Visualizzazione post con etichetta Trail Section. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trail Section. Mostra tutti i post

mercoledì 13 maggio 2026

Dozza wine trail

 

Dozza Wine Trail 2026, dove il fango diventa memoria e il vento accompagna i sogni

Tra i calanchi morbidi dell’Emilia-Romagna, i filari che si rincorrono sulle colline e le mura dipinte di uno dei borghi più affascinanti d’Italia, il 10 maggio 2026 è andata in scena un’altra edizione del **Dozza Wine Trail**. Una gara che negli anni è diventata molto più di una semplice corsa: un rito collettivo, una festa del territorio, un viaggio dentro la fatica e dentro sé stessi.

La distanza di 17,3 chilometri e i 704 metri di dislivello positivo raccontano solo una parte della storia. Perché il Dozza Wine Trail non si misura soltanto con i numeri. Si misura con il respiro corto lungo le prime salite, con il rumore delle scarpe sullo sterrato bagnato, con le mani sporche di terra e con gli sguardi complici tra runner che magari non si conoscono, ma condividono lo stesso orizzonte.

E poi c’è Dozza. **Dozza**, borgo medievale sospeso tra arte e vigneti, dove ogni muro racconta qualcosa grazie alla celebre Biennale del Muro Dipinto. Correre qui significa attraversare strade che sembrano uscite da un racconto, entrare e uscire da sentieri che odorano di mosto, erba e primavera. Le colline intorno custodiscono storie antiche: si narra che in alcune notti di nebbia i contadini sentissero ancora il rumore dei carri del vino scendere verso valle, come se il territorio non volesse mai smettere di celebrare il suo legame con la terra.

Il percorso del Dozza Wine Trail è cresciuto anno dopo anno, modellato dall’esperienza e dalla passione degli organizzatori. Oggi alterna tratti corribili a salite brevi ma intense, passaggi panoramici e discese che obbligano a fidarsi dei propri passi. È un trail accessibile, ma mai banale. Ti invita a osare senza spaventarti. Un po’ come fanno le montagne con chi le ama davvero.

Tra i protagonisti della giornata c’è stato anche Marco Gianantoni, che ha raccontato con autenticità il legame speciale che lo unisce a questa gara.

Trail facile ma veramente gradevole. A questo trail devo la mia passione per questa tipologia di gare. E' stato infatti il primo! Ricordo bene la tribolata e il fango essendo stata una giornata di pioggia intensa. Però, quei 14 km sono bastati per farmi innamorare di questa disciplina e dello spirito di condivisione con gli altri atleti. Negli anni poi il percorso è stato progressivamente migliorato fino ad adesso che, a mio parere, ha raggiunto quasi la perfezione per chi vuole cimentarsi per la prima volta nella corsa per sentieri. Domenica è andata benone, a parte l'afa iniziale, che non faceva respirare, in cima alla prima collina si è alzata una brezza che ci ha accompagnato fino al traguardo. Ottima la compagnia, il pacco gara ed il pasta party. W Dozza e soprattutto il Wine offerto.

Le parole di Marco restituiscono perfettamente l’essenza di questa gara. Perché il trail running non è solo competizione. È memoria. È quel primo pettorale che non dimentichi più. È il fango che all’inizio sembra un ostacolo e poi diventa parte del racconto che farai per anni.

Ed è forse proprio qui che il Dozza Wine Trail colpisce nel profondo: riesce a trasformare un percorso “corribile” in qualcosa di emotivamente enorme. Non serve un ultra trail alpino per sentirsi vivi. A volte bastano colline, vigneti, una salita affrontata con il cuore e una brezza improvvisa che arriva al momento giusto.

Lo spirito che si respira ricorda quello dei racconti di Kilian Jornet: la montagna, o il sentiero, non come luogo di conquista ma come spazio di libertà. Nessuno dimostra qualcosa agli altri. Ognuno cerca una versione più autentica di sé stesso. E in giornate così si capisce che davvero niente è impossibile, soprattutto quando la fatica si condivide.

All’arrivo, tra sorrisi stanchi e bicchieri alzati, resta addosso quella sensazione rara che solo alcune gare sanno lasciare: la voglia di tornare.

Perché il Dozza Wine Trail non finisce sul traguardo.

