C’è qualcosa di profondamente umano nel partire e tornare ogni settimana, con le scarpe ancora sporche di fango o di asfalto, portandosi dentro un pezzo di mondo. Il riepilogo di Corriferrara questa volta non è solo una lista di numeri: è un piccolo atlante vissuto, una geografia di passi e respiri.
Sessantotto atleti hanno attraversato undici luoghi diversi, cucendo insieme un filo invisibile che da Imola arriva fino a Taupo, passando per borghi, città d’arte e sentieri che sembrano sussurrare storie antiche. In totale, quasi mille chilometri, 974,074 per la precisione, e oltre 7.600 metri di dislivello: numeri che raccontano fatica, sì, ma anche ricerca.
A Imola, alla 50ª “Corri con l’Avis”, la mezza maratona ha il sapore delle tradizioni che resistono: lì dove i motori rombano durante l’anno, questa volta sono stati i battiti del cuore a scandire il tempo. Dall’altra parte del mondo, a Taupo, tra i paesaggi primordiali del Crater Trail, correre significa confrontarsi con la natura più pura, quella che non fa sconti ma sa regalare silenzi profondi.
E poi c’è la pianura, quella di Formignana e Tresigallo, dove le strade sembrano disegnate apposta per ricordare che la corsa è anche comunità. Qui arrivano due sorrisi che valgono più di un cronometro: Lucrezia Berghenti,
prima assoluta, e Rosanna Albertin,
terza assoluta. Non solo podi, ma storie di costanza, di allenamenti fatti magari all’alba o dopo una giornata piena.
Salendo verso Vicenza, l’Ultrabericus Urban Trail mescola pietra e salita, storia e fatica. E poco più in là, tra i sentieri del Trail della Busca a San Mamante, Michele Tuffanelli
conquista un terzo posto assoluto che profuma di terra e determinazione.
Ci sono gare che sembrano feste di paese, come a Vandigazza o a Bentivoglio, dove correre è anche un modo per riconoscersi. Altre, come la maratona di Barcellona, hanno il respiro internazionale delle grandi sfide: 42,195 chilometri che attraversano una città viva, dove ogni passo è un dialogo tra il corpo e la mente.
E poi Ravenna, con la sua corsa della bonifica di Dante, dove inevitabilmente il pensiero va al poeta e al viaggio per eccellenza. Correre lì è quasi un atto simbolico: perdersi per ritrovarsi.
In questo “altro giro in giostra”, come avrebbe forse scritto Tiziano Terzani, non conta solo la destinazione. Conta il movimento, l’attraversamento. Ogni gara è una piccola partenza, ogni arrivo una domanda nuova. E alla fine, ciò che resta non sono solo i podi, pur splendidi, ma quella strana, silenziosa felicità che accompagna chi corre: sapere di aver abitato il mondo, anche solo per qualche chilometro.



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