21. Ma ogni tempo racchiude sacrifici, sveglie all’alba, allenamenti sotto il cielo incerto. E forse è proprio questo il bello della RomaOstia: non chiede perfezione, chiede presenza. E quest’anno, ancora una volta, la risposta è stata straordinaria.