Continua nelle scarpe sporche di terra lasciate in macchina, nelle foto scattate tra i vigneti, nelle risate del pasta party e nei racconti che iniziano sempre allo stesso modo:

“Ti ricordi quella salita sopra Dozza?”








martedì 12 maggio 2026

La Torregliana

 

La Torregliana 2026: perdersi tra i sentieri dei Colli Euganei per ritrovare il passo

Ci sono gare che si affrontano con il cronometro negli occhi e altre che si vivono con il respiro aperto verso il paesaggio. La Torregliana, andata in scena il 10 maggio 2026 a Torreglia, appartiene decisamente alla seconda categoria: una corsa non competitiva che attraversa l’anima dei Colli Euganei, dove il dislivello non è soltanto una misura tecnica ma un invito a entrare in dialogo con il territorio.

Diciassette chilometri e 670 metri di dislivello positivo possono sembrare numeri severi sulla carta, ma lungo i sentieri euganei diventano qualcosa di diverso: un alternarsi di boschi, strappi improvvisi, tratti corribili e silenzi capaci di rallentare anche il pensiero. Qui il trail non è solo fatica. È orientamento interiore. Un po’ come racconta Franco Michieli nel suo “Per ritrovarti devi prima perderti”: serve accettare di lasciare per un momento le sicurezze, seguire il ritmo della terra e concedersi il lusso di non controllare tutto.

I Colli Euganei, nati milioni di anni fa dall’attività vulcanica, hanno sempre avuto qualcosa di antico e magnetico. Da lontano sembrano onde immobili emerse dalla pianura veneta; da vicino rivelano invece continui cambi di prospettiva. Sentieri stretti che spariscono nel verde, vecchie mulattiere, vigneti aggrappati alle pendici e scorci che all’improvviso si aprono verso Padova e la bassa.

Torreglia, punto di partenza e ritorno della manifestazione, custodisce anche piccole curiosità che spesso sfuggono a chi corre concentrato sul terreno. Il paese è storicamente legato alle acque termali dei vicini centri e alle antiche vie percorse da pellegrini e viandanti diretti verso i monasteri dei Colli. Poco distante si trova il celebre Monte Rua, dove ancora oggi vive una comunità monastica eremita: un luogo che sembra ricordare quanto il silenzio, da queste parti, sia sempre stato considerato una forma di ricerca.

La Torregliana ha saputo mescolare tutto questo: spirito sportivo, convivialità e immersione nel paesaggio. Nessuna esasperazione agonistica, ma il piacere concreto di mettersi alla prova su un percorso capace di chiedere continuità e gambe allenate.

Tra i partecipanti anche Michele Tuffanelli, che ha scelto la prova euganea come test personale:

Beh si sa i Colli Euganei sono sempre un buon test di allenamento né approfitto per testare il mio problema al piede che purtroppo persiste, bel giro quello di fare i 17 km con un discreto d+ fatto in scioltezza”.

Parole che raccontano bene lo spirito autentico di giornate come questa. Non serve vincere per dare senso a una corsa. A volte basta ascoltare il corpo, capire i propri limiti, attraversare la difficoltà senza forzare troppo e lasciarsi accompagnare dal paesaggio.

Ed è forse proprio qui che La Torregliana trova il suo significato più profondo. Nei Colli Euganei ci si perde facilmente: tra i continui saliscendi, nei profumi del sottobosco, nei panorami che distraggono dalla fatica. Ma è uno smarrimento buono, necessario. Perché certi sentieri, prima ancora di portarti al traguardo, riportano verso te stesso.









lunedì 11 maggio 2026

Chianti marathon trail

                                                   

Nel fango del Chianti, tra vino, testardaggine e “ciccia”: la domenica eroica di Federico Oliani alla Chianti Marathon Trail

Certe gare si preparano con tabelle perfette, integrazione scientifica e disciplina monastica.
E poi ci sono le gare preparate “alla toscana”: un bicchiere tira l’altro, la bistecca pure, e la filosofia diventa più importante del cronometro.

A Mercatale in Val di Pesa, nel cuore morbido e ubriacante del Chianti, è andata in scena la Chianti Marathon Trail: 22 chilometri con 644 metri di dislivello, fango quanto basta e quel meteo birbante che da queste parti sembra sempre uscito da una discussione tra contadini al bar.
“Eh oggi viene giù.”
“Sì, ma poco.”
E invece pareva d’esse dentro un secchio rovesciato.

