giovedì 29 gennaio 2026

Riepilogo settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara: la settimana in cui il vento ha parlato di corsa

Come nelle pagine più oscure e ardenti di Cime tempestose, anche questa settimana la corsa non è stata solo fatica, ma passione feroce, sfida al vento e al dislivello, orgoglio che graffia l’anima. I colori di Corriferrara hanno attraversato strade, colline e boschi come un presagio, lasciando il segno in sei località diverse, unite da un unico battito: quello dei nostri atleti.

42 corridori, sparsi come sentinelle tra pianura e montagna, hanno macinato 1.152,2 chilometri, affrontando un dislivello complessivo di 6.820 metri. Numeri che non sono solo cifre, ma respiri spezzati, notti fredde, muscoli in rivolta e cuori ostinati.

Faenza, tra la Ten Miles e la Mezza Maratona, l’asfalto ha raccontato una storia antica di resistenza: 10 e 21,097 km dove il passo si misura più con la testa che con le gambe.
Voghiera, nel Trofeo 8 Comuni, la corsa si è fatta comunità e futuro: chilometri brevi (6,3 km) ma carichi di promesse, soprattutto quelle dei più giovani.
Modena, con la 48ª Classica della Madonnina, ha visto i nostri atleti sfidare il ritmo su 10 e 14,2 km, sotto lo sguardo severo di una gara storica, dove ogni secondo pesa come una scelta di destino.
Castiglion Fiorentino, nella leggendaria Ronda Ghibellina, la sfida è diventata epica: 67 km di colline e silenzi carichi di storia, o i durissimi 15,7 km tra strade che sembrano ancora ricordare cavalieri e assedi.
Nel Bosco Sacro di Lugo di Vicenza, il trail da 22 km ha immerso gli atleti in un luogo che, secondo la tradizione, era consacrato a riti e leggende: lì, ogni passo chiede rispetto.
Infine Dobbiaco, con la Winter Night Run: 12 km nella notte, dove il gelo morde e la luce frontale diventa l’unico confine tra l’uomo e il buio.

E poi i podi, fiamme vive nella nebbia.

Al Trofeo 8 Comuni, Corriferrara ha imposto la sua presenza con la forza della gioventù e l’esperienza che guida:

  • Albertin Rosanna, splendida 3ª assoluta

  • Zambrini Vittoria1ª categoria Pulcini, il futuro che corre leggero

  • Valarini Leonardo1° categoria Esordienti, determinazione precoce

  • Delli Gatti Marco2° categoria Cadetti, grinta che cresce

  • Bigoni Patrizia1ª categoria, solidità senza cedimenti

  • Camanzi Ilaria2ª categoria, eleganza combattiva

  • Prini Sandro2° categoria, costanza temprata dal tempo

Alla Ronda Ghibellina, tra salite che sembrano non finire mai, Coban Ion ha domato la gara conquistando il 1° posto di categoria, piegando un percorso che non perdona.

E a Modena, nella 48ª Classica della Madonnina, è arrivato un risultato di prestigio assoluto:

  • Callegari Paolo2° assoluto, ha corso come chi non teme il confronto, imponendo il proprio nome tra i migliori, con autorità e cuore.

Ma il vero trionfo, come nei romanzi più tormentati, non vive solo nelle classifiche. È negli occhi dei giovanissimi, che hanno corso come se il futuro fosse già lì, a portata di passo. È nella capacità di Corriferrara di essere tempesta e rifugio, urlo e silenzio.

E mentre il vento continua a soffiare sulle nostre “cime”, una cosa è certa: la corsa non si ferma. E nemmeno noi.








lunedì 26 gennaio 2026

Bosco Sacro trail


                                                 Foto presa dalla pagina FB di Bosco Sacro Trail

Bosco Sacro Trail: 22 km di pura essenza trail tra natura, fango e fascino selvaggio

Ci sono gare che non si corrono soltanto con le gambe, ma soprattutto con la testa e con il cuore. Il Bosco Sacro Trail, con i suoi 22 km e 1.100 metri di dislivello positivo, è una di queste. Un trail che prende il nome da un luogo carico di suggestione: il Bosco Sacro, area naturale immersa nel verde, dove storia, natura e leggenda si intrecciano creando un’atmosfera unica, quasi mistica.

Il percorso si snoda tra sentieri boschivi, tratti tecnici e panorami che ripagano ogni goccia di fatica. Qui il trail è quello vero: terreno irregolare, salite che mettono alla prova la resistenza e discese che richiedono attenzione, concentrazione e rispetto per la montagna. Se poi pioggia e fango decidono di essere protagonisti… allora il Bosco Sacro Trail mostra il suo volto più autentico.

