Tra le leggende del Regno di Fanes e una lente ribelle: la sfida della Dolomites Saslong Half Marathon
MONTE PANA (Ortisei) – Nel cuore delle Dolomiti patrimonio UNESCO, tra i prati d'alta quota di Monte Pana e le maestose pareti del Sassolungo, è andata in scena la Dolomites Saslong Half Marathon, una delle gare trail più affascinanti dell'arco alpino. Ventuno chilometri e 900 metri di dislivello che, sulla carta, possono sembrare numeri gestibili, ma che sul terreno raccontano una storia ben diversa.
Una storia fatta di sentieri, salite che mettono alla prova il fiato e discese capaci di ricordare a ogni atleta chi comanda davvero: la montagna.
Da queste parti, secondo la leggenda, si estendeva il mitico Regno di Fanes, uno dei racconti più celebri della tradizione ladina. Un luogo popolato da principesse, aquile e marmotte parlanti, dove il sole era simbolo di prosperità e saggezza. E forse non è un caso che ancora oggi, correndo tra queste cime, si abbia la sensazione di attraversare un paesaggio sospeso tra realtà e leggenda. La giornata di gara, tuttavia, si è presentata con un volto più misterioso che regale. Le nuvole hanno avvolto le montagne creando quell'atmosfera quasi epica che nelle Dolomiti sa trasformare una semplice corsa in una piccola avventura. Tra i partecipanti anche Federico Oliani, che ha vissuto una gara tutt'altro che ordinaria. Il suo racconto fotografa alla perfezione le emozioni, le paure e gli imprevisti che rendono speciale il trail running.
"Una gara appannata .
Sono le 9 del mattino, siamo sul monte Pana, nuvolo, tutti in griglia di partenza ad aspettare lo start ..si alza l'elisoccorso e inizio a pensare sul fatto che forse ne avrò bisogno... Questa gara era l'obiettivo finale di 6 mesi di preparazione e ahimè sono arrivato completamente scarico e con le gambe ancora doloranti...inizio a pensare che forse avrei dovuto mangiare meno, allenarmi di più, riposarmi di più...ma oramai sono li e i pensieri si interrompono sullo sparo dello start...si parte. Sapendo la mia condizione tendo a gestire la gara e tenere il freno a mano, niente follie in salita, niente battiti al collasso...in realtà tutto procede meglio del previsto... C'è freschino, si sale con fatica ma niente di mortale, le montagne si ergono davanti a noi e piano piano arriviamo in cima ...sembra andare tutto per il meglio...e giustamente arriva il fattaccio: il venticello mi fa seccare l'occhio e mi si sposta la lente...che per un astigmatico vuol dire fare 900 metri di dislivello in discesa tra rocce e fango non vedendoci praticamente una mazza! Miracolosamente arrivo piano piano e illeso all' arrivo e mi godo la mia meritata medaglia e una bella birra ghiacciata! "
Se gli antichi abitanti del Regno di Fanes combattevano contro eserciti e maledizioni, Federico ha dovuto affrontare un avversario altrettanto insidioso: una lente a contatto ribelle. E forse, per certi versi, più difficile da gestire di un drago. Perché percorrere quasi un chilometro di dislivello negativo tra rocce, radici e fango con una visione compromessa richiede sangue freddo, equilibrio e una discreta dose di fortuna. Alla fine, però, il verdetto della montagna è stato favorevole. Nessuna visita all'elisoccorso osservato con sospetto prima della partenza, nessun incidente, soltanto la soddisfazione di tagliare il traguardo, conquistare la medaglia e celebrare l'impresa nel modo più classico che esista dopo una gara trail: una meritata birra ghiacciata. Perché nelle Dolomiti, tra i prati di Monte Pana e le leggende del Regno di Fanes, ogni finisher porta a casa una storia. Quella di Federico, quest'anno, sarà ricordata come la corsa vinta contro la fatica, i dubbi e soprattutto contro una lente che aveva deciso di vivere una sua personale avventura.





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