Tra vigne spoglie, strade bianche e colline che sembrano dipinte apposta per vendere cartoline agli stranieri, Federico Oliani ha vissuto una di quelle giornate che un runner si ricorda per anni. Non tanto per il risultato, comunque notevole, ma per il viaggio tragicomico che c’è stato nel mezzo.

Perché il racconto parte già storto, anzi stortissimo.

Alle volte va tutto storto... eh beh questa è una di quelle volte.”

E già qui si capisce l’aria.

Federico aveva scelto la gara più per “fare un tour nel Chianti e sfondarsi di vino e cibo” che per cercare il personal best. Una scelta culturalmente impeccabile, soprattutto da quelle parti. Perché il Chianti non è solo corsa: è odore di legna bagnata, cantine aperte, finocchiona, cinghiale e bicchieri che si riempiono con una generosità che definire pericolosa è poco.

Il problema è che il corpo, purtroppo, tiene il conto meglio della mente.

Reduce da Lucca, con gambe già affaticate, Federico si presenta al via in condizioni che lui stesso definisce quasi da sopravvivenza: serbatoio vuoto, colazione fantasma (“l’albergo si è dimenticato di farmela”), battiti già alle stelle e scarpe decisamente non nate per fare amicizia col fango toscano.

Ma siccome il pettorale era appuntato, si parte lo stesso.
Perché il trailer testardo ragiona così: se sei lì, ormai, tanto vale andare incontro al disastro con dignità.

La partenza è subito da commedia all’italiana: il gruppo di testa sbaglia strada dopo appena un chilometro. Roba che in Toscana probabilmente qualcuno avrà commentato con un elegantissimo:
“Bòia dé, s’è principiato bene.”

Poi arriva il vero calvario.

Al quarto chilometro Federico è cotto. Finito. Vuoto come una fiaschetta dopo la sagra.
Pioggia addosso, gambe che non rispondono né in salita né in discesa, sensazione di malessere generale e diciotto chilometri ancora davanti. In tanti avrebbero alzato bandiera bianca.

Ma i testardi e lui lo ammette, spesso iniziano a correre davvero proprio quando tutto sembra perduto.

Ed ecco il momento più epico e probabilmente più pericoloso della giornata:

“Integrando 300 grammi di gel in meno di quaranta minuti (roba da fare cagare addosso un elefante stitico)...”

Una frase che meriterebbe di entrare nei manuali ufficiali del trail running.

E incredibilmente, contro ogni logica medica e forse anche divina, il piano funziona.

Dal decimo chilometro qualcosa cambia.
La respirazione torna normale, le gambe riprendono a girare e la pioggia, da nemica, quasi diventa compagnia. È lì che il Chianti fa il Chianti: quando smetti di litigare con il percorso e inizi a guardarti attorno. 

Le colline si aprono, i vigneti sembrano onde verdi e marroni sotto il cielo grigio, i casolari emergono dalla nebbia come nei film di Bertolucci e per qualche chilometro il cronometro perde importanza.

È il 15esimo km e sto vivendo un momento di pace assoluta.”

Ed è forse questa la vera essenza del trail: soffrire abbastanza da meritarsi quei minuti di silenzio perfetto.

Poi, naturalmente, torna la battaglia.
Perché il finale non può essere tranquillo.

Federico arriva al ventunesimo chilometro ancora spingendo e, appena vede il cartello dell’ultimo chilometro, cambia faccia: sprint a 3’50”, sorpasso finale e 28ª posizione conquistata con la cattiveria sportiva di chi, quattro ore prima, probabilmente meditava di buttarsi in una botte di vino e dormirci dentro.

Risultato?
Una gara salvata con carattere, ironia e una discreta dose di follia alimentare.

E alla fine, come da perfetta tradizione toscana, tutto si conclude nel modo più giusto possibile:

Doccia calda e sono pronto a sfondarmi di altro vino e ciccia toscana.” 

Perché in fondo il Chianti funziona così: prima ti prende a schiaffi nel fango, poi ti rimette al mondo con un bicchiere rosso e una tavolata che non finisce mai. 















martedì 5 maggio 2026

Malcesine Baldo trail Ion Coban 2° di categoria

 

Il 2 maggio 2026, tra le acque scintillanti del Lago di Garda e le creste selvagge del Monte Baldo, si è rinnovato uno degli appuntamenti più affascinanti del trail running italiano: la Malcesine-Baldo Trail. Un viaggio verticale fatto di fatica, panorami vertiginosi e quella sottile linea tra sfida personale e contemplazione della natura.