Le due salite principali, lunghe e toste, spezzano il ritmo e costringono a dosare energie e lucidità. Le discese nel bosco, rese ancora più impegnative dal fondo scivoloso, diventano un concentrato di adrenalina e divertimento per chi ama il trail running nella sua forma più pura.

Per Corriferrara era presente Michele Tuffanelli, che ha saputo interpretare perfettamente lo spirito della gara, affrontando il percorso con determinazione e passione. Questo il suo commento, che racconta meglio di qualsiasi cronaca l’essenza della giornata:

"C'è poco da dire il bosco sacro Trail senza pioggia e senza fango non sarebbe così bello 💪 sarà perché correre con pioggia e fango mi diverte un sacco, sarà che la mia testa mi dice di non mollare mai,ma questa gara ha il suo fascino con queste condizioni meteo, due belle salite toste, discese in mezzo al bosco rese super divertenti ma sempre con attenzione, perché si scivolava ovunque, organizzazione perfetta con spogliatoi, docce e pasta party in palestra affianco alla partenza"

Un pensiero che racchiude lo spirito del trail: fatica, divertimento, sfida personale e amore per condizioni che trasformano una gara in un’esperienza da ricordare.

Da sottolineare anche l’organizzazione impeccabile, capace di accogliere atleti e accompagnatori con servizi fondamentali per una gara di questo tipo: spogliatoi, docce calde e un apprezzato pasta party nella palestra adiacente alla zona di partenza, perfetto per condividere sorrisi, racconti e scarpe infangate.

Il Bosco Sacro Trail si conferma così una manifestazione che va oltre il semplice evento sportivo: è un viaggio nel trail più vero, quello che sporca, stanca, diverte e lascia il segno. E chi lo corre lo sa: senza fango… non sarebbe la stessa cosa. 💪🌲



Ronda Ghibellina. Ion Coban 1° di categoria

 

La Ronda Ghibellina: quando il passo degli atleti riecheggia come quello degli antichi armigeri

Nel giorno XXV del mese di gennaio dell’anno MMXXVI, laddove le colline aretine si vestono d’inverno e la terra si fa aspra e severa, si è rinnovato l’antico rito della Ronda Ghibellina, corsa di fatica e d’onore disputata nella storica Castiglion Fiorentino, borgo di torri, mura e memorie di ferro e sangue.

Si narra che queste ronde affondino le proprie radici nei tempi in cui i messi ghibellini solcavano sentieri e crinali per portare notizie, ordini e sfide tra castelli fedeli all’Impero. Sentieri battuti da cavalieri e fanti sono oggi calcati da moderni corridori, che non brandiscono spade ma misurano il proprio valore contro fango, dislivelli e chilometri senza tregua.

Castiglion Fiorentino, posta a guardia della Valdichiana come sentinella di pietra, ha accolto gli atleti tra salite impervie, boschi ombrosi e discese traditrici, rese ancor più insidiose dalle piogge dei giorni precedenti. Il terreno, divenuto melmoso e viscido, ha trasformato la gara in una vera prova di resistenza e spirito.

Tra i vessilli presenti, ha sventolato con fierezza quello di Corriferrara, rappresentata da tre valorosi atleti impegnati sulle diverse distanze della Ronda.

Il più ardito è stato Ion Coban,  che ha affrontato la Ronda Ghibellina Plus, lunga 67 chilometri con ben 3.300 metri di dislivello, un tracciato degno di un’epopea cavalleresca. Con passo saldo e volontà incrollabile, Coban ha domato il percorso e ha conquistato un eccellente primo posto di categoria, portando alto l’onore della sua compagnia.

Sulla Ronda Assassina, nome che già promette durezza e inganni, si è cimentato Marco Benati, affrontando 25 chilometri e 1.300 metri di dislivello tra strappi feroci e sentieri scivolosi, in una battaglia silenziosa contro la fatica e il tempo.

Infine, sulla Ronda Minima di 15,7 chilometri con 840 metri di dislivello, ha corso Lilia Agachi


che al termine della prova ha lasciato parole semplici ma veritiere, degne di una cronaca d’altri tempi:
«Gara spettacolare con tantissimo fango».
Poche parole, ma sufficienti a descrivere una giornata in cui la natura non ha fatto sconti a nessuno.

