martedì 24 marzo 2026

Trail del raviolo

 

C’è sempre qualcosa di speciale nelle corse di paese, qualcosa che non sta solo nei numeri:16 chilometri, 600 metri di dislivello,ma nelle storie che si intrecciano lungo il percorso, come fili di una stessa coperta cucita a mano. Il Trail del Raviolo, andato in scena il 22 marzo 2026 a Casalfiumanese, è stato proprio questo: una giornata che sapeva di terra, fatica e memoria.

Chi c’era racconta di un’aria ancora fresca di fine inverno, di quelle che pizzicano il naso appena parti, ma che poi diventano alleate quando il fiato si accorcia sulle prime salite. Il percorso si snodava tra sentieri collinari, strade bianche e tratti più tecnici, dove le scarpe affondavano appena nel terreno morbido. Non era una gara da prendere alla leggera: quei 600 metri di dislivello si facevano sentire, soprattutto quando le gambe iniziavano a chiedere tregua.

E proprio sul tracciato arrivano le parole di Michele Tuffanelli, che sembrano quasi una fotografia vissuta passo dopo passo:
Trail molto veloce e corso tutto d’un fiato per chi è allenato. Due belle salite toste, poi un bellissimo passaggio in cresta sui calanchi… meglio non guardare giù per chi soffre di vertigini. Poi giù in picchiata su single track stretti dove devi stare ad occhi aperti…”

Parole che raccontano bene l’anima della gara: un percorso sì corribile, ma mai banale. Le salite mettono alla prova, la cresta regala emozioni e panorami che ti restano dentro, e le discese richiedono attenzione, lucidità, rispetto per il terreno. È uno di quei tracciati che non ti lascia distrarre: o ci sei davvero, o rischi di perderti qualcosa.

Eppure, proprio lì, nelle salite più dure o nei tratti più esposti, viene fuori lo spirito vero di questa corsa. Un po’ come raccontavano i nonni quando parlavano delle strade fatte a piedi: “passo dopo passo, e si arriva ovunque”.

Michele, nel suo racconto, ha voluto condividere qualcosa che va oltre la gara stessa. Una storia semplice, ma potente, come quelle che si tramandano senza bisogno di grandi parole:
Ma questo articolo mi piace condividerlo con Letizia che, chi se ne frega del crono, ha avuto il coraggio di buttare via la paura di allungare il suo chilometraggio, di buttare via la paura di non farcela e portarla al termine… e si è pure divertita,così mi ha detto. Brava Leti.

E forse è proprio qui il cuore della Trail del Raviolo. Non nei tempi, non nelle classifiche, ma in quel momento in cui qualcuno decide di provarci lo stesso. Di partire anche con un po’ di paura nello zaino, e di arrivare con qualcosa in più: fiducia, leggerezza, magari anche un sorriso stanco.

Casalfiumanese, con le sue colline e i suoi calanchi, ha fatto da cornice a tutto questo. In alcuni punti il paesaggio si apriva all’improvviso, quasi a ricordarti perché sei lì: per guardare lontano, anche solo per un attimo, prima di rimettere gli occhi sul sentiero. E poi c’è il nome, “Trail del Raviolo”, che profuma di casa e di tradizione. Di quelle domeniche lente, dove il cibo è una festa e la fatica trova il suo premio. Non è solo una gara: è un piccolo rito di comunità, un modo per salutare la primavera e ritrovarsi.

Alla fine, più che i numeri, restano le storie. Quella di chi ha corso forte, quella di chi ha stretto i denti, e quella di chi,come Letizia,ha avuto il coraggio di partire senza sapere esattamente come sarebbe andata a finire. Proprio come dicevano i nonni, con semplicità: la fatica passa… ma quello che hai vissuto resta.



Nessun commento:

Posta un commento