Tra cielo e lago: lo spirito del Baldo   

Partenza da Malcesine, borgo sospeso tra storia e acqua, e subito il richiamo della montagna. Il percorso si arrampica deciso verso il Monte Baldo, soprannominato “Giardino d’Europa” per la sua incredibile biodiversità. Qui il trail diventa esperienza sensoriale: sentieri che si snodano tra prati fioriti, creste esposte e viste che si aprono all’improvviso sul Lago di Garda, regalando scorci quasi irreali.

Non mancano le suggestioni: tra i locali si racconta che il vento dell’“Ora del Garda”, che accarezza i crinali nel pomeriggio, porti con sé storie antiche di viandanti e pastori, come a spingere i runner verso il traguardo. Una presenza invisibile, ma percepibile nei momenti più duri.

Corriferrara protagonista

In questo scenario epico, anche il gruppo Corriferrara ha lasciato il segno con tre prestazioni di grande valore.

Sulla distanza regina di 52,6 km con 3540 metri di dislivello positivo, Ion Coban ha dimostrato solidità e determinazione, conquistando un eccellente 10° posto assoluto e il 2° di categoria.   Una gara gestita con intelligenza, su un tracciato che non concede tregua e mette alla prova corpo e mente.

Sui 26,4 km con 2117 metri di dislivello, Lilia Agachi  ha affrontato una sfida tutt’altro che semplice, portando a termine la sua prima esperienza su distanze così impegnative. Le sue parole raccontano meglio di qualsiasi cronaca l’essenza del trail:

Un’esperienza fantastica, paesaggi spettacolari da mozzare il fiato che già mancava 😅. Gara organizzata nei migliori dei modi. Per me la prima gara così impegnativa, dislivello importante ma ho portato a termine e preso la mia medaglia nonostante affaticamento e dolore a un ginocchio.

Ottima prestazione anche per Marco Gianantoni sulla distanza dei 26, 4 Km 


Oltre il traguardo

La Malcesine-Baldo Trail non è solo una gara: è un viaggio dentro sé stessi. Ogni salita diventa introspezione, ogni discesa liberazione. È lì, tra il respiro corto e lo sguardo che si perde all’orizzonte, che nasce il vero spirito trail.

E mentre il sole tramonta dietro le montagne e il Lago di Garda si tinge di oro, resta la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di unico. Perché certe gare non si corrono soltanto: si ricordano.












lunedì 4 maggio 2026

Ultra trail del Mugello

 



Trail del Mugello 2026: boschi, storia e spirito trail tra Badia di Moscheta e l’Appennino.

Il 2 maggio 2026, nel cuore più selvaggio del Mugello, la natura ha fatto da padrona a una delle gare più suggestive del calendario trail toscano. La partenza e l’arrivo, immersi nella quiete della Badia di Moscheta, hanno trasformato l’evento in un’esperienza che va ben oltre la competizione: un viaggio dentro boschi fitti, antichi sentieri e scorci che raccontano secoli di storia.

Due distanze, un’unica anima

Il programma ha proposto due percorsi capaci di soddisfare sia chi cerca la sfida che chi vuole vivere il trail in modo più accessibile:

  • 24 km competitiva con 1280 metri di dislivello positivo: un tracciato tecnico e vario, tra salite lunghe, discese nervose e continui cambi di ritmo.
  • 12 km non competitiva con 650 metri di dislivello: perfetta per chi si avvicina al trail o vuole godersi il territorio senza l’assillo del cronometro.

Entrambi i percorsi hanno condiviso l’essenza del Mugello più autentico: chilometri e chilometri dentro al bosco, dove il silenzio è rotto solo dal respiro degli atleti e dal fruscio delle foglie.

Un trail dentro la storia

Correre qui significa attraversare un territorio che ha radici profonde. La Badia, fondata nel Medioevo, è un punto di riferimento storico e spirituale per tutta la valle. I sentieri che oggi accolgono i trail runner erano un tempo vie di passaggio per monaci e viandanti: ogni passo è un piccolo salto nel tempo.

Lo spirito trail: fatica, condivisione e meraviglia

Non è solo questione di chilometri o dislivello. Il Trail del Mugello è uno di quegli eventi dove si respira forte lo spirito trail: rispetto per la natura, aiuto reciproco tra atleti, e quella sensazione di essere parte di qualcosa di autentico.