Così si è chiusa la Ronda Ghibellina 2026, non come una semplice corsa, ma come una pagina di storia rinnovata, dove uomini e donne hanno sfidato se stessi lungo le vie che un tempo videro passare eserciti e messaggeri. E Castiglion Fiorentino, ancora una volta, ha vegliato dall’alto, custode silenziosa di imprese antiche e moderne.











giovedì 22 gennaio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Riepilogo settimanale attività podistica Corriferrara

È stata una settimana dal passo più tranquillo per Corriferrara, ma non per questo meno significativa. Pochi atleti hanno scelto di mettersi un pettorale al petto, mentre molti hanno saggiamente optato per un turno di riposo o per allenamenti specifici di gruppo, momenti sempre preziosi per ritrovare energie, curare i dettagli e rafforzare lo spirito di squadra che ci contraddistingue.

Chi invece ha deciso di gareggiare ha portato i colori Corriferrara in quattro località diverse, ognuna con caratteristiche e fascino propri.

A Monteforte d’Alpone, tra i vigneti e i dolci saliscendi della Val d’Illasi, i nostri atleti hanno affrontato la storica Maratonina Falconieri / Montefortiana, su percorsi da 21,097 km e 20 km, immersi in un territorio che unisce fatica, panorami e tradizione podistica.

Terreni più tecnici e natura protagonista a Sala Baganza (PR), dove il Winter Trail Golf del Ducato ha messo alla prova gambe e concentrazione sui 27 km e 11,5 km, tra boschi, colline e suggestivi scorci del Parco dei Boschi di Carrega.

A Pianoro, con la Galaverna da 16 km, i nostri corridori hanno trovato un tracciato impegnativo ma affascinante, tipico dell’Appennino bolognese, capace di regalare grandi soddisfazioni a chi ama il trail autentico.

Infine Roma, palcoscenico sempre speciale, ha ospitato La Corsa di Miguel sui 10 km, una gara che unisce sport, memoria e valori, correndo tra le strade della Capitale in un’atmosfera unica e carica di significato.

In totale sono stati 13 gli atleti impegnati, che hanno percorso 244,5 km complessivi, totalizzando ben 3.000 metri di dislivello: numeri che raccontano impegno, passione e amore per la corsa, anche in una settimana più “leggera” dal punto di vista delle presenze in gara.

Corriferrara continua così il suo cammino, tra competizioni, allenamenti condivisi e momenti di recupero, perché ogni passo, veloce o lento che sia, fa parte dello stesso percorso. 







mercoledì 21 gennaio 2026

La corsa di Miguel. Ricordando Miguel Sánchez atleta e poeta desaparecido durante la dittatura militare Argentina.

 

Roma corre con Miguel: 10 chilometri di memoria, sport e condivisione

Roma, 18 gennaio 2026 – C’è qualcosa di profondamente umano ne La Corsa di Miguel, qualcosa che va oltre il cronometro e la classifica. Anche quest’anno, nella sua versione competitiva sui 10 chilometri, la manifestazione ha attraversato le strade della Capitale come un filo che unisce sport, memoria e impegno civile, regalando ai partecipanti un’esperienza intensa, fatta di fatica ma anche di emozioni autentiche.

Correre La Corsa di Miguel significa ricordare Miguel Sánchez, atleta e poeta argentino scomparso durante la dittatura militare, e con lui tutti coloro ai quali è stato negato il diritto alla libertà. È una gara che non dimentica, che invita a riflettere e che usa lo sport come linguaggio universale per parlare di diritti umani, inclusione e pace. Ogni passo diventa così un gesto simbolico, ogni respiro un atto di consapevolezza.

Il percorso, veloce e suggestivo, ha accompagnato gli atleti fino al momento più atteso e iconico: l’ingresso allo Stadio Olimpico. Un arrivo che, anno dopo anno, riesce sempre a sorprendere. Le tribune, la pista, la storia che si respira in quel luogo trasformano gli ultimi metri in qualcosa di indimenticabile. Non a caso Lorenzo Prini, all’arrivo, ha commentato con entusiasmo:
SEMPRE BELLISSIMO L’ARRIVO ALL’OLIMPICO!
Parole semplici, ma capaci di racchiudere l’emozione condivisa da tanti runner.

