Nella placida domenica del 22 marzo dell’anno corrente, quando l’aria della Riviera del Brenta portava ancora un soffio d’inverno mescolato ai primi sospiri di primavera, si tenne con nobile vigore la Dogi's Half Marathon, tra le terre eleganti di Fiesso d'Artico e i suoi dintorni, ove un tempo le nobili famiglie veneziane facevano erigere ville sontuose per sfuggire alla calura lagunare.
Tra ville, vento e memoria
Chi percorre quei luoghi non può non sentire l’eco di un Settecento dorato: carrozze lungo il Brenta, dame affacciate dai loggiati, e il lento scorrere dell’acqua a riflettere affreschi e sogni. Oggi, al posto degli zoccoli dei cavalli, sono le scarpe dei corridori a battere il ritmo di questa terra. Eppure, anche nella modernità della gara, qualcosa di antico permane: si narra tra i locali che lungo certi tratti del fiume, nelle mattine velate di foschia, si possano ancora scorgere le ombre leggere di antichi patrizi intenti a passeggiare, quasi incuriositi da questa nuova forma di “corsa” che attraversa le loro dimore.
Il vento come antagonista
Non fu giornata priva di sfide. Il vento, spirito capriccioso della pianura veneta, si oppose con decisione ai corridori per lunghi tratti, quasi a voler mettere alla prova non solo le gambe, ma l’animo stesso dei partecipanti. E come in ogni racconto degno dei salotti veneziani, ogni protagonista affrontò la propria personale battaglia.
Voci dalla corsa
Federico Oliani,
con schiettezza degna di una confessione tra amici in osteria, racconta:
"Ho avuto male al cu...glutei per due settimane e non ho praticamente corso, ma ero già iscritto e dovevo fare un lungo e quindi domenica mi sono comunque presentato! Sono partito con il pacer delle 2h perché non sapevo come avrebbe reagito il cu.... gluteo e quindi sono partito piano piano, ho corso piano e sono arrivato piano. Però il cu...chiappe non sono peggiorate e ho fatto il lungo...quindi direi obiettivo raggiunto!"
Parole che, pur nella loro ironia, rivelano una verità eterna: talvolta la vittoria non è nel tempo, ma nell’aver avuto il coraggio di partire.
Diverso, ma altrettanto nobile, il racconto di Michele Bacillieri,
che sembra quasi un diario di viaggio:
"Da molti anni volevo fare questa gara: Anche se mi mancano diversi pezzi per definire allenamenti/preparazione le corse che faccio, e con qualche acciacco 2 settimane, fa la mia indole agonistica rimane e l’obiettivo realistico era comunque molto ambizioso per l’attuale stato di forma: obiettivo centrato!!! La manifestazione è molto ben organizzata +1500 iscritti avevo davvero voglia di partecipare ad una gara numerosa: i posti sono molto belli il tracciato lineare. C’è stato vento contro per i primi 8Km, poi un po' a favore e di nuovo contro gli ultimi 2Km. Ho corso concentrato, molto paziente evitando sprechi di energia andando contro al mio modo di correre sempre un poco troppo istintivo: è una vita che corro ma non ho mai avuto gran confidenza con questa distanza. Sono stato sempre nel gruppo dei pacer dell' 1h35’ alla fine non ne avevo proprio più e penso di aver dato davvero il 100% E’stato un bel fine settimana con la famiglia al seguito e il B&B a 200m dalla partenza un valore aggiunto importante."
Qui si respira l’arte della misura, tanto cara agli antichi veneziani: conoscere sé stessi, dosare le forze, e infine giungere al traguardo con la dignità di chi ha dato tutto.
E poi vi è il racconto di Emma Giatti,
che pare quasi poesia:
"Il mio cuore tra le Ville Venete Ci ho messo tutto il cuore. Tutto, tutto, tutto. Non riesco neanche a spiegare quanto io sia contenta, perchè domenica mentre correvo lungo il Brenta, mi sentivo leggera, felice e tranquilla. Avevo solo voglia di correre, di metterci tutta la mia passione, di attraversare ogni singola emozione e di sentire la fatica trasformarsi in forza. Vincenzo è stato la mia guida fondamentale: mi ha seguita, sostenuta e spronata in ogni fase. È stato bello aver condiviso questo percorso di preparazione con lui, mi fa credere ogni giorno nelle mie potenzialità, insegnarmi trucchi, strategie e in fin dei conti sotto sotto c’è solo del gran divertimento. Rispetto alla mia ultima mezza, ho tolto ben 3 minuti al cronometro. Ma c'è una cosa che non è cambiata affatto: quanto la corsa mi faccia stare bene, quanto mi faccia sentire me stessa, quanto sia, a tutti gli effetti, il mio cuore. Soprattutto quanto sia bello condividerlo in compagnia con le persone che adoro. Ho affidato la corsa alla testa e il ritmo ai polmoni, seguendo il richiamo delle gambe; eppure, in quel silenzio, non ho ascoltato altro che i battiti della mia felicità."
Parole che sembrano nate tra le pagine di un epistolario settecentesco, dove sentimento e disciplina si intrecciano come tralci di vite lungo il Brenta.
Epilogo
Così si concluse questa edizione della Dogi’s Half Marathon: non solo una gara, ma un piccolo teatro umano, dove fatica, ambizione e gioia si sono incontrate tra le ombre delle ville venete.
E forse, se davvero gli spiriti degli antichi dogi osservano ancora queste terre, avranno sorriso vedendo che, sebbene mutino i tempi e le forme, resta immutato il desiderio dell’uomo di mettersi alla prova, di superare sé stesso e di raccontarlo con orgoglio, ironia o poesia, al termine del proprio viaggio.





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