A raccontarlo bene è Michele Tuffanelli, alla sua prima partecipazione:

Prima volta per me al Trail del Mugello: essendo la prima comincio con calma e scelgo la 24 km... location pazzesca, bellissimo l’agriturismo che ci ospita, bellissima la gara, tutta e veramente tutta dentro al bosco che circonda la zona, organizzazione perfetta, per non dire del pasta party, veramente unico... gara sicuramente da rifare magari provando la 42.

Parole che sintetizzano perfettamente l’esperienza: un mix di natura, accoglienza e passione.

Non solo gara: il valore dell’accoglienza

Uno degli aspetti più apprezzati è stata l’organizzazione, capace di curare ogni dettaglio: dai ristori lungo il percorso fino al momento finale, quel pasta party che nel mondo trail è quasi un rito collettivo. Qui, tra tavolate e racconti di gara, si chiude davvero il cerchio dell’esperienza.

Un appuntamento destinato a crescere

Il Trail del Mugello continua a conquistare consensi, grazie a un territorio che sembra disegnato apposta per il trail running. E mentre qualcuno già pensa alla distanza più lunga per il prossimo anno, resta la certezza che questa gara ha trovato la sua identità: autentica, immersiva, indimenticabile.

Per chi cerca un trail vero, lontano dal rumore e vicino all’essenza della corsa in natura, il Mugello ha già dato la sua risposta.












giovedì 30 aprile 2026

Duerocche Asolo prosecco trail

 

Duerocche Asolo Prosecco Trail 2026: correre tra colline, storia e bollicine.

Il 26 aprile 2026, tra le morbide ondulazioni delle colline trevigiane, è tornata una delle gare più iconiche del panorama trail veneto: la Duerocche Asolo Prosecco Trail, con partenza e arrivo a Cornuda. Un evento che unisce sport, territorio e convivialità, capace di richiamare migliaia di appassionati ogni anno.

Un trail “corribile” che conquista tutti

La distanza da 22 km con 994 metri di dislivello positivo rappresenta il perfetto equilibrio tra sfida e divertimento. Non è un tracciato estremo, ma proprio per questo riesce a mettere d’accordo molti runner: abbastanza impegnativo da farsi rispettare, ma anche scorrevole e godibile, ideale per chi ama correre senza dover affrontare passaggi troppo tecnici.

Il percorso si snoda tra i celebri colli attorno ad Asolo, spesso definita la “città dei cento orizzonti”. Qui, tra vigneti di Prosecco, sentieri sterrati e scorci panoramici, si respira un’atmosfera unica: ogni salita regala una vista, ogni discesa invita a lasciarsi andare.

Curiosità sul territorio

  • Le colline asolane fanno parte dell’area del Prosecco Superiore DOCG, patrimonio paesaggistico di grande valore.
  • Il nome “Duerocche” richiama due punti simbolici del percorso: la Rocca di Cornuda e la Rocca di Asolo, antiche fortificazioni che dominano il territorio.
  • In primavera, i sentieri attraversano vigneti e boschi in piena fioritura: un vero spettacolo per gli occhi (e una distrazione non da poco per il cronometro).

Il primo caldo e sentieri perfetti

L’edizione 2026 ha messo i partecipanti di fronte al primo vero caldo stagionale, un fattore tutt’altro che banale. Dopo mesi di temperature più miti, gestire ritmo e idratazione è diventato parte integrante della gara.

Le condizioni dei sentieri, però, erano ideali: terreno asciutto, compatto e veloce, perfetto per chi ama spingere.

Il commento di Marco Benati

“Trail tra i più partecipati e celebri del Veneto, tra i colli Asolani con partenza ed arrivo da Cornuda (TV). Percorso non troppo tecnico e duro rispetto ad altri, e quindi corribile e piacevole. Condizioni dei sentieri perfette e primo caldo stagionale da dover saper gestire bene. Ampio villaggio di partenza con stand, chioschi birra (che essendo appunto in Veneto c’erano delle belle file all’arrivo) e pasta/pizza party, organizzazione impeccabile, con distanze per tutti gusti, una garanzia.”

Parole che centrano in pieno lo spirito della gara: accessibile ma mai banale, competitiva ma anche festosa.