Tra agonismo e partecipazione, La Corsa di Miguel continua a dimostrare che una gara può essere competitiva senza perdere la propria anima. A Roma, il 18 gennaio, non si è corso solo per vincere o migliorare il proprio tempo: si è corso per ricordare, per sentirsi parte di una comunità e per ribadire, ancora una volta, che lo sport può e deve avere un significato più grande.




martedì 20 gennaio 2026

Galaverna

 

Galaverna a Pianoro: quando la collina chiama e il cuore risponde

Ci sono giornate in cui la corsa non è solo chilometri sotto le scarpe, ma un patto silenzioso con la collina. Il 18 gennaio 2026, a Pianoro (BO), la Galaverna non competitiva è stata esattamente questo: un abbraccio ruvido e sincero tra corridori e Appennino, nel cuore dell’inverno.

Il nome stesso, Galaverna, evoca immagini che ogni amante delle corse collinari conosce bene: l’aria che pizzica le guance, l’erba indurita dal gelo, i rami bianchi di brina che sembrano usciti da una fiaba antica. Non è solo un termine meteorologico, ma quasi una promessa. Qui la galaverna non è un’ospite rara: è parte dell’identità del territorio, un velo che trasforma i sentieri in una tavolozza invernale, sospesa tra silenzio e respiro affannato.

Quest’anno, però, la montagna ha ricordato a tutti chi comanda. Le condizioni meteo, severe e mutevoli, hanno reso necessario un cambio di programma: la distanza originaria di 20 km è stata ridotta a 16 km, una scelta di responsabilità e rispetto, prima ancora che di sicurezza. Chi corre in collina lo sa: non è la distanza a fare l’impresa, ma il modo in cui la affronti. E quei 16 km, tra salite che mordono e discese da interpretare con attenzione, hanno avuto il sapore pieno della Galaverna.

Il tracciato si è snodato tra i colli di Pianoro, dove ogni curva racconta una storia. C’è chi dice che questi sentieri ricalchino antichi percorsi di pastori e carbonai; altri parlano di leggende di nebbie improvvise, capaci di confondere i viandanti e mettere alla prova il loro senso dell’orientamento. Forse sono solo racconti, ma quando il fiato si condensa davanti agli occhi e il bosco sembra chiudersi intorno, è facile credere che la collina abbia una voce propria, pronta a sussurrare rispetto.

La Galaverna nasce e cresce come gara non competitiva, e questo spirito si respira a ogni passo: niente cronometri ossessivi, ma sguardi d’intesa, saluti, mani infreddolite che si alzano in segno di incoraggiamento. È la celebrazione di una corsa vissuta, sentita, condivisa. Una corsa che non chiede di vincere, ma di esserci.

Tra i presenti, anche Vittorio Cavallini  e Piva Marco per Corriferrara, a testimoniare ancora una volta come queste manifestazioni siano il cuore pulsante del movimento podistico: atleti, società, appassionati uniti dalla stessa passione per il fango, il gelo e la bellezza imperfetta delle colline bolognesi.

Alla fine, con le scarpe sporche e il sorriso stanco, resta una certezza: la Galaverna non è solo una corsa d’inverno. È un rito. Un appuntamento con la natura che non fa sconti, ma che sa regalare emozioni autentiche a chi accetta la sfida. E quando torni a casa, con ancora addosso l’odore del bosco, capisci che quei 16 km sono diventati molto più lunghi… perché ti hanno portato lontano, dentro la vera essenza della corsa collinare.


lunedì 19 gennaio 2026

Maratonina Falconieri e Montefortiana

 

Monteforte d’Alpone, XVIII giorno di gennaio dell’Anno Domini MMXXVI

Quando l’inverno stende il suo mantello sui colli dell’Est veronese e le vigne riposano come antichi guerrieri dopo la battaglia, Monteforte d’Alpone torna a farsi crocevia di passi, respiri e cuori ardenti. Qui, tra pievi silenziose e sentieri che paiono tracciati da monaci erranti, si sono disputate la Montefortiana non competitiva e la Maratonina Falconieri, quest’ultima aspra e leale contesa contro il tempo e contro sé stessi.

Sui percorsi, come in un antico affresco, si sono mossi atleti e camminatori, ciascuno con la propria missione. I falconieri moderni , coloro che hanno scelto la gara competitiva, hanno dato fondo alle forze lungo la Maratonina Falconieri di 21,097 km, affrontando 360 metri di dislivello, inseguendo secondi preziosi come reliquie rare tra salite che mordono le gambe e discese che chiedono coraggio. Tra essi, fieramente presenti, anche i colori di Corriferrara, che non ha fatto mancare il proprio vessillo nella sfida ufficiale.

Ma vi era anche un’altra schiera, forse meno votata alla gloria dei numeri, ma ricchissima di spirito: quella della Montefortiana non competitiva, con il suo percorso di 20 km e 320 metri di dislivello, dove i Corriferrara hanno camminato e corso con passo lieto, condividendo il viaggio, il panorama e il ristoro dell’anima prima ancora che quello del corpo.

Il tracciato si snodava tra colline ondulate, filari spogli e borghi che sembrano custodire segreti antichi. In lontananza, come sentinella di pietra e memoria, si ergeva il Castello Scaligero di Soave


con le sue mura merlate e le torri vigili. Narra la leggenda che, nelle notti di nebbia, lo spirito di un antico armigero cammini ancora lungo i camminamenti, osservando i viandanti: forse, quel giorno, ha sorriso anche lui vedendo questa fiumana colorata di podisti moderni attraversare le sue terre.

E come ogni cronaca degna d’essere tramandata, vi è una voce che racconta ciò che è stato vissuto. Viene qui riportato il commento di Gigi Medas , come fosse un rotolo custodito nello scrigno della memoria comune:


Montefortiana 2026: cronache semiserie di una compagnia felice
Noi c’eravamo. Non per vincere, non per il tempo, non per il cronometro tiranno. C’eravamo per divertirci, per perderci nel panorama, per onorare i ristori numerosi, abbondanti e decisamente convincenti e per tornare a casa con il sorriso (e qualche etto in più, ma su quello torneremo).
La nostra scelta è stata chiara: versione non competitiva, quella dove il fiato si dosa, le chiacchiere abbondano e il tempo… semplicemente non conta. E come ogni spedizione che si rispetti, serviva una guida. Il nostro grazie va a Eva Miotti della Quadrilatero, che con pazienza e precisione ha orchestrato tutto: pullman da Ferrara a Monteforte d’Alpone, pettorali ritirati, ristorante prenotato. Una vera Maid Marian del podismo ferrarese.
Durante il viaggio, nonostante un’età media decisamente lontana dai banchi di scuola, sembravamo una scolaresca in gita: risate, racconti, atleti e accompagnatori di varie società . Quadrilatero, Corriferrara, Invicta, Salcus (e sicuramente qualcuna ce la siamo dimenticata, perdono!). Il nostro pullman era un piccolo manifesto vivente dello sport che unisce, dove sconosciuti diventano compagni di avventura nel giro di pochi chilometri.
Monteforte ci ha accolti come solo lei sa fare: migliaia di podisti e camminatori, una distesa di pullman, un’energia contagiosa. Prima della partenza della non competitiva, l’inno nazionale ha dato solennità al momento… giusto il tempo di raccoglierci, e poi via: AC/DC a tutto volume, perché anche i buoni hanno bisogno di caricarsi prima della battaglia.
Il percorso? Splendido, ben segnalato, mai noioso. E i ristori… ah, i ristori. In alcuni c’era pure la musica, ma quelli degli alpini 



 erano inarrivabili: vin brulè, grappa, minestrone e allegria in quantità industriale. Tra salsiccia e polenta, dolci di ogni tipo e bevande per tutti i gusti, possiamo dirlo senza timore di smentita: dopo 20 km e 320 metri di dislivello, all’arrivo pesavamo più di quando siamo partiti.
Il capolavoro è arrivato all’ultimo ristoro, poco prima del traguardo: pandoro al gin, China Martini calda e, per sicurezza, alcol test goliardico 


 con prova di equilibrio a ritmo di limbo. Altro che VAR, qui si decideva tutto sul campo.
Abbiamo saggiamente saltato il ristoro finale a base di tortellini: bisognava lasciare spazio per il pranzo al ristorante La Pesa, dove siamo stati accolti con calore e ristorati con abbondanza, come ogni degna compagnia dopo l’impresa.
Il rientro verso Ferrara è stato un mix perfetto di allegria, racconti e qualche colpo di sonno strategico. Ma con il cuore pieno.
Perché giornate così ti fanno amare il podismo.
E quando qualcuno ti chiede: “Perché corri?”, la risposta è tutta lì:
per la compagnia, per le risate, per la condivisione.
Per sentirsi, almeno per un giorno, allegri compagni di strada.


Così si chiude la cronaca di Monteforte d’Alpone, dove il passo diventa racconto e il sudore si mescola alla leggenda. 


 Tra castelli, colline e tavolate imbandite, il podismo ha mostrato ancora una volta il suo volto più vero: quello della comunità, della fatica condivisa e della gioia semplice, degna delle migliori saghe da tramandare.