Più di una gara: un’esperienza

La Duerocche non è solo trail running. È anche:

  • un villaggio gara vivace, con stand e musica
  • ristori che celebrano il territorio (sì, anche con un tocco di Prosecco 🍾)
  • il classico pasta/pizza party finale, dove la fatica lascia spazio alla convivialità

E poi c’è quel dettaglio tutto veneto: le file ai chioschi birra all’arrivo. Un segnale inequivocabile che la gara è finita… e la festa è iniziata.

Perché resta una “garanzia”

Negli anni, la Duerocche si è costruita una reputazione solida grazie a:

  • organizzazione impeccabile
  • percorsi curati e ben segnati
  • ampia scelta di distanze
  • capacità di accogliere sia élite che amatori

È uno di quegli eventi che molti trail runner segnano in calendario a occhi chiusi.


In definitiva, la 22 km della Duerocche Asolo Prosecco Trail 2026 ha confermato tutto ciò che la rende speciale: un trail autentico, corribile e immerso in uno dei paesaggi più belli del Veneto, dove ogni passo sa di terra, fatica… e, perché no, di Prosecco.




martedì 28 aprile 2026

Trail del Drago

 

Nel cuore del Serso di Pergine, piccolo borgo sospeso tra boschi e silenzi antichi, si narra che il vento porti ancora l’eco di un respiro profondo, quasi fosse quello di un drago addormentato. È qui, tra sentieri che si arrampicano sopra il Lago di Caldonazzo, che ogni anno prende vita il Trail del Drago: non una semplice gara, ma un viaggio tra leggenda e fatica.

Il richiamo del Drago

Secondo storie tramandate nei masi e nelle osterie locali, un tempo queste montagne erano sorvegliate da una creatura antica, un drago custode delle acque e dei boschi. Si dice che il suo spirito vegli ancora sui sentieri, mettendo alla prova chi osa attraversarli. Forse è proprio questo spirito a rendere il Trail così impegnativo.

Due le distanze, due sfide degne di essere affrontate solo da chi accetta il patto con la montagna:

  • 10 km con 600 metri di dislivello, breve ma intensa come un soffio di fuoco
  • 20 km con 1500 metri di dislivello, un’autentica cavalcata tra le creste del drago

Gli atleti e la prova

Tra i coraggiosi che hanno risposto al richiamo, presenti su entrambe le distanze anche gli atleti  Corriferrara, pronti a sfidare pendenze, caldo e sentieri tecnici.

E tra loro, il racconto più vivido è quello di Federico Oliani, che ha trasformato la sua gara in una piccola epopea personale, a metà tra ironia e sopravvivenza:

"Giusto per continuare la mia breve ma intensa saga Trail di allenamento ci spostiamo nel bel Trentino dove in un piccolo paesino vicino al lago di Caldonazzo si svolge il Trail del drago di circa 20km... la gara è stata scelta in base a rigorosi criteri quali:

  • la concomitanza della sagra di san Giorgio dove si poteva bere e mangiare
  • un bellissimo zainetto tecnico come premio di partecipazione!

Dopo aver lasciato le gambe al Dolomiti Beer Trail decido di buttarmi sulla 10km sperando fosse una passeggiata... errore 🤐 il caldo e la mia voglia di provare a tenere il passo degli altri mi fanno secco già verso il 4 km dove inizio ad avere chiari ed evidenti segnali di disidratazione e salivazione al sapore Gatorade 😂 dimenticandomi gel e zainetto a casa mi devo arrangiare con un bicchiere di carta fregato al mc e due bustine di zucchero in tasca.

Non so dire niente sul percorso perché già dai primi metri sono andato a battiti che un uomo della mia età non dovrebbe andare, arrancando e sperando di non morire male.

In un qualche modo arrivo 19 esimo uomo e mi vado a scolare una birra assieme al drago mentre ammiro la medaglia disegnata dai bambini dell'asilo 🙌😂 forse su quello si poteva fare meglio ecco."

Tra mito e realtà

E forse è proprio questo il vero spirito del Trail del Drago: una gara che non si limita a cronometri e classifiche, ma che mescola fatica, leggenda e convivialità. Tra una salita e un ristoro, tra il caldo e la birra finale della sagra di San Giorgio, ogni atleta diventa parte di una storia più grande.

Perché qui, tra i boschi della Valsugana, il drago non si vede… ma si sente. E chi corre su questi sentieri, anche solo per un giorno, finisce inevitabilmente per inseguirne l’ombra.